Il segreto della limonaia
Marco era stanco di sentirsi ripetere le solite frasi: "Va' più piano", "Non correre che cadi", "Ma come fai a non stare mai fermo?". Si diceva queste cose nei suoi quasi dieci anni, specialmente quando, finita la scuola, lo portavano a casa del nonno.
Nonno Albino abitava in una piccola casa immersa tra alberi di limoni. Tanti alberi di limoni, che erano la sua passione da sempre. Quei grandi frutti profumati entravano in casa insieme a lui perché, quando era stagione, il nonno sapeva proprio di terra e di limoni.
Appena la mamma e il papà tornavano in città al lavoro, per Marco iniziava un tempo magico, dove ogni giorno scopriva segreti nuovi. L’ultimo segreto, che nessuno — ma proprio nessuno — doveva sapere, era l’incontro dietro al muretto di grandi pietre che delimitava il giardino. Lì aveva trovato un piccolo, dolce e tenero animaletto. Magari un po’ spinoso, ma lo aveva conquistato. Quel musino e quei due occhi neri e furbi che lo guardavano lo avevano letteralmente incantato. Ci aveva messo un po’ ad avvicinarsi e un altro bel po’ a farsi coraggio per toccarlo. Lo sfiorò solamente e successe l’incredibile, il segreto dei segreti: il piccolo essere divenne una palla pungente!
"Oh, mamma mia, che meraviglia!". Si fece coraggio per osservarlo meglio. I piccoli aculei erano dritti e sembravano gli aghi nel puntaspilli della nonna. Ebbe un attimo di timore: si ricordò all’improvviso di quella volta che la nonna lavorava con la sua macchina per maglieria e lui, infischiandosene del divieto, aveva iniziato a toccare gli aghi della frontura. Il sangue era zampillato dal suo dito. Ecco, aveva la stessa paura: temeva che, toccando il piccolo animale, si sarebbe punto e il sangue sarebbe uscito di nuovo dalla sua mano.
"Sono cresciuto, però, da allora. Ora sono più forte e coraggioso", pensò. La curiosità era maggiore della paura e, con estrema delicatezza, lo prese fra le mani messe a conca per non fargli male. Che meraviglia! Non pungeva tanto, era quasi morbido.
Il muro, intanto, si stava infuocando: il sole torrido era arrivato. Marco sentiva che gli bruciava la pelle e un pensiero gli attraversò la mente: povero piccolo, come avrebbe fatto, vivendo vicino al muro, a non scottarsi? E l’acqua per bere, dove la prendeva?
In un attimo si trasformò in "Super Marco" e scomparve ogni paura. Appoggiò il piccolo amico all’ombra, corse velocissimo a prendere un vecchio sottovaso della nonna, rimasto sotto una pianta oramai secca, lavò la ciotola con il tubo con cui il nonno innaffiava l’orto e la riempì di acqua fresca. Poi pensò che il sole, nonostante l’acqua, avrebbe scottato comunque. Si ricordò che il nonno aveva un grosso ombrello nel magazzino degli attrezzi per le piogge improvvise e corse a prenderlo velocissimo, come una saetta sotto il sole.
Il piccolo amico non si era mosso, solo un po’ stordito dal calore. Si guardò intorno cercando di capire dove fosse la sua tana e alla fine vide una rientranza nel muro con della terra scavata. Pensò che il posto fosse ideale. Prese qualche foglia di limone dall’albero e creò una specie di letto; poi ci mise accanto il sottovaso con l’acqua fresca e vi adagiò sopra il piccolo amico. Per ripararlo ancora meglio, aprì il grosso ombrello del nonno e, in un lampo di genio, lo infilò direttamente nel terreno come un vero ombrellone.
Nonno Albino, con la sua solita pipa in bocca, aveva assistito a tutta la scena e sorrise. Pensò che suo nipote sarebbe diventato un uomo giusto e leale, perché si era preso cura del piccolo riccio che da mesi abitava nella limonaia. In realtà il riccio non aveva bisogno di cure, ma Marco non lo poteva sapere. In cambio, il nonno era felice per il buon cuore del nipote, e il nipote lo era per il suo incredibile, fantastico segreto!
Datemi 4 parole e vi racconto un'altra storia!
"Storie create dalla mente dell'autore, le immagini generate per il testo con IA"


Commenti
Posta un commento