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Sandrino e il gallo cedrone

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  La grande panchina di pietra era appoggiata da tempo immemore al muro della casa, tanto che tutti dicevano che fosse lei a reggere la casa. Nonna Albezia ne era fiera: l’aveva scolpita suo nonno Almerico, e quei due galli cedroni di lato che facevano da reggiseduta le piacevano tanto. Ogni volta che si sedeva lassù, le sembrava di ritrovarsi sulle ginocchia del nonno. Lui aveva combattuto nella prima guerra mondiale, nel nord del Paese, e raccontava sempre che i galli cedroni lo avevano aiutato a sopportare la morte e la distruzione. Riempivano le sue giornate anche solo guardandoli da lontano, da dentro la trincea. L’avevano chiamato alle armi che era poco più di un adolescente: a diciassette anni gli misero una divisa, un fucile in mano e lo mandarono a difendere la Patria. Era uno dei tanti ragazzi del '99 che, come recitava la filastrocca dell'epoca, "Il general Cadorna ha messo su le vacche perché quelli del ‘99 prendono ancora il latte" . In guerra ci rimise u...

ORFEO e l'amico spaventapasseri

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Nonna Albertina di «ina» non aveva proprio niente, tranne la diminuzione nel nome! Con i suoi fieri chili, le sue «zampotte» – come chiamava affettuosamente le proprie gambe – e due braccia capaci di sollevare le cose pesanti come fossero fuscelli per lanciarle lontano, era il vero mito della famiglia. Lei si adorava così com'era. Usava la sua forza come un leone usa la zampa, certa di quello che poteva fare e di come farlo; e se qualcuno osava parlarle di diete, rispondeva fiera di essere una donna generosa, che non voleva certo far morire di fame gli insetti che un giorno avrebbero provveduto a renderla solo ossa. Quella mattina, con pantaloni, stivali e una giacchina di lana appoggiata sulle spalle a coprire il collo – che «hai visto mai un colpo d’aria potesse risvegliare la cervicale» e mettere fine alla sua voglia di ciliegie – era intenzionata a mettere seriamente all’opera la sua forza. Si era svegliata con un pensiero preciso in testa. Fece rapide le faccende, si occupò de...