Lucio e il potere dell'inchiostro
Mentre Lucio sgranocchiava un biscotto che la nonna gli aveva portato — uno di quelli che a lui piacevano tanto, grande, morbido, pieno di gocce di cioccolato e con la glassa al pistacchio sopra — ripensò a quando la nonna lo aveva impastato e infornato. Lei gli aveva promesso che, prima o poi, avrebbero cucinato insieme, non appena fosse tornata a muovere bene la mano.
"Nonna, ma che ti sei fatta alla mano?", chiese Lucio quasi timoroso, fissando la grossa benda che le copriva tutto il palmo lasciando libere solo le punte delle dita. Il bambino temeva di sentirsi dire che magari la colpa fosse sua, per via di qualche grosso guaio combinato nei giorni precedenti.
La mamma lo chiamava sempre "Lucio combina-guai", perché era così distratto che spesso le cose capitavano senza che lui lo volesse veramente. "Come farà un bambino a distrarsi così spesso?", si chiedevano tutti in famiglia. Il nonno aveva persino proposto di videosorvegliarlo per capire a cosa pensasse, finché qualcuno non gli aveva ricordato, data l'età avanzata, che si può controllare quello che una persona fa, ma non quello che pensa.
"E se lo chiediamo all’Intelligenza Artificiale?", propose il fratello più grande. "Puoi chiederle tutto e ha una risposta per ogni cosa!".
"Ma no", tagliò corto la mamma, "può rispondere a quesiti reali, mica a quello che tuo fratello ha in testa. Quello è il posto più blindato del mondo, più delle casseforti. Nessuno può sapere cosa pensi: possono farti cambiare idea, ma non leggerla".
"Ma no", tagliò corto la mamma, "può rispondere a quesiti reali, mica a quello che tuo fratello ha in testa. Quello è il posto più blindato del mondo, più delle casseforti. Nessuno può sapere cosa pensi: possono farti cambiare idea, ma non leggerla".
Lucio si sentiva osservato. "Chissà che avranno da borbottare tra loro quelli di casa mia", si chiese. Proprio in quel momento inciampò nel gatto, sdraiato in mezzo al corridoio per via del grande caldo, mentre il campanello della porta richiamava l’attenzione della mamma.
Era la signora Olga in visita. Oddio, non proprio in visita ufficiale: veniva una o due volte al giorno per chiedere in prestito qualcosa, come lo zucchero, il sale o una cipolla. Usciva sempre dopo un caffè e due chiacchiere, salutando con la sua solita frase: "Anche la regina ha bisogno della vicina!", lasciando intendere che prima o poi avrebbe ricambiato. Quel giorno, però, venne coinvolta nella riunione lampo improvvisata dalla famiglia.
Messa al corrente delle sbadataggini di Lucio, la signora Olga propose un’idea altamente rivoluzionaria, condivisa immediatamente da tutti: "Facciamogli scrivere quello che pensa e perché lo pensa! Così scopriremo perché è sempre così sbadato".
Il nonno, diventato altamente tecnologico da quando aveva comprato lo smartphone, propose di fare una chat di gruppo per l'evento. "Ma nonno, ce l'abbiamo già!", gli fecero notare i nipoti, spiegando che la usavano tutti i giorni per comunicare. Al nonno rimase il dubbio di essere stato escluso perché non trovava la chat nei contatti, ma il vero problema in quel momento era un altro: trovare una penna che non avesse l’inchiostro finito. A forza di usare i cellulari per scriversi, in casa nessuno comprava più le penne.
Lucio era sempre più preoccupato. "Ma che avranno da dirsi?", pensava. Appena si avvicinava a loro, tutti si mettevano a parlare del tempo, mentre lui faceva cadere la grossa sedia della cucina senza capire chi l'avesse spostata.
Partì la caccia alla penna, con tanto di interrogatorio su chi l’avesse usata l’ultima volta. La signora Olga ebbe un lampo di genio. Si ricordò che qualche anno prima, quando era andata in pensione, i colleghi le avevano regalato un set di penne di ogni tipo: stilografiche, penne snob per intellettuali, una boccetta di inchiostro con una vecchia piuma d'oca con il pennino e persino la classica Bic. Quella penna, inventata dal signor Biro e resa perfetta dal signor Bic, era comoda da impugnare e soprattutto trasparente, così la signora Olga poteva controllare se ci fosse ancora inchiostro. Facendo un piccolo sforzo di memoria, si ricordò di aver messo tutto in soffitta, insieme a tanti altri piccoli ricordi della sua vita da lavoratrice.
"Vado e torno!", esclamò la signora Olga, "faccio in un lampo!". E mentre correva verso la porta gridando che anche la regina ha bisogno della vicina, Lucio inciampò sul bastone del nonno appoggiato lì accanto.
La signora Olga batté tutti i record: salto della staccionata, corsa per le scale e scivolone in discesa direttamente sul corrimano.
Carta e penna erano finalmente pronte. Lucio non capiva bene cosa stesse succedendo, ma si sedette. Sul foglio bianco scrisse con sicurezza, in modo un po' distorto, un po' su e un po' giù, ma chiaro e leggibilissimo: "Me lo comprate un paio di occhiali che non ci vedo bene?"
Tutti erano rimasti in attesa attorno al tavolo, pronti come gli esperti davanti alla Stele di Rosetta che nessuno riusciva a decifrare. Invece il foglio parlava chiaro: altro che Lucio combina-guai, al bambino serviva semplicemente un paio di occhiali! Tutti tirarono un enorme sospiro di sollievo.
Qualche volta, invece di immaginare cose strane, conviene osservare meglio il comportamento degli altri!
Datemi 4 parole e vi racconto un'altra storia!


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