Alessio e la leggenda della vecchia torre
«Alessio, se fai presto e ti vesti, andiamo alla vecchia torre a portare uno zocchetto di legno speciale al vecchio Armando!»
Alessio pensò che era davvero strano doversi vestire in fretta solo per andare a portare un pezzetto di legno. Ma i padri, si sa, alle volte sono bizzarri. C’era però una cosa che lo entusiasmava: adorava la vecchia torre antica che avrebbe visto lungo la strada per arrivare a casa dell'amico di suo papà, tirava sempre un bel vento vicino alla torre e portò con se la sua girandola.
Il signor Armando lo chiamavano tutti Nandino. Eh sì, da quelle parti tutti i nomi dei bambini si trasformavano in diminutivi o in graziosi soprannomi, come per fare una carezza a voce. Il problema era che poi quel nomignolo ti restava appiccicato per tutta la vita, e nessuno si ricordava più il tuo nome originale!
Nandino era anziano, con le mani rugose e sempre in movimento. Gli si era rotto un pezzo della stanga del vecchio carretto che usava per andare nei campi e aveva assoluto bisogno di un pezzo di legno duro, capace di sostenere il peso. Il papà di Alessio era stato felice di cercargliene uno adatto.
Alessio, a dire il vero, lo era un po' di meno. Stava giocando a un videogioco e non voleva assolutamente perdere il livello. Alla fine, però, non potendo rimanere da solo a casa, rischiò il tutto per tutto: mise in pausa la console, si vestì, si profumò e si avviò lungo la "strada vecchia".
«Che strano», pensò Alessio, «se c’è una strada vecchia, chissà se in giro ci saranno anche delle strade giovani!»
Ma non era quello il momento di pensarci. La strada era vecchia davvero: sconnessa, con l'erba che cresceva proprio nel mezzo, qualche muro diroccato di antiche case scomparse, alberi di olivo e qualche nespolo. Poi, all'improvviso, la via si allargava e si divideva in due. Loro andarono a sinistra e, eccola là, già si vedeva la vecchia torre. Dicevano che fosse vecchia anche quando il nonno di Nandino era bambino. Ma stava dritta, fiera, sembrava esistere da sempre. Nessuno l'aveva mai aggiustata; il Comune l'aveva solo recintata con un alto cancello per evitare che qualcuno entrasse e che qualche pietra potesse cadergli in testa.
Il signor Armando detto da tutti Nandino, fu felicissimo di ricevere quel pezzo di legno. Lui con il legno e lo scalpello ci faceva dei lavoretti seri, ma per il carretto gli serviva un materiale davvero duro. Quando lo prese tra le mani, sembrò ricevere un tesoro: continuò a rimirarlo come se quel ciocco fosse la salvezza della sua vita.
Subito tirò fuori delle bibite fresche e dolcetti vari. Poi, guardò il bambino e chiese: «Ma tuo padre ti ha mai raccontato la leggenda che si tramanda da anni e anni su quella torre?»
Il padre sorrise, scuotendo la testa: «E quando mai ascoltano le storie? I bambini di oggi sono così presi tra videogiochi e cellulari che le storie, per disperazione, se ne sono tornate dritte nella preistoria!»
Nandino sorrise a sua volta, tornando per un attimo nel suo cuore di bambino. A lui quella storia piaceva tantissimo, gliel'aveva raccontata suo nonno anche se, a dire il vero, faceva un briciolo di paura. «Posso raccontarla al tuo bambino? Non è che poi si spaventa?»
Il padre scoppiò a ridere: «Ma va', con tutto quello che sente oggi nei telegiornali, una leggenda per lui è una favola da Nonna Or!»
Alessio si era incuriosito. I biscotti erano squisiti, la bibita rinfrescante, e così si mise comodo. Succede sempre così quando qualcuno sta per raccontarti una storia, anche se lui non ne aveva mai ascoltata una dal vivo.
Il signor Armando detto da tutti Nandino iniziò a raccontare, e non gli sembrava vero di avere finalmente un pubblico tutto per sé.
«Devi sapere, Alessio, che quando mio nonno era bambino, suo nonno gli raccontava che la torre era già abbandonata da un pezzo. Non solo: tutti evitavano persino di passarci vicino. L'erba era diventata così alta che nemmeno gli operai del Comune tutt'ora vengono più a dare una tagliata ai rami secchi. Avevano risolto il problema alla radice: un bel recinto, un alto cancello e via. Chissà, forse si erano persi persino la chiave, e la torre era passata nel dimenticatoio della storia.
Ma quando la torre era giovane e forte, era un punto di difesa fondamentale contro gli attacchi dei nemici. Alta, squadrata, fatta di grandi blocchi di pietra grigia e... completamente senza porte d'entrata!»
«Come senza porta? E da dove si entrava allora? A che serviva?» chiese Alessio, improvvisamente attentissimo. Trovava quella faccenda molto più intrigante del suo videogioco preferito. Una torre senza porte! Che storia fantastica.
«Le torri non avevano una porta sul terreno proprio per difendere i soldati all'interno», spiegò Nandino. «Per entrare usavano delle lunghe scale a pioli di legno. Si arrampicavano fino a una piccola finestra situata al secondo piano. Salivano veloci veloci per evitare le frecce nemiche, ed una volta dentro tiravano su la scala! Con quella stessa scala interna salivano poi ai piani più alti attraverso delle botole di legno, fino a raggiungere la terrazza sul tetto. Da lassù potevano vedere vicinissimo e lontanissimo, e accendevano grandi fuochi per segnalare ai paesi vicini l'arrivo dei nemici.
La storia racconta che una volta i soldati della torre subirono un attacco terribile. Furono però così forti e protetti dalle mura che riuscirono a far fuggire i nemici, i quali, nella fretta, abbandonarono sul posto il loro carro. Quando furono certi che gli assalitori se ne fossero andati per davvero, i soldati scesero a controllare cosa ci fosse in quel carro.
Sotto al sedile, ben nascosto sotto delle calde pelli d'agnello, trovarono un sacchetto legato strettissimo con un laccio di cuoio.
“Apri, che aspetti! Vediamo cosa c’è dentro!” gridavano a turno i soldati.
Per vedere meglio, si illuminarono con la torcia dell'epoca. Non c'erano le pile allora, ma un bastone con uno straccio imbevuto di sostanze appiccicose e forti, come la pece, lo zolfo e la resina di pino. Le accendevano per illuminare la notte, quando l’elettricità non era stata ancora inventata.
Decisero che era più sicuro controllare il bottino al sicuro dentro la torre. Salirono, sciolsero il laccio di cuoio e…
“Oh!” disse il primo.
“Ohibò!” esclamò il secondo.
“Per dindirindina!” disse il terzo.
Pensa, Alessio, che gli altri tre soldati svennero addirittura per l’emozione!
“Ohibò!” esclamò il secondo.
“Per dindirindina!” disse il terzo.
Pensa, Alessio, che gli altri tre soldati svennero addirittura per l’emozione!
Sei soldati forti, rudi e coraggiosi, rimasti a bocca aperta davanti al contenuto di quel sacchetto.
“Mai visto tanto oro!” disse uno.
“Mai vista una simile ricchezza!” disse l'altro.
“Mai vista una simile ricchezza!” disse l'altro.
Cominciarono a contare le monete: erano puri zecchini d’oro, abbastanza per vivere da ricchi per anni e anni. Cominciarono a contarli: “15”, disse uno. “Controlla meglio”, disse un altro, “con queste torce che fanno fumo va tutto in ombra!”. Conta e riconta, le monete erano 15. E loro erano in sei.
Fai tu il conto, Alessio, perché loro ci provarono tutta la notte e tutto il giorno dopo, ma a nessuno usciva mai lo stesso numero!
“Che si fa?” chiese uno.
“Non lo so, ma le monete non le possiamo mica tagliare, altrimenti non varranno più nulla!” rispose il secondo.
“E quindi?” chiese il terzo.
“Nascondiamole! Stiamo per andare in guerra. Chi di noi sopravvivrà, tornerà a riprenderle. Almeno qui non rischiamo che ce le rubino.”
“Non lo so, ma le monete non le possiamo mica tagliare, altrimenti non varranno più nulla!” rispose il secondo.
“E quindi?” chiese il terzo.
“Nascondiamole! Stiamo per andare in guerra. Chi di noi sopravvivrà, tornerà a riprenderle. Almeno qui non rischiamo che ce le rubino.”
Così, usando le spade e i coltelli, staccarono una pietra dal muro interno, scavarono un incavo e vi nascosero il sacchetto. Poi, con colpi decisi, fecero rientrare la pietra nel muro. A quel punto, però, compresero che bisognava lasciare un segno, o non avrebbero mai ricordato quale fosse la pietra giusta. Uno di loro, che era bravo come scalpellino, prese la punta del coltello e iniziò a incidere. Ma cosa?
Proprio in quel momento, videro saettare una piccola lucertola lungo una delle feritoie del muro. Il segno era trovato! Ma siccome avevano una gran paura di morire in guerra e perdere il tesoro, uno di loro gridò forte: “Che la lucertola vi si mangi se qualcuno, al di fuori di noi, proverà a toccare questa pietra!”. Ci risero sopra, lo gridarono tutti insieme per gioco... e poi partirono. E da quella guerra non tornarono mai più.»
Il signor Armando detto da tutti Nandino fece una pausa drammatica. Alessio era immobile.
«E il tesoro?» chiese il bambino a bassa voce.
«Si dice che in punto di morte, molti anni dopo, l'ultimo soldato sopravvissuto rivelò il segreto della pietra con la lucertola. Ma ogni volta che nei secoli qualcuno ha tentato di avvicinarsi alla torre per cercarla... dal recinto usciva fuori una gigantesca lucertola! Enorme, mostruosa, capace di bloccare la strada a chiunque. La gente del paese iniziò ad avere una gran paura. Per anni ci provarono in tanti, ma la lucertola guardiana era sempre là.»
Alessio aveva trattenuto il respiro. Con un filo di voce chiese: «Ma... la lucertola appare ancora oggi?»
Il signor Nandino, per tutta risposta, abbassò la testa e mostrò una grossa ciocca di capelli candidi, nel mezzo di una capigliatura che per il resto era ancora scura: «Come credi che mi sia venuta questa ciocca bianca, se non per la paura che mi sono preso da ragazzo? Perché credi che il Comune, alla fine, abbia messo quel grande cancello?»
Il papà avvertì il brivido di paura nel figlio e intervenne scherzando: «Ma dai, Alessio! Tu che uccidi i mostri giganti nei videogiochi, adesso avrai mica paura di una vecchia leggenda?»
Alessio lo guardò, insolitamente serio, e rispose: «Papà, un videogioco è creato da persone con molta fantasia, ma scompare in un secondo appena premi il tasto di spegnimento sulla console. Ma una leggenda... se sopravvive per secoli e secoli, qualcosa di vero deve averlo per forza. Quindi sì, un po' di paura ce l'ho!»
Quel giorno, davanti a un bicchiere di bibita e a una torre senza porte, Alessio aveva scoperto la differenza tra un gioco che puoi far sparire con il tasto OFF e un racconto tramandato di generazione in generazione.
Mai sottovalutare i pensieri che viaggiano nel tempo: sotto qualsiasi forma arrivino, per qualcuno, nascondono sempre un prezioso fondamento di verità.
"Le storie sono frutto della mente dell'autore, le immagini create per la storia con IA"


Commenti
Posta un commento