Francesca e Annalisa incontrano Pirite
Lo “sgrullone”, come lo chiama la nonna, arrivò improvviso. Francesca e Annalisa, che sul finire dell’estate stavano giocando serenamente sotto il pero, dovettero prendere una decisione immediata. Mentre i goccioloni scendevano a rotta di collo e il cielo sembrava aver aperto le paratie stagne come in una diga, l'albero non offriva più alcun riparo. Dovevano scegliere subito se correre verso casa o verso il fienile del nonno, che aveva una tettoia solida e sicura.
Le due bambine non avevano paura. Erano abituate ai temporali improvvisi con tanto di lampi e tuoni, ma di solito il tempo si “preparava” e avvertiva con boati sempre più vicini. Ora, invece, l’acqua che cadeva dal cielo era tantissima e inzuppava già i piedini nei loro sandaletti estivi. Francesca era la maggiore tra le due sorelle: due anni di differenza che, in quel momento, la rendevano il capo decisionale.
"Prendiamo la tovaglia che ci ha dato la mamma per giocare," disse Francesca mentre la sistemava già sulla testa. "È plastificata, la usiamo come copertura. Tu reggi un lembo e io l’altro, ce la mettiamo sopra la testa e corriamo allo stesso ritmo."
"Prendo anche le biglie," disse Annalisa, "o l’acqua le disperderà nei campi. Lasciamo invece la merenda e soprattutto la bottiglia dell'acqua, quella non ci serve, ne cade già tanta dal cielo!"
Da sorella grande e responsabile, Francesca sottolineò: "L'acqua si prende! Mica possiamo bere quella che cade dal cielo, e la sete è più brutta della fame. Lo dice sempre la nonna quando torna dal lavoro nei campi."
Fecero un bel respiro. Con le biglie in tasca e la bottiglia d'acqua sotto il braccio, si coprirono e si diedero il via.
"Tre, due, uno... corri!" gridò Francesca alla sorella.
Erano buffe: veloci veloci, sembravano uno strano aquilone malconcio caduto a terra. Mentre l’acqua entrava nei sandaletti, Francesca, ormai calata nel ruolo di guida, gridò: "Cerca di passare sull’erba, non sulla terra!"
Arrivarono zuppe zuppe e con i capelli fradici, ma sane e salve. Il vecchio fienile stava su da tempi immemori, come diceva sempre la nonna, e se cercavi bene non ci trovavi solo il fieno per gli animali, ma un sacco di altre cose.
Appena entrate, furono accolte dal profumo del fieno, acre e dolciastro, mentre il vento passava tra i mattoni messi a scacchiera, una disposizione pensata per riparare il fieno ma anche per ventilarlo, impedendo che marcisse; quel fieno, infatti, avrebbe sfamato gli animali durante l’inverno.
"Siamo salve!" disse "capo" Francesca. Oramai agiva e parlava come un vero leader e Annalisa la lasciava fare di buon grado. Un capo toglie sempre le castagne dal fuoco e una sorella minore questo lo sa bene: fa molto comodo. Perciò, Annalisa attendeva semplicemente nuove istruzioni.
"È solo uno sgrullone, dura poco, lo dice sempre la nonna," la rassicurò Francesca. Un provvidenziale maglione del nonno, appeso a un gancio accanto al fieno, servì ad asciugare un po’ i capelli gocciolanti. Poi, le due bambine cominciarono a guardarsi intorno per capire perché la nonna ripetesse sempre che in quel grande fienile non c’era solo il fieno.
Iniziarono così una ricognizione visiva e olfattiva: guardavano e annusavano. Eppure, a parte il profumo del fieno e il vento che entrava dalle pareti di mattoni con i suoi sibili, non c'era nient'altro. Fieno, solo fieno. Deluse, mentre la pioggia batteva forte sul tetto e il vento aumentava, Annalisa cercò di tirare fuori le biglie dalla tasca. Purtroppo ebbe una brutta sorpresa: erano scivolate via tutte durante la corsa. Non era disperata per averle perse, dato che a casa ne aveva molte altre, ma ora non potevano più giocare. Non restava che attendere e sperare che uscisse il sole.
Sedute sul fieno, un po’ annoiate, si godevano quel pomeriggio in cui non succedeva nulla se non il rumore della pioggia e del vento. Una vera noia, finché uno strano suono coprì persino il baccano della tempesta.
“KLANG!” e poi un altro rumore più piccolo, “kling!”.
"Oibò!" esclamò capo Francesca. "Hai sentito, sorella? Da dove proviene questo rumore?"
"Beh, dal secchio vicino al pilone centrale, di sicuro," rispose Annalisa. "Qui intorno è tutto morbido fieno, l’unica cosa che può fare un rumore metallico è quel vecchio secchio."
Noia per noia, decisero di andare a controllare.
"Che cos’è che è caduto nel secchio? Un sasso?" chiese Francesca.
Annalisa controllò decisa: "No, è una nocciola! Come quelle che la nonna rompe per farci la torta, la riconosco."
Francesca convenne con lei e si chiese: "Ma da dove è caduta? L’ha portata il vento?"
"Ma no," rispose Annalisa, "di sicuro viene dritta dall’alto. E cosa c’è in alto?"
Entrambe alzarono gli occhi verso il tetto del fienile, osservando le grandi travi che lo sorreggevano da decenni: solide, robuste e comode per il sonnellino di un animale.
"Francesca, guarda! Un topo!" esclamò Annalisa.
"Sì, è un topo... ma no, che topo!" la corresse Francesca che, da un’altra angolazione, vedeva una bella coda lunga e folta scendere dalla trave. "Ha una coda piena di pelliccia, non è un topo. I topi hanno la coda sottile!""Allora la nonna aveva ragione: il fienile protegge anche altro, oltre al fieno!"
Silenziosamente, come due ninja, le sorelle si diedero un’occhiata e si capirono al volo. Le balle di fieno squadrate diventavano l’appoggio perfetto per una scalata verso l’alto. Volevano solo capire di che animale si trattasse, senza mettersi in pericolo.
"Va osservato bene in ogni particolare," sussurrò Francesca. "Dobbiamo descriverlo a casa, altrimenti, prima di tutto non ci crederanno, e in secondo luogo non sapranno dirci che animale sia."
La pioggia batteva ancora forte, ma ormai era diventata quasi una melodia di sottofondo. "Solo qualche metro," si raccomandò Francesca, "non facciamoci male, o chi la sente la mamma? Oltre al dolore, ci becchiamo anche il rimprovero!"
Sulla grande trave che univa i due piloni centrali, finalmente lo videro.
"Quanto sarà lungo?" chiese Annalisa.
"Non lo so," rispose Francesca. "Io vedo bene la coda: è lunga più o meno come il mio cellulare. Tu che vedi bene il corpo, quanto ti sembra lungo?"
"Beh, è come l’astuccio dei miei pennarelli, più o meno," calcolò Annalisa.
"Perfetto, dopo a casa li misuriamo con il centimetro e così avremo la lunghezza esatta," sentenziò capo Francesca.
L'animaletto era tutto peloso, color grigio argento sulla schiena e sui fianchi. Anche la coda era dello stesso colore, ma bella vaporosa. "Non vedo la pancia," sussurrò Annalisa, "sta dormendo."
"Non preoccuparti," rispose Francesca, "alla nonna basteranno queste informazioni."
All'improvviso, con un guizzo di una velocità inaspettata per chi stava dormendo, la palla d’argento si animò e schizzò via. Non fu però così rapida da impedire a un raggio di sole, penetrato attraverso le feritoie, di far brillare i suoi baffi come se fossero d'oro.
La quiete era tornata. Nella realtà era passata appena mezz’ora, anche se a loro sembrava un giorno intero. A casa nessuno si era preoccupato della loro assenza, sapendo che le bambine si trovavano a un passo da casa e al sicuro nel fienile.
Entrarono in cucina dalla nonna insieme, facendo quasi a spintoni per passare attraverso la porta stretta, e gridarono in coro: "Nonna, avevi ragione! Non c’è solo fieno nel fienile! L’abbiamo visto, non ci crederai mai: è bellissimo, grigio argento! Dormiva, ma quando si è svegliato i suoi baffi brillavano... sembravano d’oro!"
La nonna sorrise: "Avete detto bene, bambine: sembravano d’oro. Per questo l’abbiamo chiamato Pirite, come il minerale che brilla come l’oro, ma oro non è!"
"Ma allora abita nel fienile? Che animale è? Nonna, dai, non tenerci sulle spine! Se lo sai, parla!" disse imperiosa capo Francesca, rientrando subito nel suo ruolo.
La nonna sorrise ancora e passò loro due noci: "Pirite è un ghiro, e ne va pazzo. Domani vi consiglio di portargliele, così vi riconoscerà. Ogni volta che andrete al fienile, troverete un nuovo amico."
A volte, da un imprevisto fastidioso come un grosso acquazzone che ti bagna e ti costringe a lasciare i tuoi giochi, possono nascere le avventure più belle.
Datemi 4 parole e vi racconto un'altra storia !
"La storia e' frutto della mente dell'autore, le immagini create con IA"


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