La grande villa era oramai abbandonata da anni e il giardino appariva trascurato, ma qualcosa in quel luogo era ancora vivo e vitale.

«Albertino, per favore, non bloccarti ogni volta che passiamo qui davanti! Che c’è di così importante da farti fermare come se avessi visto la cosa più straordinaria del mondo?»
La mamma provava a convincerlo a camminare, ma il bambino restava incollato con lo sguardo alla cancellata, ignorando persino il display del cellulare.
«Albertino, vuoi spiegarmi per favore? Altrimenti la prossima volta cambio strada.»
Il piccolo si riscosse da quell’incanto e, con un sospiro, confessò: «Non riesco a capire bene cosa ci sia accanto al pozzo. Ogni volta che c’è il sole, compare una striscia nera più o meno corta. Voglio a tutti i costi capire cosa sia!»
La mamma finalmente capì e sorrise: «Oh, ma quella è una meridiana! Sfrutta la luce del sole per segnare l’ora.»
Albertino, affascinato da quella nuova scoperta, cominciò a tempestarla di domande: «Ma come la cattura? Come fa? Come si legge? Di che materiale è fatta? Dove bisogna metterla per avere sempre l’ora esatta? Dove si comprano?»
Per la mamma erano troppe domande tecniche a cui non sapeva rispondere. Si ricordò, però, del vecchio Alvaro: aveva lavorato il marmo per una vita intera, costruendo ogni genere di oggetti, e sicuramente lui avrebbe saputo soddisfare tutte quelle curiosità.
Albertino si calmò subito alla proposta della madre: «Quando andremo a trovare il nonno, passeremo anche da un suo vecchio conoscente. Ora non lavora più il marmo per la fatica che comporta, ma sono sicura che risponderà meglio del nostro cellulare se poniamo la domanda all’intelligenza artificiale.»
Alvaro, per tutti "Alvaretto" perché era un uomo piccolino, dalle spalle strette e le gambe corte, aveva però due mani d'oro: se gli davi un pezzo di marmo, ti creava qualunque cosa. «Alvaretto ti salva il tetto!» dicevano gli amici, perché trovava sempre una soluzione per i piccoli problemi di casa o per gli oggetti d'arredamento. E la meridiana, anche se ormai in disuso, restava un meraviglioso pezzo d'arredamento da giardino.
Un paio di settimane dopo, la mamma accompagnò Albertino dal marmista con le mani d’oro, nella speranza che calmasse finalmente le infinite domande del figlio.
Albertino si aspettava un signore un po’ noioso e severo che avrebbe semplicemente chiarito i suoi dubbi. Invece, quale signore noioso! Il vecchio artigiano non stava nella pelle, cominciò a gesticolare e a saltellare: «Oh, le meridiane! Quante ne ho fatte! Mica sono come gli orologi che porti a casa e appoggi semplicemente sul mobile. La meridiana deve stare in un posto preciso all'aperto, deve essere allineata perfettamente a tutti e quattro i punti cardinali e illuminata dal sole il più possibile, altrimenti la sua ombra non ti dirà l’ora giusta!»
«Ma cosa segna l’ora?» chiese incuriosito Albertino.
«La segna lo gnomone!» rispose il vecchio marmista.
«Un grosso gnomo segna l’ora? Ma come è possibile?»
«Ma no!» rise Alvaro. «È una parola che viene dal greco antico e significa "indicatore". Siccome suonava bene, non l’hanno mai tradotta ed è rimasto gnomone!»
Finalmente Albertino ebbe una risposta concreta ai suoi quesiti, ma subito gli venne un altro dubbio: «Ma lei non ne ha nemmeno una di quelle fatte da lei? Non ne ha conservata nessuna, nemmeno rotta?»
Aveva una gran curiosità di capire, toccare e vedere, come succede a tutti i bambini di fronte a una cosa nuova.
«Fammi prendere il diario di bordo» disse Alvaro.
«Ma come, il diario di bordo? Quello non si usa solo sulle navi?»
«Certo, anche sulle navi, ma resta sempre un libro in cui segno tutto quello che faccio: per chi lo faccio e che fine fa l’oggetto se si rompe. Se siamo fortunati, dal mio diario di bordo personale forse ne troviamo una!»
Seguirono lunghi minuti di attesa. Alvaro leggeva a voce alta per cercare tra i vecchi appunti: «Vaso di marmo, forma tondeggiante con ramo d’edera per la signora Ersilia; piatto decorativo centrotavola con limoni e nespole per il signor Romeo...» e via di seguito. Niente. Tanti lavori, ma di meridiane nemmeno l’ombra. Anzi, nemmeno lo gnomone era rimasto.
Alvaro era dispiaciuto, ma all'improvviso gli venne un’idea: «Ma questo è il diario delle cose vendute! Vuoi vedere che nel diario delle cose rotte o invendute la troviamo?»
A quelle parole, la speranza si riaccese subito negli occhi di Albertino.
Questa volta il quaderno era piccolo, composto da poche pagine. Il signor Alvaro fece presto a lanciare un urlo di gioia: «Ce l’ho! Ce l’ho in soffitta! Scaffale di destra numero sei, partendo dalla finestra d’angolo.»
Albertino sorrise ed entusiasta chiese: «E dov'è la soffitta?»
«Ma qui, mio caro! All'ultimo piano, ci arriviamo dalla scala esterna. Ci vuole poco, solo che non ricordo dove tengo la chiave... sono anni che non ci vado.»
Oddio! pensò Albertino preoccupato. E ora come la troviamo?
Si ricordò che a casa del nonno le chiavi in giro per i cassetti sembravano tutte uguali; ogni volta che ne trovava una e chiedeva cosa aprisse, il nonno rispondeva sempre allo stesso modo: «E chi se lo ricorda!». Se anche il signor Alvaro aveva lo stesso problema, erano davvero nei guai.
Per fortuna non ci volle molto a trovarla: bastò frugare in un paio di cassetti ed eccola pronta. «E ti credo che si è trovata subito!» commentò Albertino ad alta voce. Era una grossa chiave d'ottone lucido, quella che avrebbe finalmente aperto la porta per sfamare tutta la sua curiosità.
Arrivati in soffitta e individuato l'oggetto, il bambino chiese quasi timoroso: «Posso toccarla?»
La guardava come se fosse una preziosa mummia egiziana, non osando quasi sfiorarla. «È in marmo di Carrara» ci tenne a precisare Alvaro con orgoglio, «rigorosamente bianco, per far risaltare al meglio l’ombra dell’ora. Ma perché non è stata comprata da nessuno, con quel bel sole scolpito in mezzo e tutti quei segni sulla parte bassa?» chiese Albertino.
«Erano passate di moda!» spiegò Alvaro. «E poi le persone dovevano cercare un muratore esperto che sapesse posizionarle bene, era troppo lavoro... Inoltre, quei segni strani che vedi sono le ore scritte in numeri romani.»
«Scusi» disse Albertino quasi giustificandosi, «non li ho ancora studiati a scuola, ma sono davvero bellissimi!»
Alvaro continuava a rovistare nello scaffale numero sei e alla fine lo trovò: lo gnomone! Lo aveva tolto per sicurezza, ma ora doveva tornare al suo posto. Guardò il bambino e gli chiese: «Ti va di infilare tu l’asta di ferro nel foro, proprio al centro del sole?»
Nemmeno Re Artù era stato tanto emozionato quando sfilò la spada dalla roccia! Albertino, al contrario del mitico re, infilò lo gnomone nel foro al centro del sole; lo fece con precisione assoluta e il suo cuore si riempì di una gioia immensa.
Il signor Alvaro prese una bella carta spessa color ocra e un nastro blu, confezionò con cura un pacchetto e diede la meridiana ad Albertino, il quale, del tutto frastornato, non capiva il senso di quel dono così grande.
Guardò la mamma per chiederle se potesse accettarlo: sapeva bene che non si prendono regali dagli sconosciuti senza il permesso dei genitori. La mamma acconsentì con un cenno e lui si sentì felice, anzi strafelice, molto più del giorno di Natale dopo aver aperto tutti i pacchi!
«Non doveva, signor Alvaro, privarsi del frutto di tanto lavoro e di un oggetto così bello» disse la mamma, quasi in imbarazzo.
Mentre il bambino continuava a ripetere «Grazie, grazie, grazie!» come un disco rotto, il signor Alvaro sorrise e disse semplicemente: «Non me ne sto privando, signora. Sto solo dando vita alla mia opera. Ogni artigiano ama le sue creazioni, che siano venute bene o meno, tutte con lo stesso identico amore. L'unica cosa che desidera è che prendano vita nelle mani di chi le sa apprezzare davvero. E questa meridiana, insieme al suo gnomone, avrà una lunga e bellissima vita con Albertino e questo dà un senso al mio lavoro.»
Datemi 4 parole e vi racconto un'altra storia!

"La storia creata dalla mente dell'autore, le immagini con l'aiuto dell'intelligenza artificiale"

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