Lauretta e il mistero di Gedeone

bambina in bicicletta con le parole sveglia, bicicletta, soffione, lucciola scritte accanto

 Lauretta non credeva ai suoi orecchi quando a casa della nonna suonò la sveglia: non era mai successo da quando era in vacanza.

«Nonna, ma la sveglia no, dai! Sono in vacanza, non vado a scuola!»
La nonna sorrise: «Ma oggi è un giorno importante. Il nonno ha una cosa che ha preparato per te, ci ha lavorato tanto e non può aspettare».
L’aveva tanto sognata una bicicletta tutta sua, e ora eccola lì davanti a lei. «Nonno, nonna, grazie, grazie davvero! È bellissima! E che colore splendido, celeste chiaro, tutta cromata... e pure i pennacchi colorati al manubrio! E poi, che meraviglia, il sellino giallo ci sta benissimo!»
«Non ringraziare me», disse la nonna, «la bicicletta era di tua zia quando era piccola. Ma tuo nonno è stato bravissimo: prima l’ha pulita con una carta apposita che graffia e si chiama carta vetrata, perché una volta mettevano la colla sopra alla carta e poi ci si mettevano i pezzetti di vetro; oggi si usano sostanze diverse e più dure, ma il nome le è rimasto. Poi l’ha pulita bene bene, ha passato un liquido per togliere tutto lo sporco, ha staccato tutti i pezzi...»
Lauretta sbuffò: «Nonna, mica mi devi dire tutto il procedimento! Ho capito che il nonno è stato bravissimo, posso usarla ora?»
La nonna restò un pochino delusa, ci aveva lavorato il nonno per settimane per riportarla agli antichi splendori, ma sospirò e disse: «Puoi usarla, ma non devi mai arrivare alla strada provinciale. Resta solo sullo stradello che passa fra i campi, dove non rischi che una macchina ti investa o che tu possa provocare un incidente con qualche mossa spericolata».
«Uffa, che barba», pensò Lauretta mentre si aggiustava la visiera del cappello e se lo calcava bene sui corti capelli neri. «Io so guidare una bicicletta! Che gusto c’è, dico io, a guidare su una piccolissima strada fra i campi? Non posso andare veloce come su una strada, io voglio filare come il vento, perché a me piace correre a piedi, figurati se ho una bicicletta bella come questa cosa posso fare!»
«Nonno, nonno, non arrivo ai pedali! Hai messo il sellino troppo in alto!»
Il nonno sorrise: «È per ricordarti che sei piccola, così vai più piano!»
Mentalmente Lauretta aveva sognato tante volte questo momento e ora si sentiva pronta all’avventura. Mise il piede sul pedale, uno a terra per tenersi bene in equilibrio, e già assaporava il momento in cui si sarebbe data il via. Peccato che non potesse succedere niente di avventuroso su una stradina di campagna, anzi "stradello", come lo chiamava la nonna, fra campi di grano e erba alta.
«Sta' attenta che con questo caldo rischi di incontrare Gedeone!», urlò la nonna forte, mentre lei era già partita a razzo. Era abbastanza vicina da sentire, ma le sfuggì il resto della frase.
«Gedeone... che razza di nome», pensò Lauretta. «Cosa sarà mai? Un vicino anziano, un cane, un gatto o un vecchio gallo?» E intanto girava a destra del vecchio pozzo per imboccare lo stradello, che diventava sempre più stretto e sconnesso. C'era una buca dietro l’altra che lei non poteva evitare e patapummete e ratapumpete faceva il suo sederino sul sellino nuovo nuovo. Rallentò, perché faceva proprio male.
Rallentare e vedere fu un tutt’uno. Un guizzo di qualcosa di verdastro e marroncino registrarono i suoi occhi: era grosso, non finiva mai. Capì subito chi era Gedeone: un serpentone! Rigirò la bicicletta più velocemente dei meccanici che cambiano una gomma ai pit stop di Formula 1 e, trafelata, corse dalla nonna.
«Gedeone è un serpentone, vero nonna?»
La nonna sollevò le spalle: «Certo che sì, ma te l’avevo detto! Solo che tu sei partita come un razzo e non hai sentito tutta la frase. Tranquilla, vive da tanti anni lungo il fossato fra le querce; quando fa molto caldo esce per una passeggiata, ma non ti morde se non lo spaventi».
«Io spaventarlo? Ma che dici, nonna! È lui che ha spaventato a morte me!»
Lauretta non sopportava che un serpente mettesse fine alla sua voglia di correre in bici e pensò al "piano B". Lo diceva sempre il papà che nella vita serve sempre un piano B, perché l’imprevisto è dietro l’angolo e, se sei pronto a cambiare idea, va tutto a posto!
Nervosamente strappava qualche soffione dal prato e ci soffiava sopra, effetto bolla di sapone, tanto per calmarsi. Non sopportava l’idea di incontrare di nuovo quel Gedeone, proprio no, ma mica poteva rinchiudersi in casa e rinunciare alla bici nuova per un grosso serpente che la spaventava. Continuava a raccogliere soffioni, a mandare in aria i piccoli fiori oramai secchi, e intanto preparò il piano B.
«Nonna, i serpenti vanno a spasso di sera, al tramonto o al buio?»
«No», rispose la nonna, «Gedeone non l’ha mai visto nessuno di notte, quindi penso che dorma».
Lauretta si rincuorò e migliorò il piano B: «Io posso uscire al tramonto e restare fuori finché non diventa buio?»
La nonna ci pensò un po’ su e disse: «Perché no, ma solo se resti sullo stradello e non ti allontani troppo!»
Piano B elaborato e anche rifinito bene! Lauretta non vedeva l’ora che il sole iniziasse a scendere all’orizzonte. Per ingannare il tempo, iniziò a correre dietro alle papere che giocavano nel cortile, scatenando le ire della nonna: «Lauretta, vai a disegnare sotto la pianta di fico o vai sull'altalena! Ma le paperelle che ti hanno fatto? Sentono caldo come lo senti tu, e poi mi si ammalano per lo sforzo!»
«Ops», pensò Lauretta, «non ci avevo pensato! Ma se i grandi le cose non te le spiegano con calma e chiaramente, come fai a saperlo?» E andò sull’altalena che il nonno aveva legato al ramo di un vecchio albero.
«Sole, scendi per favore! Si fa subito sera, e oggi che devo uscire con la mia bici sembri alto e immobile nel cielo... su dai, vai a dormire per favore». Il tempo, si sa, corre veloce se stai facendo qualcosa che ti piace o non passa mai quando ti annoi. Alla fine Lauretta fu accontentata: dolcemente la luce diventava soffusa, le nuvole accoglievano gli ultimi raggi prendendo colori grigio-rosa e il piano B prese vita.
Decisa a mettere in atto la variante del piano iniziale, Lauretta tirò fuori le sue energie e partì a razzo come suo solito. Via, dietro al vecchio pozzo! Evitò le buche passando con le ruote sull’erba alta. Il progetto era arrivare alla grande strada per vedere se la nonna aveva mentito sul passaggio continuo di macchine. Via sempre più veloce, che se avesse incontrato il serpentone sicuramente si sarebbe messo paura pure lui; meglio prevenire che curare!
Frenò di colpo accanto al fosso con le due grandi querce, quelle che la nonna diceva che erano già grandi quando lei era bambina. E la vide, la grande strada. O meglio, vide i grandi fari dei camion e delle macchine che sfrecciavano veloci sulla diretta. Facevano paura, c'era un sacco di suoni: «Wroommm, pam pam, ronn ronn», e perfino un camion che scoppiettava, «ptioplin ptiplin».
«Nonna non mi ha mentito, è davvero pericolosissimo! Meglio tornare indietro per lo stradello da sola». Solo allora si ricordò le parole della nonna a proposito del serpentone: “Vive da tanti anni lungo il fossato fra le querce...” «Oh, mamma mia! Meglio scappare, che se si sveglia sono guai!»
Dopo qualche metro si rese conto che la sera era diventata buio pesto ed ebbe paura. Accese il faro della bicicletta e mentalmente ringraziò il nonno. Dopo qualche metro, però, il faro iniziò a fare i capricci. Scese a controllare: era difficile seguire lo stradello al buio. Girò lo sguardo verso la casa della nonna e... «Ohhh!»
Rimase immobile, con il faro spento, davanti al più incredibile degli spettacoli: migliaia di luci danzavano davanti a lei sopra l’erba. Lampeggiavano, si rincorrevano come lucciole luminose. Dimenticò il serpentone, la paura e tutto il resto, e rimase appoggiata alla bicicletta godendosi lo spettacolo.
«Lauretta, dove sei finita? Laurettaaaa!» La nonna stava in pensiero. Vide due grossi fari puntati verso di lei: il nonno era passato ai fatti, aveva acceso il trattore e illuminava il prato per trovarla.
«Sono qui, nonna, sto arrivando! Sapessi che cose meravigliose ho visto! Che hai preparato per cena? Ho una fame!», gridava lei mentre tornava a casa per rassicurare i nonni.
A cena i nonni ascoltarono le sue avventure. Lei non finiva più di mangiare e di raccontare le sue imprese del giorno, e i nonni, felici, pensarono che Lauretta, che andava sempre di fretta, aveva finalmente imparato a guardare quello che la circondava. Perché ogni posto crea nuove avventure, se sai cercare e la fantasia liberare.
Datemi quattro parole vi racconterò un'altra storia

Bambina su bicicletta celeste pennacchi rosa fra lucciole stradina di campagna e soffioni con testa di simpatico serpente fra l'erba

" Le storie nascono dalla mia mente, le immagini create con IA"


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