Marco e Antonio fanno splash e..
« Sia chiaro, uscite pure ma con gli stivaletti di gomma che vi conosco e so che poi il lavoro di lavare tutto tocca a me, scarpe comprese. »
Mamma Luisa conosce bene i suoi “polli”, come li chiama lei. Sa benissimo che, finita la pioggia, correranno come pazzi scatenati. Marco, poi, è un patito del salto con rincorsa nelle pozzanghere; Antonio è più calmo, si mette dritto come un soldatino e poi, con un guizzo, salta a piedi pari. Lo splash, con relativi schizzi fangosi, va dai due metri in poi, a seconda di quanto è profonda la pozzanghera.
« Potrei definirli due artisti del salto nella pozzanghera » pensò la madre, « peccato che poi il bucato tocchi a me. » Era stata bambina anche lei, nata e cresciuta in campagna; aveva fatto di ben peggio, ma i suoi figli non dovevano saperlo. Nascere in campagna ha dei pro e dei contro, come ogni altro posto, ma dopo una notte e un giorno di pioggia Marco e Antonio sapevano che le pozzanghere sulla stradina tutta buche che portava alla casa della nonna erano tutti pro, tutto a loro favore.
« Corri, fratello, che chi arriva prima prende la pozzanghera più grossa! Chi fa lo schizzo più alto vince e si mangia la fetta più grossa del ciambellone di mamma a merenda! »
Due cavalli al galoppo, praticamente: svummm, svmmmm, svmmmmmm! Ognuno era certo della sua tecnica. Marco, sempre in corsa, arrivò primo: splashhhhhhhhhhh! Schizzi ovunque, alti, pieni di fango: viso, mani ed erba intorno, tutto color fango. Antonio continuò la corsa per la pozzanghera seguente; il gioco, per essere bello, richiede una pozzanghera a testa.
« Ho perso la più grande » pensò Antonio, « ma io sono un fenomeno a fare gli schizzi in alto. » Frenata, stop, salto: e tutto mentre corri, ci vuole davvero una grande prontezza di riflessi. Splash!
« Ahi, ahi, mamma che male! » urlò Antonio, tanto da far accorrere il fratello velocemente.
« Ti sei fatto male? La caviglia? » chiedeva disperato Marco, ricordando che era il fratello maggiore e la mamma, alla fine, dava sempre la colpa a lui.
« No, » rispose Antonio, « sotto il piede ci deve essere un sasso, l’ho preso in pieno. »
Il gioco si fermò. Da buon fratello grande, Marco controllò che Antonio potesse camminare bene; era solo indolenzito. Prese un bastone secco vicino al prato e cominciò a cercare di capire cosa ci fosse nella pozzanghera da fargli tanto male. Il bastone non bastava: cercarono un barattolo o una bottiglia vuota per svuotare la pozzanghera. Non ci volle molto, erano pozzanghere di campagna che si riempivano di pioggia, ma in origine erano solo buche piccole nel terreno formatesi per il passaggio dei carretti dei contadini o delle biciclette, quindi fecero presto.
Non capivano cosa fossero, pur girandoli fra le mani. Erano quattro strani sassi grossi come un mandarino o forse meno: scuri, duri, un po’ bitorzoluti e un paio pure spaccati da un lato.
« Ma cosa sono? » si chiesero i primi fratelli. « Non sembrano sassi. »
Tornarono a casa trafelati, tanto che la mamma non capiva cosa avessero da raccontare di così eccitante. A parte una lavatrice sicura di vestiti da fare, e subito, prima che il fango diventasse secco e andasse spazzolato per bene prima di metterceli. Uguale tanto lavoro per lei, ma ora era curiosa di sapere.
« Mamma, abbiamo fatto splash nella pozzanghera, » disse Marco, sorvolando sul fatto che Antonio si fosse fatto male al piede. Siccome stava bene, era meglio non raccontare proprio tutto alla mamma, chissà come si arrabbiava! « E abbiamo trovato questi strani sassi. Mamma, sono sassi o no? »
La mamma sorrise. « Se vi rispondo come rispose vostra nonna a me quando ero bambina, vi direi che sono pezzi di un meteorite che nei tempi passati si era schiantato sui nostri monti, creando un enorme cratere circolare profondo venti metri. Se ci cadeva un vitellino o una mucca era un grosso guaio, e ora l'hanno recintato per sicurezza. »
« Ma insomma, mamma, non farla lunga! Non è quindi un pezzo di meteorite? »
« No, » disse la mamma, « le nostre zone sono piene di un minerale che ha questa forma, si chiama limonite. Qui da noi, quando la nostra terra era ancora un mare, si sono formati in migliaia di anni degli agglomerati di minerali ferrosi e non solo, dando vita a questo minerale. »
Marco aveva ascoltato serio. Ci aveva sperato che fosse un pezzo di meteorite venuto dallo spazio, ma ebbe pronta un’idea: « Antonio, prendi la grossa calamita che ti ha regalato lo zio! Proviamo a vedere se lo attira. Ho letto che i pezzi di meteorite sono sempre ferrosi e attraggono la calamita. »
La mamma guardò tutti i preparativi: erano gli stessi che aveva fatto lei quando, per caso, da bambina aveva scoperto il suo primo sasso.
« I bambini devono scoprirlo da soli, si impara da quello che si fa e si prova da soli, nel bene e nel male » pensava la mamma.
Il momento era quello critico: se si attacca è un pezzo di meteorite, se non si attacca, o si attacca poco, è quella cosa che ha detto la mamma, insomma un sasso antico.La delusione era fortissima: niente sasso dello spazio.
« Ma dal fondo del mare, » disse la mamma, « non è altrettanto affascinante? Ci sono voluti migliaia di anni per formarsi e ora ne avete ben quattro! Io, ai miei tempi, ne ho trovato uno solo. »
« Dove lo hai messo, mamma? » chiese Antonio. « Se ce lo mostri, lo confrontiamo con i nostri. »
La mamma aprì un cassetto e tirò fuori una vecchia scatola di latta. « È qui, l’ho conservato perché mi ha fatto sognare che venisse dalle stelle. »
« Ma mamma, ci hai mentito alla grandissima! Hai tanti sassi, anche diversi dai nostri, e pure una moneta bucata! Che strana, dove l’hai trovata? »
« Il posto non me lo ricordo, ma vicino a una casa abbandonata, quando scappavo nei campi per le mie avventure. »
« Ma allora, mamma, questa è la scatola delle tue avventure da bambina? » chiese Antonio.
« Sì, non solo di quelle, ma sì, è la mia scatola delle avventure. »
« Ci possiamo per il momento mettere i nostri sassi? »
« Certo che sì, » disse la madre, « ma forse è tempo che anche voi prepariate la vostra scatola. »
E, svuotando la sua in una busta di carta, consegnò la vecchia scatola dei suoi ricordi ai figli, affinché la riempissero di nuovi ed entusiasmanti ricordi.
Marco e Antonio la presero contenti, poi corsero fuori veloci.
« Ma dove andate di corsa? »
« A iniziare a riempire la nostra scatola! »
« Ecco, » pensò la mamma, « a questo non avevo pensato. Ora mi dovrò preoccupare ogni volta che escono nei prati che si ficchino nei guai. »
Teneramente sorrise, pensando a quanto fossero contenti i suoi figli, esattamente come lo era stata lei da bambina. Magia di un piccolo sasso di limonite antica.
"Datemi 4 parole e vi racconterò un'altra storia"
"Storia creata dalla mente dell'autore, le immagini sono create dall'autore con IA"


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