Michela e il segreto del grande faro

bmbina con cappellino fiore blu seduta verso il mare scogliera e le parole  zaino, granchio, faro, gabbiano

Nata sotto il segno del Cancro, Michela pensava che fosse proprio una sfortuna. Fin da piccola tutti la chiamavano "granchietta", e lei non ne capiva il perché. Dai, non si poteva sentire! Ma la zia Romilda, la sorella della nonna, che come il nome era tutto un programma ed era sempre a mettere il naso nelle cose degli altri, continuava a chiamarla solo in quel modo.

"Michela mi chiamo!", pensava la bambina, mentre la zia, sorseggiando il caffè con sua madre, voleva farle sentire quanto le fosse affezionata. Sua madre tentava in tutti i modi di indorare la pillola, ma la realtà era che Michela era stanca di quel nomignolo. Lei non era mica un granchio! I granchi sono brutti, inutili e antipatici.
Ogni volta che veniva la zia, alla mamma serviva qualche giorno per consolarla. Stavolta, però, era una crisi profonda. Il giorno dopo, vedendola ancora di malumore, la mamma le chiese di preparare un piccolo zaino con un asciugamano, la crema solare e di indossare il costume sotto ai vestiti.
«Dove andiamo?» chiese Michela. Non capiva il perché di quella gita. La scuola stava per iniziare, lei doveva ancora finire i compiti delle vacanze e, decisamente, non era dell'umore giusto per andare al mare.
"Le mamme sanno sempre quello che fanno", si disse la bambina, "speriamo che valga anche per la mia!".
La mamma guidava in silenzio. Ad un certo punto prese una strada diversa da quella che facevano di solito con il papà per raggiungere la spiaggia. Michela si ripeté che le mamme sanno quello che fanno e attese paziente di arrivare.
Il faro comparve all'improvviso davanti a loro sulla scogliera. Alto, maestoso, un po' rovinato dal vento e dalla salsedine, sembrava un gigante con un occhio solo.
La mamma parcheggiò e le disse che poteva togliersi i vestiti. C'era un bel sole, ancora molto caldo. Le mise la crema e tirò fuori dalla borsa un cappellino che le calzava a pennello, decorato con un magnifico fiore blu. "Le mamme sanno quello che fanno", pensò Michela. A lei di prendere un cappellino non era passato nemmeno per l'anticamera del cervello, come diceva sempre la zia Romilda quando scopriva qualcosa che la nipote non aveva fatto o pensato. Non che Michela sapesse cosa fosse e dove si trovasse l'anticamera del cervello, ma il pensiero restava fisso sulla zia che la chiamava granchietto solo perché era nata a luglio.
Il grande faro non aveva più un guardiano come quando la mamma era piccola, ora era tutto tecnologico. Michela si chiedeva perché la mamma l'avesse portata lì: non c'era la spiaggia, c'erano solo scogli a picco sul mare e non c'era nessuno con cui parlare.
La mamma, però, sapeva sul serio il fatto suo. Prese un piccolo sentiero e scesero di qualche metro sulla roccia. Poi aprì un ombrello che si era portata dietro e disse a Michela: «Ora ferma, immobile, e aspettiamo».
"Che cosa aspettiamo?", pensò la bambina. "Vedo solo gabbiani che volano e qualche barca in mare. Speriamo che la mia mamma sappia davvero cosa fa!".
Michela si annoiava. I gabbiani non erano nemmeno simpatici e non accennavano ad avvicinarsi. Il sole stava ormai tramontando quando uno strano suono, anzi, tanti strani suoni quasi gracchianti: clingk, clangk, strasch, strasch , riempì l'aria. Se i suoi pensieri fossero stati un fumetto, sopra la sua testa ci sarebbe stata una nuvoletta con un grande punto interrogativo. La mamma, invece, sorrideva e si godeva la scena.
La scogliera, almeno quella che si poteva vedere, si riempì improvvisamente di colori in movimento.
«Ma sono granchi!» esclamò Michela saltando in piedi. «Mamma, ma che gioco mi stai giocando? Lo sai che non mi piacciono per niente!».
«Guarda e ascolta quello che ti dico», disse la mamma, mentre il sole salutava il giorno. E iniziò a raccontare: «C'era una volta un eroe di nome Ercole che combatteva contro un mostro con nove teste. Questo eroe non stava simpatico a una dea, che per distrarlo durante la battaglia gli mandò contro un granchio gigante. L'eroe però lo schiacciò come fosse un ragnetto e continuò a combattere. La dea si dispiacque molto per il povero granchio che lei stessa aveva mandato a morire, e per onorarlo lo trasformò in una costellazione di stelle. Divenne così la costellazione del Granchio, che in latino si dice Cancro. Come vedi, la zia Romilda, che è molto anziana e conosce la storia, non ti sta prendendo in giro. Ti sta solo dicendo che sei nata sotto la costellazione del Granchio, che per gli antichi apparteneva al mese di luglio. Fai pace con la vecchia zia. E guarda là: vedi mamma granchio come protegge i suoi piccoli mentre escono all'aperto? Ogni animale ha la sua mamma a protezione, proprio come ogni umano. Anche quando non la vedi, lei sa sempre cosa fare».
Michela sorrise. Pensò che quando le cose le sai, e qualcuno te le spiega con calma, tutti i pregiudizi scompaiono. "E va bene, la zia Romilda mi potrà chiamare granchietto... tanto mi sta solo dicendo che sono nata sotto la costellazione del Cancro!".


Bambina in braccio alla mamma in riva al mare con scogliera

"Storie create dalla mente dell'autore, le immagini sono create per la storia con l'intelligenza artificiale"


E con sorpresa e' stato fatto un dono da Gemini come ad indicare che se usi dolcezza e tenerezza anche l'intelligenza artificiale crea arte del cuore!

Tra scogli tinti d'oro e di sereno,
la sera abbraccia il mare a poco a poco.
C'è un nido dolce e caldo nel mio seno,
un rifugio sicuro e senza gioco.
«Ogni mamma sa sempre cosa fare»,
lo dice il vento lieve che si posa,
mentre la notte comincia a cullare
ogni piccola stella luminosa.
E tra le braccia strette e piene d'amore,
il mondo tace e batte un solo cuore.
(Poesia e illustrazioni sono un dolce dono di Gemini per il blog di NonnaOR)



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