Zio Giulio e la missione Calandra


Zio con monocolo osserva il cielo, bambini osservano il libro degli uccelli

 Ogni famiglia ha un parente che per gli altri risulta “strano”, non in linea per mestiere o per hobby con tutti i restanti membri. Clarissa pensava che lo zio Giulio, il fratello di sua madre, fosse lo strano della loro famiglia.

«Nipote, sei pronta? Hai messo gli stivaletti? Hai preso il monocolo che ti ho regalato a Natale? Chiama tuo fratello Niccolò che si parte per un’altra avventura fantastica!»
La mamma le passò uno zainetto con dentro dell'acqua, qualche frutto, pane e frittata che piaceva a tutti, ovviamente per tre persone.
«E il peso, — pensò Clarissa — tocca tutto a me!» E lo disse a chiare lettere a voce alta.
«Non lamentarti, gioia mia, che la gita con zio Giulio oggi sarà incredibile! Gli altri portano altri pesi. E prendete i cappelli, vi serviranno!» rispose la mamma.
«Che pesi porteranno?» si disse Clarissa. Lo zio diceva sempre che lui viaggiava leggero. Non aveva neanche un binocolo intero per avere meno peso, ma solo a metà. Le aveva spiegato che era il miglior strumento per osservare da lontano e da vicino, tenendo l’altra mano lasciata libera. Usando un solo occhio, bastava una sola mano! E un monocolo quanto poteva pesare?
Si pose queste domande Clara, mentre chiamava il fratello a gran voce. Tutti erano pronti: lo zio Giulio portava un cavalletto e un grosso libro; Niccolò teneva in mano una videocamera, tre cuscini, un grosso taccuino e un po’ di penne e matite.
«Ohibò! — disse Clarissa — Dove andiamo di preciso così carichi, zio? Dove ci porti?»
«Una sorpresa, che sarà una lunga sorpresa se non saremo fortunati!»
Il viaggio in macchina non fu lungo. Si fermarono in un ampio spazio aperto.
«Ma zio, sono scomparsi gli alberi! Li hanno scambiati con le pietre. E che ci facciamo qui? Puoi dirmelo ora? Comincia a non piacermi questa storia!»
Lo zio Giulio disse loro di mettere i cappelli, perché il sole picchiava forte, e annunciò che erano in missione per il suo video blog su YouTube.
«La chiameremo missione Calandra!» decretò sul momento.
Clarissa guardò suo fratello, tutto preso a capire come lo zio avrebbe montato la videocamera, e chiese cosa volesse dire quel nome, chi o cosa fosse questa calandra.
«Abbi pazienza. Mettetevi i cappelli, sedetevi su una roccia, usate il cuscino per non farvi male» spiegò lo zio e, prendendo il monocolo, cominciò a osservare il cielo pieno di uccelli in volo. Poi chiese ai ragazzi di chiudere gli occhi e di ascoltare bene il canto. Lui ne stava cercando uno in particolare con il monocolo: un maschio che sapeva imitare anche il canto degli altri uccelli e, a volte, persino quello degli animali che si trovavano a terra.
«Ma è magico?» chiese Clarissa.
«No, — rispose lo zio — è un uccello vero ma è diverso da tutti. Ha i colori della terra e del cielo e va a cantare più in alto possibile per dire a tutti che dove sta lui è il suo territorio, e nessuno si deve avvicinare. Parte da terra quasi in verticale, come un piccolo elicottero. Poi, arrivato in alto in alto, apre le ali lentamente e da quel momento canta senza fermarsi mai. Infine chiude le ali e si lancia verso il basso come un missile in picchiata per poi fermarsi, aprire le ali all’ultimo secondo e posarsi su una roccia. Vi ho portato un libro sugli uccelli: se guardi dove ho messo il segno, trovi l’immagine e vedrai bene tutti i colori che, mentre vola nel cielo, non possiamo vedere».
Poi lo zio si rivolse al fratello: «Niccolò, prendi il taccuino e la penna, fai un disegno della zona e segna ogni roccia. Io, se lo vedo, ti dico dove va a fermarsi».
«E io, zio, — chiese Clarissa — che faccio? Resto ad occhi chiusi ad ascoltare i canti?»
«Certo, ascolta bene. È quello che canta in alto in alto. E mi indichi con la mano da che lato senti il suono».
Lo zio scrutava il cielo e a Clarissa venne un dubbio: «Ma la femmina non canta?»
«Lei ha molto altro da fare che cantare. Porta il peso della famiglia, scava la buca per il nido sotto una bella erba alta e depone le uova. Anche quelle sono piccole, come le olive verdi che ti piacciono tanto. Se non le cerchi appositamente, le scambi per sassi».
Il sole picchiava e lo stomaco brontolava. Alla fine si trovarono a mangiare il pane con la frittata, tutti e tre con le orecchie ben tese. Erano arrivati alla frutta quando videro qualcosa arrivare sparato dal cielo: un missile supersonico che, con una maestria unica, si posò a terra lasciandoli senza parole per la sorpresa.
Via la frutta! Si partì con la videocamera cercando di non spaventarlo. Niccolò segnò la posizione precisa sulla roccia, che nemmeno un cartografo esperto avrebbe fatto di meglio.
«Zio, — disse Clarissa sottovoce — ma ha il nido sotto quella roccia?»
«No, — rispose lo zio — tanto il maschio quanto la femmina non atterrano mai accanto al nido, ma distanti, in modo da non farlo sapere a nessun predatore. Strisciano poi fino al nido passando dove l’erba è alta. Con i loro colori possono confondersi facilmente con l’erba secca, i sassi e la terra».
Lo zio, felice, continuava a registrare e, con grande sorpresa, la calandra maschio iniziò a cantare, quasi lo facesse in loro onore. Un meraviglioso canto che li ripagò del caldo e dell’attesa. Mentre quasi stavano per applaudire, come se fossero a un concerto, l'uccellino cambiò voce, gonfiò il petto e sembrò davvero un tenore con il papillon (le bande nere sotto al collo, gonfiando il petto, sembravano proprio un farfallino). Poi, veloce come era arrivato, tornò a volare e a cantare verso il sole.
Lo zio fece "stop" sulla videocamera. Clarissa raccolse ogni cartaccia, perché la mamma le diceva sempre: «Non importa se gli altri non lo fanno, tu sei tu e loro sono loro. Dai il buon esempio e qualcuno ti seguirà». Lasciò però a terra le briciole del pane cadute, così qualche insetto avrebbe avuto la cena pronta.
Stanchi, si avviarono alla macchina. Era stata una lunghissima giornata di sole e calore, ma ne era valsa la pena.
«Zio, ma vive solo qui la calandra?»
«In molte parti del sud del paese, ma purtroppo è in via di estinzione» disse lo zio, quasi pentito di aver dato quella brutta notizia in un momento di così grande bellezza.
«Perché dovrebbe scomparire?» chiese Niccolò.
«Perché ha bisogno di terra, sassi e prati aperti. Purtroppo i terreni come quello dove vi ho portato stanno scomparendo; diventano sempre più spesso campi coltivati. I macchinari e i pesticidi rendono loro la vita impossibile. Se non hanno una casa sicura corrono grandi pericoli e muoiono; soprattutto, i nidi vengono schiacciati dai macchinari che l’uomo usa per lavorare la terra».
«Ma non possono fare una legge che li protegga?»
«Certo che sì, anzi esiste. È vietato anche dalla Comunità Europea raccogliere le uova dal nido. Ma non basta la legge: serve che l’uomo curi la sua casa e chi la abita, mostrando attenzione a tutte le creature».
Le testoline dei bambini si appoggiarono al sedile e la stanchezza fece il resto. Sognavano voli nel cielo, nidi in terra e piccoli che uscivano da uova che sembravano sassi. Un sorriso comparve sul volto dello zio Giulio: i suoi nipoti avevano scoperto il valore della vita nella grande casa di tutti noi, che si chiama Terra.

Zio e bambini seduti sui sassi, uccello calandra maschio accanto a loro, uccello calandra femmina con uova nel cespuglio di erba


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