Alba e i rimedi coccolosi



Illustrazione abbecedario vintage per bambini con scartocce, scaldino, il prete e spigo selvatico.

 “Non ci voleva proprio!” disse Adele al marito, con un gran sospiro. “Quando la sfortuna si accanisce, si accanisce... e a noi tocca solo subire!”

“Non essere la solita pessimista esagerata,” replicò lui, cercando di calmarla. “Alba si è presa solo una gran brutta tosse, come ha detto il medico. Niente di grave! Certo, capisco che per noi, che avevamo programmato una settimana bianca in hotel con spa annessa, non sia il massimo della vita partire con una bambina di otto anni che tossisce a ogni momento come un tamburo sfiatato.”
“Io però non voglio perdere l’opportunità di riposarmi, l'ho sognato per tutto l'anno! Vedi che sfortuna? Non poteva ammalarsi dopo che fossimo tornati?”
Alba, rannicchiata in un angolino del divano, si sentiva un peso enorme sul cuore. Tra un colpo di tosse e l’altro le veniva quasi da piangere a vedere sua madre così arrabbiata solo perché lei si era ammalata. Non capiva bene chi o cosa fosse questa "sfortuna", ma di una cosa era certa: lei non l’aveva cercata affatto.
Mentre la madre prendeva il cellulare per annullare la prenotazione e stava per inviare il messaggio all'hotel, ad Alba venne un'idea improvvisa.
“Mamma... ma se andassi da nonna Lisetta, tu che ne pensi? Voi andate in montagna e io vado dalla nonna in campagna. Se lei è d'accordo, ovviamente!”
Mamma Adele, solleticata dall’idea, ci pensò su un attimo, ma poi spiegò a voce alta e a chiare lettere: “Sfortuna vuole che tua nonna, non dandomi mai retta, in casa non abbia i riscaldamenti! Va ancora avanti con la vecchia stufa a legna e il camino. Su, via, ragiona Alba: oltre alla tosse rischi di prenderti una polmonite! Non si può fare, non voglio partire con l’idea che tu sia in pericolo.”
Alba, però, fece una domanda che bloccò all'istante il dito della madre sul cellulare, fermando l’invio della disdetta per la settimana bianca: “Tu, mamma, come sei sopravvissuta nella casa di nonna senza riscaldamenti? Quante volte ti sei ammalata?”
“Oh, beh...” rispose mamma Adele, colta alla sprovvista. “Veramente, se escludiamo il morbillo preso a scuola e qualche raro raffreddore... mai.”
Alba aveva trovato la strada giusta e non mollò la presa: “E secondo te, mamma, a cosa era dovuto?”
La madre ci pensò un po’: “Ero abituata al freddo e, non essendo iper-protetta dal calore artificiale dei termosifoni, credo che il mio fisico non sentisse troppo lo sbalzo termico. Ma comunque tu non sei abituata, da nonna non ci vai mai d’inverno!”
In teoria la discussione doveva finire lì. In pratica, però, al papà venne una bellissima idea: “E se la portiamo lì e ci portiamo dietro anche due termosifoni elettrici portatili? Uno per la camera dove dorme e uno per la stanza dove guarda la tv o gioca?”
“Si potrebbe anche fare, ma ricordati che lì non ci sono comodità!” continuava a ripetere la mamma. “La nonna è una che vuole vivere come ha sempre vissuto e non sente ragioni, questo devi saperlo bene. Ti attende una settimana di vita spartana!”
Alba sorrise tra sé e sé: “Si va da nonna! Non mi porto dietro né la sfortuna né questa tipa spartana... sono solo felice di stare con la mia nonna!”
Al loro arrivo in campagna, il freddo pungente che arrossa subito il naso e le guance fece dare ad Alba un gran colpo di tosse. Se davvero tossiva come un tamburo sfiatato, quello fu un colpo secco, con tanto di mazzata decisa sulla grancassa!
“Ecco, vedi?” disse subito la madre, stringendosi nel cappotto. “Qui ci prenderemo ogni tipo di malanno, non sono per niente tranquilla! Sfortuna nera!”
In quel momento nonna Lisetta comparve sulla porta di casa. Spostò la pesante tenda che aveva montato davanti all'ingresso, un trucco furbissimo per evitare che gli spifferi dell'aria fredda superassero il portoncino, permettendole anche di fare due chiacchiere con chi la chiamava da fuori senza congelare. Avvolta nel suo golfone pesante, con i pantaloni felpati e delle grandi pantofole calde — ma con tanto di collana di piccole pietre colorate al collo — la nonna si precipitò ad accogliere la nipote con una gioia immensa.
Ci furono abbracci calorosi in mezzo a quel freddo pungente che però ravvivava la pelle, e finalmente si entrò in casa. C'era una calda cucina, un grande camino acceso, una vecchia credenza, qualche sedia, una vecchia poltrona e una nuova di zecca, un po' più piccola, messa lì apposta per la bambina. Non serviva altro per comprendere che quel posto profumava di coccole e di amore per la nipote.
E, a proposito di profumi, sopra le braci del camino c'era una vecchia graticola dove stavano cuocendo le puntarelle di maiale. Il loro grasso colava dolcemente sui carboni ardenti, sprigionando un profumo così delizioso da farsi leccare i baffi a tutto il paese!
Un pranzo al volo e presero il volo anche i genitori per la loro vacanza, lasciando la nonna e la nipote beatamente accomodate in poltrona, tra le fusa di Rocco, il gattone di casa, e le leccatine affettuose alle mani da parte di Ofelia, la piccola cagnolina della nonna.
“Core di nonna tua,” disse la nonna alla piccola, accarezzandole i capelli, “ora c’è da ammazzare il tempo fino a sera. Che ti va di fare?”
“Io pensavo,” rispose Alba, “di rimanere qui sulla poltrona con il gatto e la tua cagnolina...” ma non fece in tempo a finire la frase che scoppiò in un tremendo attacco di tosse, così forte da mettere in fuga persino il coraggioso Rocco.
“Lasciamo stare il troppo caldo del camino, che poi ti intontisce la testa, come diceva sempre la mia di nonna! Che ne dici invece se andiamo in cantina a scartocciare insieme un po’ di granoturco per le galline?”
“Ma nonna, come dice la mia mamma io sono malata! Se prendo freddo mi viene la polmonite!”
“E chi l’ha detto che prenderai freddo? La cantina di nonna è particolare, molto particolare. È fatta tutta in pietra, e la pietra protegge e respira. E poi noi ci portiamo...”
“...il termosifone che ha portato papà?” la interruppe Alba.
“No! Noi abbiamo metodi che la pietra ama molto di più. Guarda cosa sto per fare: devi solo spostarti un pochino verso il tavolo e la nonna ti fa vedere.”
Migliole (pinze)  e paletta alla mano, e un grosso secchio di ferro con il manico pronto lì vicino, la nonna diede inizio allo "scavo" dentro il camino. Prese prima la cenere e fece un bello strato sul fondo del secchio con la paletta. Poi, scelse con cura i carboni ardenti più grossi e caldi, sistemandoli uno a uno per fare uno spessore generoso con le migliole. Infine, riprese la paletta e coprì tutto con altra cenere grigia.
“Ora lo scaldino da viaggio è pronto!” annunciò fiera la nonna.
“Oh!” fece Alba, sgranando gli occhi. “Hai creato davvero un grande e caldo braciere, nonna!”
“Noi lo chiamiamo semplicemente scaldino, perché scalda, e pensa che ne ho di vari tipi a seconda della necessità. Ora metti il cappottino, il cappellino di lana e la sciarpa. Aspetta, ti ho preparato una sorpresa profumata!”
E così dicendo, la nonna tirò fuori un piccolo cuscino di stoffa. “Che profumo delizioso, nonna!” esclamò la bambina, annusandolo.
“Te l’ho scaldato sopra un coperchio di metallo vicino al fuoco, così adesso è bello caldo. Ho usato una vecchia tela del mio corredo e ci ho messo dentro il fieno, quello morbido e pieno di fiori di campo, e un bel po' di spigo selvatico. Ora infilalo sul petto, sotto al golfino. Tranquilla, è caldo ma non scotta! E intanto ne metto un altro vicino al camino a scaldarsi, così sarà pronto per quando torneremo su.”
cucina con camino, nonna consegna sacchetto di erbe secche e lavanda selvatica da mettere sul petto

“Nonna, ma fuori piove!” accennò Alba guardando i vetri.
“La pioggia è una benedizione per la terra,” rispose la nonna con un sorriso.
“Sì, ma la mia tosse, nonna?”
“Non preoccuparti, hai uno scudo caldo sul petto!”
Poco dopo, giù in cantina, un grande cesto pieno di pannocchie dorate attendeva Alba. La bambina lo guardò un po' scoraggiata: “Ma nonna... dobbiamo davvero togliere tutte queste foglie a una a una?”
“Eh sì, dobbiamo scartocciare tutte le spighe!” rispose la nonna. “Poi con le scartocce — che è il nome che diamo noi a queste foglie secche — ci faremo un bel falò nel camino. Pensa che una volta, invece, ci si faceva addirittura il materasso!”
“Ma per dormirci, nonna?” chiese Alba, stupita.
“Purtroppo sì. Quando i contadini erano poveri, era l’unico modo che avevano per creare dei pagliericci su cui riposare la notte. Dormire, si fa per dire! Le foglie si spostavano in continuazione facendo dei gran 'crush' e 'trash', finendo tutte da un lato. E tu, alla fine, ti ritrovavi a terra sul pavimento... o meglio, tentavi di dormire!”
Mentre toglieva le foglie, Alba si era quasi dimenticata di tossire. La nonna, intanto, passava un grosso ago da tessitore nella parte alta del torsolo della pannocchia, ci faceva scorrere un filo spesso di cotone e poi le appendeva a un gancio per farle seccare.
nipote scartoccia il granoturco, nonna lo infila nel torsolo con ago da tessitore e cotone al caldo con il braciere

Il braciere manteneva l’ambiente della cantina piacevolmente caldo e secco. Dalla finestrella si sentivano in lontananza i versi degli uccelli notturni, che si preparavano a prendere possesso dei campi e del bosco.
La nonna decise che per quel giorno poteva bastare e che avrebbero continuato l'indomani: “Via, si torna su in casa prima che faccia buio! E soprattutto... stasera c’è una sorpresa per cena!”
Non appena uscirono, l’aria fredda entrò nei polmoni di Alba e un grosso colpo di tosse da tamburo sfiatato rallegrò l'atmosfera. La nonna e la nipote si guardarono e scoppiarono a ridere insieme!
Tornate in cucina, la nonna ravvivò il fuoco. Mise dei ceppi grossi e, usando i tizzoni, spostò i carboni e i rami più piccoli per far posto a dei rametti secchi di ginepro, ricchi di bacche scure. In pochissimo tempo la stanza si riempì di un caldo tepore profumato; un aroma balsamico delizioso che ti faceva respirare proprio bene. La nonna consigliò ad Alba di sostituire il cuscino che aveva sul petto con quello rimasto a scaldarsi vicino al fuoco, e di prepararsi a una cena da leccarsi i baffi.
Il pollo non sarà stato di certo contento di finire in pentola con tutta la pelle, insieme alle carote, al pomodoro e alla cipolla, ma era per una buona causa! Nessuno ha mai capito per quale motivo scientifico il brodo di pollo faccia così bene al raffreddore, ma Alba ne stava per sperimentare i benefici. Soprattutto, il sapore delizioso di quel brodo, gustato insieme alla pastina a quadrucci che la nonna aveva fatto a mano la mattina stessa, sapeva molto più di una cura d’amore che di un semplice rimedio medico del tempo passato.
Il fuoco scoppiettava felice nel camino, il cane e il gatto dormivano beati sui loro cuscini e la nonna diede ufficialmente il via ai preparativi per la notte.
Alba, che stava guardando la tv, notò lo strano andare e venire della nonna dalla stanza. “Nonna, che cosa stai facendo?” domandò incuriosita. “Prepari il termosifone che ha portato papà nella mia camera da letto? Vuoi che ti aiuti? Io lo so regolare per i gradi che servono!”
La nonna sorrise e rispose che prima del termosifone aveva un affare urgente da sbrigare con il prete.
“Viene il prete, nonna? Ma a quest’ora della sera?!” esclamò Alba spalancando gli occhi.
“Ma no, amore mio!” ridacchiò la nonna, tirando fuori dallo sgabuzzino uno strano oggetto di legno. “Questo è il prete!” disse, mostrandole una struttura ovale, lunga e tutta incurvata.
Prete umbro antico per scaldare il letto di Alba e aiutare a tossire di meno

“E a cosa serve, nonna, quel coso strano?”
“Serve a scaldarti il letto!” rispose lei.
“Ma allora ha ragione la mamma... sei rimasta davvero indietro nel tempo! Oggi ci sono altri sistemi,” ribatté Alba, “come la borsa dell’acqua calda!”
“Fidati della nonna,” disse lei con un occhiolino, “questo funzionava ai tempi di mia nonna e funziona a meraviglia ancora oggi.”
Proprio in quel momento la bambina avvertì il freddo provenire dall’altra stanza e, com'era prevedibile, un grosso e lungo colpo di tosse da tamburo riempì l’aria. “Ora,” ordinò la nonna, “accendiamo il termosifone mobile in camera tua. Io intanto preparo il prete nel tuo letto... che per fortuna non è fatto di foglie scricchiolanti, ma di morbida lana di pecora!”
La struttura di legno venne infilata con cura sotto le coperte. La nonna lasciò i tessuti un po’ sollevati per far entrare lo scaldino di ferro riempito di cenere e carboni ardenti. “In qualche minuto scalderanno e asciugheranno il letto, rendendolo un posto tiepido e perfetto per una notte profumata,” spiegò la nonna mentre, con un gesto magico, sistemava una spiga di lavanda selvatica proprio sopra la cenere calda. “Vedrai che questa trasformerà il tuo tamburo sfiatato in un’arpa melodiosa!”
La nonna rimboccò le coperte con attenzione, ma Alba continuava a non capire: “Nonna, ma che c’entra un prete in tutto questo?”
“Lo chiamiamo così perché il burlone del falegname che lo ha costruito per primo, dopo averlo infilato nel letto, diceva che quella gobba sollevata ricordava la sagoma del loro parroco, che aveva un grande pancione sotto le coperte! E da quel giorno, il nome gli è rimasto attaccato addosso.”
Alba fece una risata sonora. Adesso era davvero curiosissima di provare quel letto speciale. Quando la nonna, infilando una mano tra le lenzuola, decretò che la temperatura era perfetta, sollevò di poco le coperte: all'istante la stanza si riempì di un meraviglioso profumo di lavanda.
La nonna diede ufficialmente il via alla notte. Passò il pigiamino ad Alba, le pantofole e le consigliò di tenere i calzini ai piedi per stare più calda. Poi staccò il termosifone elettrico che non sarebbe più servito,”e passò alla nipote un bicchierone di latte tiepido con un bel cucchiaio di miele delle sue api. “Bevi piano, ma bevi tutto,” si raccomandò la nonna. “Vuoi che Rocco o Ofelia ti tengano compagnia a letto? Anche se, a dire il vero, lasceranno molto malvolentieri le ceneri calde del camino!”
Alba sorrise e rispose che, una volta bevuto il latte, non avrebbe fatto altro che dormire in quel meraviglioso calduccio. Con le coperte ben rincalzate sotto al materasso, quel tepore avvolgente sembrava una lunga e calda carezza: la bambina non fece in tempo a finire il latte che già stava dormendo profondamente.
Cullata dal calore del letto, dal profumo rilassante della lavanda selvatica e protetta nel suo bozzolo di coperte ben ferme, Alba dormì come un ghiro per tutta la notte.
“Ha dormito come un ghiro, non ha fatto nemmeno un colpo di tosse in tutte queste ore!” raccontò felice nonna Lisetta al telefono, l'indomani mattina, alla mamma di Alba.
“Ma come hai fatto, mamma?!” chiese Adele, incredula dall'altro capo del filo. “Non capisco... ieri sembrava un tamburo, tanto era profonda e continua quella tosse!” La mamma non riusciva a spiegarselo, ma era felicissima.
“Ho semplicemente messo in pratica la stessa medicina antica che usavo con te quando eri piccola e avevi qualche malanno,” spiegò saggiamente la nonna. “E poi ho usato un rimedio antichissimo: non far sentire il malato più malato di quello che è. Ci ho aggiunto due pillole di coccole e di amore, e vedi? Va già molto, molto meglio!”

Alba dorme serena vicino alla lavanda, nonna telefona alla madre di Alba per dire che va molto meglio


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