Antonio e il reportage talposo
“Nonna, perdonami,” disse Antonio entrando in casa, “ma cosa sono quei cumuli di terra in giardino? Stai scavando per mettere nuove rose?”
“Oh cielo!” esclamò la nonna. “Rosalba deve avere qualche problema con un tunnel, forse sta tracciando nuovi percorsi.”
“Rosalba? Gallerie? Ma di chi stai parlando, nonna?”
“Di Rosalba la talpa! Ci siamo incontrate una sera: lei era intenta a liberarsi del terriccio in eccesso, mentre io me ne stavo all'ombra del pioppo, un po' triste perché il nervo sciatico non mi aveva permesso di concludere molto durante la giornata. All'improvviso, da una montagnola, eccola spuntare. Mi ha guardato, si fa per dire, e senza mostrare alcun timore ha continuato il suo lavoro, un cumulo dopo l'altro. È stata davvero educata: a ogni nuova spinta di terra controllava se fossi ancora lì. Alla fine mi ha riempito il cuore di tenerezza e il dolore alla schiena è quasi passato! Da allora andiamo avanti così: lei scava, io raccolgo la sua terra per metterla nei vasi e poi appiattisco il terreno con la pala, lasciando solo un piccolo foro per far respirare le sue gallerie. Devi vedere come mi fa fiorire le piante, quella terra è magica!”
“Io non ho mai visto una talpa, nonna.”
“Beh, di certo non si incontrano facilmente come gli altri animali. Lei vive nel sotterraneo del giardino.”
“In che senso?” chiese Antonio, incuriosito.
“Mi spiego meglio,” disse la nonna. “Il mio giardino è come se avesse due piani. Sopra ci sono io che pianto rose, oleandri e ortensie all'ombra; sotto, in un incredibile mondo sotterraneo, vive Rosalba. È un provetto ingegnere, un architetto d'interni e persino una grande cacciatrice.”
“Aspetta, nonna... ma stiamo parlando sempre di un animale, vero?”
“E certo!” rispose la nonna. “Di chi altri? Non pensavi mica che un piccolo animaletto panciuto, che non ci vede bene a forza di vivere al buio, potesse essere anche un ingegnere e un architetto?”
“Beh, sì,” rispose Antonio, “ne parli come se fosse una persona plurilaureata.”
“Hai ragione, ma parlo così perché so come vive e lavora una talpa. Quando ero bambina, il nostro vicino di casa, un uomo molto duro, prendeva a palate ogni cumulo che si sollevava dal terreno nella speranza di ucciderla. Io non ne avevo mai vista una, così chiesi alla maestra se potessi avere dei libri che parlassero di loro e feci delle scoperte straordinarie.”
“Quindi, nonna, l’avevi già vista in fotografia? Ecco perché l'hai riconosciuta in giardino!”
“Ma no, quali foto! Ai miei tempi i libri avevano dei disegni, ma quell'immagine colorata mi bastò per capire che non era affatto un animale pericoloso da uccidere a palate. E avevo ragione io, mica quell’ignorante di Alfonso... nel senso che ignorava, cioè non conosceva le cose!”
Antonio sorrise, mentre la nonna continuava il suo racconto: “Rosalba vive da sola. Anche se fosse un maschio, chiamiamolo Rosario, vivrebbe da solo. Però maschi e femmine hanno modi diversi di scavare: il maschio traccia tunnel più dritti e lineari, mentre la femmina crea veri e propri labirinti, e proprio nel mezzo ci sistema la sua camera da letto foderata di foglie morbidissime. Come forza fisica si equivalgono: la femmina, che sembrerebbe più gracile, possiede un organo speciale che produce ormoni maschili e le dona una forza incredibile, pari a quella del maschio. Entrambi difendono il proprio territorio con le unghie e con i denti. Guai a chi si avvicina!”
“Ma perché li definisci architetti e ingegneri? Cosa significa di preciso?” chiese ancora Antonio.
“Pensaci: al buio pesto scavano gallerie perfette che non crollano mai e stanze precise per le dispense. Devono allargare costantemente i tunnel per trovare nuovo cibo, come lombrichi e vermetti. In inverno, poi, devono scavare molto più in profondità, perché i lombrichi scendono sotto terra per sfuggire al gelo superficiale, mentre in estate risalgono. Immagina come crollerebbe tutto se non fossero ingegneri fantastici! Calcolano le pendenze per non allagarsi, creano camini di aerazione dove serve (ecco cosa sono i cumuli in giardino!) e battono le zampe e la testa mentre avanzano per compattare le pareti dei tunnel. Fatica vera, ecco perché lavorano quattro ore e dormono le quattro ore successive, a ciclo continuo!”
“E la parte da architetti?”
“Architetti perché arredano quello che creano! Sistemano la camera da letto nel punto più riparato e sicuro di tutta la rete sotterranea, la isolano termicamente con foglie ed erba secca, e progettano persino delle stanze separate da usare come dispense per il cibo.”
“...Sono stanze funzionali e sì, hai capito bene, hanno anche il bagno per non sporcare la camera da letto o i tunnel di passaggio.”
“Incredibile!” esclamò Antonio. Aveva ascoltato con immenso interesse e si era persino collegato a Internet per approfondire la ricerca. All'improvviso gli venne un'idea bizzarra, uno ghiribizzo del momento che volle confidare subito alla nonna, prima che svanisse dalla sua mente.
“Nonna, ho pensato... ma secondo te Rosalba ha finito di sollevare cumuli per ossigenare le sue gallerie?”
“Lei di solito lavora di sera, non saprei. Ieri non c'erano nuove montagnole, quindi i lavori devono essere ancora in corso.”
“Ma se io andassi dallo zio a rimediare un po' di lombrichi dalla sua cassetta dell'humus? Che ne diresti se aspettassi Rosalba per proporle una specie di baratto? Io le do i lombrichi e lei in cambio si fa fare una foto! Sai che avventura fantastica da raccontare domani a scuola?”
La nonna sorrise. “Puoi provare! Se ci riesci sarà fantastico; se non ci riesci, avrai comunque vissuto qualcosa di bello, mica come Alfonso che le prendeva a palate.”
Antonio partì a razzo che era quasi sera. Tornò a casa con un sacchetto di cartone pieno di lombrichi e li posizionò con cura vicino a uno dei cumuli di terra. “Se questi buchi servono a far respirare il sotterraneo, le arriverà di sicuro anche l'odore del cibo,” pensò tra sé. Si mise comodo con il cellulare in mano, mentre il pioppo muoveva lento le sue foglie, il sole scendeva piano all'orizzonte e la nonna lo osservava intenerita. Non era certo da tutti i giorni proporre un baratto a una talpa!
I minuti passavano. Antonio appoggiò l'orecchio al terreno, proprio come gli indiani nei fumetti che leggeva sempre. Chissà se avrebbe percepito qualche rumore o se Rosalba stava già scavando.
Il cielo della sera virava ormai verso un arancione scuro, strizzando l'occhio a nuvole grigie sempre più intense. “Uhm, mi sa tanto che stasera non la vedo,” mormorò il bambino. Poi rifletté: “Ma se io fossi la talpa e sentissi il respiro o i passi di qualcuno lì sopra, uscirei fuori? Certo che no!” A ruoli invertiti, pensò Antonio, avrebbe aspettato il silenzio assoluto. Così decise di rientrare in casa.
“Nonna, abbiamo una torcia grande?”
“E per fare cosa?” chiese lei.
“Mi metto alla finestra! Così, se Rosalba non sente rumori in giardino, uscirà a mangiare i lombrichi e io... zacchete! Le faccio la foto del secolo appena spunta fuori!”
L'attesa alla finestra sembrava infinita. Ormai la notte era sempre più cupa e le stelle comparivano in cielo come per magia. Antonio lasciò andare un forte sospiro di sconfitta. Fu un respiro così profondo che per poco non coprì un debole rumore proveniente dal giardino: uno sbuffo di terra che si sollevava verso l'alto per poi ricadere.
Meno male che di sensi ne abbiamo cinque! L'orecchio di Antonio non percepì subito il movimento, ma l'occhio fu fulmineo e la mano immortalò l’attimo esatto. Zac!
Rosalba aveva il musetto completamente fuori dal tunnel. Non capì bene cosa stesse succedendo lassù, ma imperterrita continuò a buttare fuori l'ultimo cumulo di terra. Già che c'era, afferrò anche il lombrico più grosso, come a voler dire che a caval donato non si guarda in bocca o, meglio ancora... un ottimo lombrico vale benissimo una foto!
Il giorno dopo a scuola, Antonio era euforico. Mostrava orgoglioso a tutti i compagni lo scatto ravvicinato del musetto di Rosalba, spiegando i segreti dell'ingegneria e dell'architettura "talposa", come la chiamava lui. E per un intero giorno, grazie al suo incredibile baratto sotterraneo, fu la star indiscussa della scuola.
Datemi 4 parole e vi racconto un'altra storia
"Storia creata dalla mente dell'autrice, immagini create con IA"
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