Gugliemo e il volo del succiacapre

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 «Guglielmo, non ricominciamo!» disse la nonna. «Se tornano i tuoi genitori e non ti trovano, passiamo guai seri io e te. Lascia stare la storia che ti ho raccontato sulla leggenda del succiacapre, non pensarci proprio di andare nel bosco dietro casa a vedere se lo trovi. Ho detto no, e guai – ma veramente guai a te – se ti allontani!»

Le nonne sono sempre pronte a raccontare storie, ma anche a impedire che la fantasia di un bambino lo metta in pericolo. La nonna era quasi dispiaciuta di avergli narrato quella leggenda. Eppure il succiacapre esiste davvero! È bello e vitale da aprile a settembre, specialmente di sera, quando lancia i suoi richiami da lontano. Fa un verso che sembra un motorino in lontananza: errrrrrrr, orrrrrrrrr... proprio come un motorino! Ma era meglio che Guglielmo non andasse a cacciarsi nei guai, anche perché vederlo è difficilissimo: è il re della mimetizzazione, si confonde perfettamente con il paesaggio intorno e non lo noti finché non spicca il volo. Bisogna saperlo riconoscere, e soprattutto... si muove solo di notte.
«Serve un’idea», si disse la nonna. Sapeva bene che suo nipote non avrebbe abbandonato l'impresa. Gli aveva raccontato che, fin dai tempi dell’antica Roma, si era creduto per secoli che questo bellissimo uccello si avvicinasse alle capre per bere il loro latte, lasciandole cieche. In realtà, il succiacapre si avvicinava solo per ripulirle dagli insetti, facendosi grandi banchettate! Ma l’uomo, si sa, crea le storie come vuole.
«Pierino! Posso chiedere a Pierino!» pensò la nonna. Le nonne conoscono sempre qualcuno a cui chiedere aiuto, senza bisogno di usare i computer. Pierino era stato un maestro di scuola, ma aveva una passione segreta che in pochi – anzi, praticamente tutto il paese – conoscevano. Adorava gli uccelli notturni: li conosceva benissimo, li studiava, andava in giro a cercarli con il naso all'insù. «Figurati se non sa tutto sul succiacapre!» si disse la nonna.Il giorno dopo, la nonna propose a Guglielmo di andare a conoscere il maestro con la passione segreta – così segreta che ormai la sapevano tutti! Voleva chiedergli se poteva aiutarli almeno ad ascoltare il canto del succiacapre.
Detto fatto. Il maestro Mansi li attendeva in giardino. Il sole al tramonto sfiorava dolcemente la terra e, nei pochi attimi in cui ancora illuminava il paesaggio, rendeva tutto magico. Anche il maestro sembrava uscito dritto dritto da una fiaba: stivali alti, panciotto con tre bottoni, orologio da taschino e camicia a righe bianche e blu, infilata in un paio di pantaloni rigorosamente alla zuava. Con un grosso libro sotto il braccio, li aspettava seduto su una sedia di pietra che sembrava un trono, proprio accanto a un grande lillà pieno di fiori, come solo ai primi di maggio può essere. Guglielmo sgranò gli occhi: era tutto troppo bello per non trovarsi dentro a una favola.
«Allora, giovinotto!» disse il maestro. «Ho saputo del tuo interesse per il Caprimulgus europaeus, o caprimulgo nella lingua attuale. Bravo! Cosa vuoi sapere?» E, mentre parlava, aprì il grande volume pieno di figure di uccelli.
«Io, veramente...» disse Guglielmo, mettendosi un po' sulla difensiva, «volevo un aiuto per vedere il succiacapre, non quel "capri-qualcosa".» Il bambino mica voleva fare scuola serale! Voleva vedere con i suoi occhi l’uccello che vola battendo le ali come se applaudisse, o che lancia richiami simili a un motorino in lontananza. Per leggere le cose su internet era capace da solo.
La nonna sentì la delusione del bambino: era così forte che si poteva quasi toccare mentre aleggiava tra loro. Ma la nonna era pronta e preparata. «Maestro, con la sua saggezza ci illumini pure con qualche notizia, se vuole...» disse (sapeva bene che non bisogna mai impedire ai maestri di spiegare e mostrare il proprio sapere!), «...ma speravamo anche che ci accompagnasse nei prati per una brevissima escursione serale, con la speranza di sentire cantare il nostro amato uccello.»
«Oh, perbacco! Ho fuorviato dal desiderio, provvediamo subito!» esclamò il maestro. Via il grande libro – con immenso sollievo di Guglielmo – e fuori un enorme binocolo professionale, con lenti così sofisticate da poter inquadrare un uccello in cielo e vederne perfettamente i colori. Era costato una fortuna, ma in quel momento era esattamente ciò che serviva.Il maestro Mansi camminava avanti, mentre nonna e nipote lo seguivano due passi dietro. Nel frattempo, il maestro elargiva tutto il suo sapere sugli uccelli notturni; ci teneva tantissimo ad appassionare Guglielmo, spiegandogli che queste creature della notte non hanno nulla a che fare con i rapaci, anche se a volte lanciano grida che sembrano quasi umane.
A un certo punto la camminata nell’erba si fermò. Il professore puntò il binocolo verso un albero alto: «Mi sembrava di aver visto muoversi un ramo... ma no, falso allarme!». E via di nuovo verso altri alberi, nuovi campi e stradine sterrate, fino al limitare del bosco.
«È tempo di accendere una torcia», pensò Guglielmo, che da perfetto previdente aveva portato da casa la sua pila a led. Lo stesso pensiero lo ebbe anche il maestro. Ma secondo voi, il maestro Mansi poteva mai essersi portato una moderna pila a led? Ma ovvio che no! Tirò fuori una lanterna a pile, ma una di quelle lanterne vecchio stile, grandi e bellissime!
Mentre erano presi ad accendere le luci per illuminare la notte che stava scendendo, un sibilo li colse all'improvviso. Da lontano sembrava il suono di un fischietto, ma dolce, non fastidioso. Il viso del maestro si illuminò più della sua stessa lanterna: poteva finalmente mostrare il suo sapere! «Zitti, per carità! Ascoltate bene il canto!».
«Ma è lui? È il succiacapre?» chiese Guglielmo. «Non fa il rumore di un motorino?».
Il professore sembrava estasiato: «Ascoltate: chiù, chiù... È un piccolo gufo, si chiama assiolo e canta così per tutta la notte!».
Il maestro era felice come un bambino. Il bambino vero, invece, deluso e sconsolato, se ne uscì con un: «Torniamo a casa che è meglio...», decretando la fine dell’avventura.
Altro che favola! Guglielmo pensava tra sé e sé: «Una lunga camminata, mi fanno male i polpacci, ho fame e voglio solo andare a vedere i cartoni animati. Almeno quelli esistono davvero e non devo faticare per cercarli!».
Il rientro a casa iniziò mogio mogio. Lungo il sentiero si sentivano altri suoni, e ogni volta il professore si precipitava a indicare la specie. Ma a Guglielmo ormai non interessava più niente: si era convinto che il succiacapre non esistesse affatto e che fosse solo una leggenda.
Mentre faceva quel pensiero scontroso, dando calci all'erba per sfogare il malumore, sentì improvvisamente come un applauso: clap, clap, clap, clap! Poi, un guizzo rapido come un razzo verso il cielo. Da un cespuglio era sbucato proprio lui: il tanto atteso caprimulgo del maestro, conosciuto dai comuni mortali da qualche migliaio di anni come il succiacapre! E subito il cielo si riempì del rumore di quel "motorino" lontano: errrrrrrrrrr, oooooorrrrrrrrrr... che sarebbe diventato il motivo dominante di tutta la notte.
Il maestro Mansi saltellava per il prato come un ragazzino felice. Guglielmo, dal canto suo, era molto, molto soddisfatto. Pensò che adesso sì, valeva davvero la pena avere quel dolorino ai polpacci! L’uccello cantava nel cielo, il maestro saltellava felice e lui, finalmente, si era tolto quella grandissima curiosità.
E la nonna, guardandolo, pensava che anche da anziano Guglielmo avrebbe ricordato quella serata magica insieme a lei, proprio come lei ricordava ancora la notte in cui, insieme a suo nonno, aveva sentito per la primissima volta il canto del succiacapre.
I nonni, in fondo, vivono per questo: per seminare nei cuori dei nipoti il ricordo di imprese e momenti vissuti insieme. È il loro modo speciale di tenersi per mano e restare con loro per sempre.
Datemi 4 parole e vi racconterò un'altra storia!

illustrazione fiaba per bambini volo del succiacapre nel cielo stellato di notte nonno e nipote felici nel bosco con lanterna


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