Il mistero del Sator: quando Alessandro sfidò la nonna

immagini di ginepro, sator, zolfo e civetta
«Che noia» scrisse Alessandro in chat a Francesco. «Ma fammi il favore! La nonna pretende che io non esca sotto il sole d'estate e che resti ad ascoltare le sue storie. Ti rendi conto? Mi tratta come un bambino piccolo! Ma dai, ho dieci anni e so badare a me stesso. Ho i miei ritmi, i miei giochi e il mio cellulare. Invece, quando vengo da lei, ha la pretesa di fare come quando camminavo a malapena.»
Il ragazzo continuò a digitare sullo schermo, riversando tutta la sua frustrazione: «Le nonne devono capire che ormai siamo grandi e autonomi in ogni situazione! Che cosa ci sarà mai di così importante in una storia? E poi quelle della nonna sono da neonati. Io sono grande, forte e voglio scegliere da solo. Per fortuna le vacanze qui finiranno presto. Finalmente potrò tornare ai miei videogiochi e alle mie avventure sul web. I vecchi sono proprio antichi, pensano che abbiamo bisogno del passato per vivere nel presente!»
Alessandro si era sfogato per bene. Francesco aveva ascoltato paziente e poi era tornato alla sua routine. Lui era prigioniero in una città calda e semivuota, dove persino l'aria sembrava bollire. Magari ad avercela lui una nonna, una casa in campagna e qualcuno che si prendesse cura di lui invece di lasciarlo tutto il giorno con la vicina!
Poco dopo, sul telefono di Francesco arrivò un altro messaggio. Questa volta Alessandro sembrava esultare per un'idea geniale: «Francesco, ascoltami bene! Hai presente quando giochiamo con papà al suo videogioco preferito, quello dove il mostro finale si chiama Sator? Ho pensato che oggi pomeriggio, quando la nonna mi chiederà le solite quattro parole per inventare una storia, io ci ficcherò dentro Sator senza spiegarle nulla. Voglio proprio vedere che cosa si inventa! La farò rimanere a bocca asciutta per un bel pezzo, altro che racconti per bambini piccoli!»
Francesco rispose semplicemente: Buona fortuna!»
Tra sé e sé, però, pensava che mettere in difficoltà una nonna come quella di Alessandro, con la sua innata capacità di inventare favole dal nulla, sarebbe stata un'impresa davvero complicata.
Arrivò il momento della sfida. Alessandro si sedette di fronte alla nonna con un sorrisetto furbo.
«Quattro parole, nonna» disse Alessandro, «e sono pronto ad ascoltarti. Non farò storie, promesso! Ho scelto con cura le quattro parole e sono...»«Ginepro, civetta, zolfo...» e alla quarta parola il bambino, che ormai si sentiva grande, era pronto a vedere la nonna sbiancare dal panico. Attese qualche secondo, giusto il tempo di lasciarle preparare mentalmente lo scenario della storia, e poi lanciò la parola di botto: «...e Sator!»
“Miseria nera!” pensò Alessandro. La nonna non aveva battuto ciglio, né una sola ruga si era scomposta sul suo viso. “Ma vuoi vedere che la nonna gioca di nascosto con papà al suo videogioco?” si domandò sbalordito.
Nonna Ersilia, però, era una donna tosta, mica una principiante del raccontar storie! Prima che con il nipote, aveva fatto il gioco delle quattro parole con i suoi tre figli. Niente poteva scalfire la sua fantasia. In quel momento cercava solo il modo giusto per regalare un brivido e un'emozione al ragazzo, ma senza spaventarlo.
Con questo pensiero in mente, si sedette con una grande ciotola di fagioli da sgranare e ne passò una manciata anche al nipote. Gli disse solamente: «Io racconto e noi sgraniamo i fagioli. Domani li cuciniamo con il pomodoro e la salvia, e in più ti preparo la pizza sotto la brace del camino che ti piace tanto.»
Alessandro prese il primo baccello. Guardò le mani della nonna: erano ossute, mani da vecchia, ma sapevano "sbacare" con una sapienza incredibile. Il bambino cercò di imitarla per non doverle chiedere come si faceva, e rimase in attesa.
La storia iniziò intorno al terzo baccello vuoto.
«Quando io ero bambina» esordì la nonna, «le sere d'inverno accanto al fuoco duravano un'eternità. Certo, perché la sera cominciava già alle cinque del pomeriggio! Mica c'era la televisione. O meglio, c'era quella in bianco e nero, ma i programmi per i ragazzi duravano appena dalle 16 alle 17. Dopo di che, c'era il buio totale. E allora, per non far annoiare i bambini, c'era sempre qualcuno che si metteva a raccontare storie.»
La nonna sorrise, persa nei ricordi.
«Ricordo bene, anzi benissimo, la sera in cui nonna Ninetta mise sul fuoco un gran cespuglio secco di ginepro. Quando si infiamma, il ginepro scoppietta e sprigiona un profumo che non so descriverti: sa di pepe, di resina di pino e di terra viva. Le lingue di fuoco danzavano e illuminavano la stanza. Ti ubriacavi le narici tra l'odore di zolfo e quello di resina man mano che il cespuglio bruciava. In quell'atmosfera irreale, che assomigliava proprio a uno dei tuoi videogiochi, a un certo punto si sentì cantare la civetta.»
La nonna immagine fiabesca mette del ginepro sul fuoco e una civetta canta


Alessandro ascoltava a bocca aperta, dimenticandosi quasi del fagiolo che aveva tra le mani.
«E in quel momento» continuò la nonna, «si correva subito a buttare un po' di sale nel fuoco! Gli anziani dicevano che se una civetta cantava vicino a casa, allora qualcuno sarebbe morto o sarebbe capitata una brutta disgrazia. Prevenire è meglio che curare, si diceva, e per impedire il peggio il sale finiva dritto sulla brace! Così gli odori si mischiavano, il sale scoppiettava forte e facevi davvero fatica a tenere gli occhi aperti dal fascino e dal sonno.»Alessandro teneva il conto mentale delle parole. “Ginepro l'ha detto, zolfo pure, la civetta l'ha nominata” si disse tra sé e sé, trattenendo il respiro. “Adesso si incarta. Ora non sa più come andare avanti e finalmente vinco io!”
Il ragazzo assaporava già il sapore della vittoria. Che cosa poteva mai sapere la nonna del Sator dei videogiochi? Lei era così lontana nel tempo, una vecchia signora convinta che a qualcuno interessassero ancora le sue storie. Soprattutto a uno grande come lui!
Nonna Ersilia, senza smettere di sgranare i fagioli, continuò il suo racconto.
«In una di quelle lunghe sere d'inverno» riprese la nonna, «venne a trovarci Quinto, un nostro vicino di casa. Davanti al fuoco ci raccontò che qualche giorno prima era andato in un paese vicino in sella alla sua motocicletta. All'improvviso era stato sorpreso da un fortissimo temporale. Intorno a lui non c'erano case dove ripararsi, ma solo alberi, cespugli e ancora alberi. Alla fine, nel bel mezzo del nulla, scorse un'abbazia e corse a bussare al portone.»
Alessandro, nonostante volesse fare l'indifferente, si sporse un po' più in avanti per ascoltare.
«Quell'abbazia» proseguì la nonna, «aveva delle torri alte che finivano con tetti a punta. La facevano somigliare più a una fortezza impenetrabile che a una chiesa. Di giorno era bellissima, ma di notte, immersa nel buio e nella tempesta, incuteva un forte senso di soggezione. La grandine, che ormai scendeva fitta insieme alla pioggia, convinse Quinto a battere con tutta la sua forza il picchiotto, il grande anello di ferro del portone.»

Notte fonda, acqua grandine, abbazia alte torri, motocicletta che illumina l'entrata fiabesco scenario

La nonna imitò il suono del ferro battuto sul legno, facendo sorridere Alessandro.
«Il suono si propagò tra il chiostro e le grandi sale vuote, finché uno dei frati venne ad aprire, facendo entrare quel povero malcapitato. Quinto era zuppo fino all'inverosimile! I frati gli diedero subito degli asciugamani e un cambio d'abiti asciutti, mettendo i suoi vestiti bagnati ad asciugare accanto al grande camino della sala comune. Dato che i monaci non ricevevano spesso ospiti per cena, lo invitarono con gioia alla loro tavola.»
«Cosa mangiarono, nonna?» chiese Alessandro, dimenticandosi per un attimo della sua sfida.
«Un pasto semplice ma delizioso» rispose la nonna con gli occhi che brillavano. «Una zuppa calda con le verdure dell'orto, un polletto a pezzi alla cacciatora cucinato con salvia, un filo di pomodoro e le bacche di ginepro, del pane fresco appena sfornato e un buon bicchiere di vino dell'abbazia. I frati erano davvero fieri di produrre da soli sia il vino che l'olio.»
La nonna fece una piccola pausa per raccogliere un altro baccello.
«Mentre si aspettava che la pioggia e la grandine diminuissero, la serata si fece allegra e accogliente, specialmente dopo il secondo bicchiere di quel vino rosso così corposo che andava giù che era una meraviglia. A quel punto, a Quinto venne in mente di fare una domanda: "Ma non avete paura, così isolati dal mondo, che qualche malintenzionato possa entrare qui per rubare?" Il priore lo guardò, sorrise sereno e disse semplicemente: "Nessuna paura. Noi abbiamo il Buon Seminatore che ci protegge. Lui vigila e custodisce tutto il monastero fin dai tempi della prima chiesa cristiana, su cui poi è stata costruita questa abbazia."»

cena in abbazia, fra buon vino e frati che spiegano il significato del Sator

Alessandro spalancò gli occhi. La nonna stava per pronunciare la parola magica.
«"Il Buon Seminatore?" chiese Quinto stupito. "E chi mai è costui per essere così forte da proteggere un posto così grande?" E il priore rispose: "Il Sator. Non l'hai notato quando sei arrivato perché diluviava, ma si trova scolpito su una pietra, proprio vicino al grande portone d'ingresso, sulla sinistra."»Alessandro fece un salto sulla sedia, rovesciando a terra tutti i fagioli che aveva faticosamente accumulato sbacando.
“Non è possibile! Non è un mostro dei videogiochi? Ma come fa a saperlo? Non può conoscere anche questa parola! No, non ci credo... ma la nonna è magica per caso?” pensò il ragazzo, con il cuore che gli batteva forte per la sorpresa.
«Ma che cos'è questo Sator?» aveva chiesto Quinto al priore, totalmente incuriosito. E nello stesso identico momento, Alessandro pose la stessa identica domanda alla nonna: «Sì, nonna, che cos'è?»
La nonna sorrise. Prese la paletta del camino, tirò fuori un po' di cenere calda e la appiattì per bene sul pavimento del focolare. Poi, usando un rametto come se fosse una penna, cominciò a tracciare dei segni.
«Il Sator» spiegò la nonna, «è un insieme di parole che venivano incise sulla pietra migliaia di anni fa. Di solito venivano disposte all'interno di un quadrato perfetto.» 
Mentre parlava, la nonna creava sulla cenere un reticolo preciso, scrivendoci dentro come se stesse usando un foglio di carta. Alessandro si sporse in avanti, ma la nonna stava attenta a non svelare subito le lettere appena tracciate; voleva che il nipote comprendesse prima il senso profondo di ciò che stava per rivelargli. La stima e la curiosità del ragazzo, intanto, salivano alle stelle.
«È un quadrato magico scolpito nella roccia» continuò la nonna. «Contiene cinque parole: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS. Sembrano parole normali, ma se le leggi al contrario, da destra a sinistra, dicono esattamente la stessa cosa! E se le leggi dall'alto in basso, o dal basso in alto... non cambiano mai! È un codice geometrico perfetto. Un labirinto in cui ogni strada ti riporta al punto di partenza. Nei computer moderni questo fenomeno si chiama palindromo, ma mille anni fa, per la gente comune, era considerata vera magia.» 
«Ma cosa significa davvero quella frase?» chiese Alessandro, ormai completamente rapito dal racconto. Altro che videogiochi: questa era storia reale, un mistero antico e tangibile!
La nonna sorrise, felice di aver fatto breccia nel cuore del nipote.
«Se ben ricordo le parole che il priore disse a Quinto, il significato è questo: "Il Seminatore, con il suo carro, tiene con cura le ruote del mondo". Gli antichi costruttori di chiese lo scolpivano sulle pietre fuori dalle porte. Si trova anche nell'abbazia dove io e tuo nonno ci siamo sposati! Per loro era una specie di grande amuleto di protezione. Pensavano che se un fantasma o un mostro cattivo avesse provato a entrare nella casa di Dio, sarebbe rimasto intrappolato a leggere quel quadrato all'infinito, avanti e indietro, senza riuscire mai a superare la soglia! Un po' come facevano i contadini quando mettevano le scope di saggina dietro le porte per non far entrare le streghe... ma questa è un'altra storia, e te la racconterò quando sarai un po' più grande.»
«Ora prova tu a leggere» disse semplicemente la nonna, «e capirai quanto era complicato questo arcano, che resta tutt'oggi un grande mistero. Chiedi a tuo padre se per caso ci hanno tirato fuori un videogioco, non mi stupirei affatto!»
Il giorno successivo, le dita di Alessandro volavano sulla tastiera del telefono per scrivere a Francesco: «Che sfortuna, amico mio! Non ti vado a pescare una parola che non solo la nonna conosceva alla perfezione, ma con tutti i mostri dello spazio che esistono, ho scelto proprio quello che lei sapeva a memoria? Pensa che si è pure sposata nella chiesa dove quella frase è scolpita sulla pietra! Disfatta totale, ho perso la sfida. La vecchia nonna è troppo in gamba, bisogna ammetterlo. Però ha promesso che la prossima volta mi racconterà la storia delle streghe e delle scope di saggina dietro le porte!»
bambino al cellulare , nonna pensosa alla finestra cucina antica, stile favola

Alessandro fece una breve pausa, poi aggiunse: «Ti va di venire con me una delle prossime domeniche? La nonna e papà hanno promesso di portarci a vedere il Sator dal vivo!»
«Certo che sì!» rispose prontamente Francesco dall'altra parte dello schermo. «Vuoi vedere che la tua nonna finisce per raccontare una bellissima storia anche a me?»
Intanto,  la nonna guardava fuori dalla finestra verso la sua amata campagna. “Niente nasce dal nulla” pensò tra sé e sé, sorridendo. “Ogni cosa ha sempre radici antiche, che affondano nelle paure del passato o in eventi che gli uomini non riuscivano a spiegare. E quelle radici sono la base perfetta per inventare i videogiochi di oggi”.
La nonna provò un'ondata di gratitudine nel cuore, pensando che la domenica successiva sarebbe ritornata in quell'abbazia dove era iniziata la sua vita di moglie, di madre e, infine, di nonna. Ringraziò il cielo per quel dono prezioso e senza tempo: la capacità di saper raccontare storie capaci di incantare il mondo dei bambini.
Datemi 4 parole e vi racconterò un'altra storia!

Nonna scrive sulla cenere le parole del quadrato del sator, bambino in felpa estasiato osserva stile favola

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"Storia creata dalla mente dell'autrice, immagini create con IA"

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