Nonna in prestito per una storia

                       

Alessandro, pieno di energia, si alzò e si vestì in un lampo. Senza mangiare nemmeno un biscotto, corse sotto il pergolato a lucidare la sua bicicletta, quella che mamma e papà gli avevano finalmente portato da casa. Dalla nonna aveva ottenuto un permesso speciale: la mattina presto poteva scorrazzare dietro l'abitazione, lungo il fossato, seguendo lo stradello di campagna che i contadini avevano tracciato passando e ripassando ogni giorno per andare nei campi.

«Certo, non ha niente a che vedere con una pista ciclabile di città», pensava Alessandro, «ma siamo pur sempre in campagna. Porterò pazienza: magari mi annoierò, ma almeno posso fare qualcosa di diverso».
La chiamata vocale di Francesco arrivò proprio mentre controllava, giro dopo giro, che la catena della bicicletta scorresse bene,una verifica essenziale, vista la pessima stradina che doveva percorrere.
"Ohi, ma tua nonna poi te l’ha raccontata la storia della scopa di saggina che ferma le streghe?"
Certo, pensò Alessandro, il suo amico sarebbe stato il nipote perfetto per nonna Ersilia! Ma a voce rispose:
"No, si è calmata. Ha capito che non sono molto interessato alle sue storie. È davvero brava, mi ha anche battuto con la storia del Sator, ma io proprio mi annoio".
Francesco, che era un bambino solo in città, affidato a turno tra vicini e parenti, ebbe l'idea della disperazione:
"Ma tua nonna la sa gestire una videochiamata? Perché io potrei prendere il tuo posto come ascoltatore!"
Alessandro ci pensò un attimo. Un "sostituto ascoltatore"?
"Ma sì, dai, la nonna impara subito. Le presto il mio cellulare e vediamo cosa succede", rispose all'amico, anche se un po' titubante. In fondo, un pochino gli scocciava "prestare" la sua nonna, anche se solo come cantastorie.
La cosa venne preparata con cura. Nonna Ersilia sorrideva sotto i baffi: se solo Alessandro avesse saputo delle videochiamate che faceva con la sua amica Rosa e delle lunghe chiacchiere che si scrivevano! Ma era meglio far finta di essere una vecchia nonna che sapeva solo raccontare storie di un tempo lontano. Voleva mantenere almeno un pezzetto di magia per quei ragazzi che vedevano sempre e solo immagini sul telefono, e che non sapevano più immaginare da soli.Fece finta che il cellulare fosse un oggetto misterioso e perfetto, appartenente solo al tempo di Alessandro, mentre lei teneva ben stretto il suo smartphone dentro la tascona interna del grembiule. Si divertiva proprio, e di cuore!
Il viso di Francesco comparve sullo schermo:
"Buonasera, signora nonna Ersilia! Me la racconta una storia tutta per me? Tanto sono solo e ho tutto il tempo che voglio".
"Devo spingere qualche tasto? " chiese la nonna ad Alessandro, fingendosi imbranata.
"Ma no, nonna, fai come se Francesco fosse seduto sulla mia sedia e siamo a posto. Io vado a fare un giro in bici".
"Niente bici! Mica mi lascerai da sola con questo attrezzo del futuro. Io devo raccontare, non preoccuparmi del sistema di trasmissione"!
"Facciamo così" propose allora la nonna ai due ragazzi, "datemi due parole per uno e io vedo cosa posso creare".
A Francesco non sembrava vero, e ad Alessandro nemmeno, anche se per due motivi completamente diversi. Ma la nonna ottenne le sue parole.
Francesco disse subito:
"Scopa di saggina e streghe".
Alessandro, che aveva capito che l'amico voleva proprio farsi raccontare la storia che la nonna aveva negato a lui perché lo riteneva ancora troppo piccolo, decise di intervenire. Disse:
"Gufo".
Poi cercò una parola che potesse fuorviare la nonna dal racconto delle streghe, «che sono di una noia mortale di questi tempi», pensò. Alla fine scelse Ambra. Nella sua testa pensava ad Ambra, la ragazza che vedeva sempre in TV, ma non aggiunse altro: voleva coglierla in castagna.
Come se si fosse attivata una registrazione audio, la nonna si prese tre secondi di silenzio e poi partì, fluida, come se la storia la sapesse già tutta a memoria:
C'erano due amiche per la pelle, Anna e Siria, cresciute insieme eppure diversissime nei loro giochi. Anna era chiassosa, sempre a correre all'aperto; Siria, invece, era molto seria e riservata, e si animava solo al tramonto. Eppure, erano legate da un profondo affetto, proprio come voi due.
Una sera d'estate, mentre Anna giocava con un gatto sotto al portico, notò che la camera di Siria era illuminata in modo strano. Abitavano molto vicino, in due casolari anch'essi differenti: quello di Anna era pieno di animali, chiasso, rumore e gente che andava e veniva, in un eterno chiamarsi l'un l'altro tra familiari. Dal casale di Siria, invece, non arrivava nemmeno un suono. Quando scendeva la luce del tramonto, mentre la casa di Anna si accendeva di vita, quella di Siria si spegneva, come se il silenzio e la notte diventassero un'unica cosa.
Quando sei bambina tutte le cose ti sembrano normali, perché non hai ancora abbastanza esperienza per fare paragoni. Ma quella finestra così illuminata attirò l'attenzione di Anna. Smise di accarezzare il gatto e pensò di andare a controllare di persona quella novità.
I due casolari erano uniti da una stradina sterrata: da un lato c'era una siepe di bosso fitta e spessa, e dall’altro lo sguardo poteva spaziare su campi pieni di erba profumata, costeggiati da un lungo muro. Lì sorgeva una piccola casa a due piani con un grande cipresso, che tutti chiamavano "casa Rosetta" dal nome della proprietaria. L'anziana signora era morta molti anni prima e la casa era rimasta abbandonata: nessuno voleva andarcene ad abitare sia perché in paese si diceva che la vecchia fosse in realtà una strega, sia perché, parliamoci chiaro,chi mai comprerebbe una casa costruita a poca distanza dal muro di un cimitero di campagna?

Alessandro diede uno sguardo allo schermo del cellulare per vedere se Francesco si stesse annoiando come lui. Macché! Il suo amico era super attento. Alessandro sospirò, sperando che la storia si animasse, perché fino a quel momento la trovava proprio barbosa.
«Anna alla storia della signora Rosetta-strega non ci credeva proprio,» proseguì nonna Ersilia, ignorando il poco interesse del nipote e godendosi invece l'attenzione dell'amico, «ma il fatto di dover camminare così vicino al cimitero per raggiungere Siria le metteva un brivido freddo nelle ossa, manco fosse stata una vecchietta. Però era troppo curiosa.»
Il grido improvviso di un gufo, appollaiato su una quercia che interrompeva il lungo vialetto di bosso, le fece fare un salto. Il cuore le balzò in gola. La tentazione di tornare indietro era tanta, ma la curiosità ebbe il sopravvento. «Ancora solo dieci metri», si ripeteva passo dopo passo.
A un certo punto notò una cosa strana: uno degli ultimi raggi di sole aveva colpito il vetro senza imposte di casa Rosetta. All’improvviso la casa sembrava abitata, e ad Anna parve persino di vedere una figura nera muoversi sul balconcino invaso dai rovi. «Scherzi della paura», si disse.
Passare dal gelo nelle ossa al cuore in gola, fino a un disperato «Oh mamma mia, non mi reggono le gambe!», fu un tutt'uno. Le tornarono in mente tutte quelle storie che i grandi le proibivano di ascoltare; ma si sa come va a finire: quando proibisci una cosa, è la volta buona che la fai, e lei infatti non se n’era persa mai una.
Non aveva mai voluto ascoltare fino in fondo i racconti su casa Rosetta, ma quel balcone improvvisamente animato le fece ricordare ogni minimo dettaglio.
Le tornò in mente Antonio, l’amico di suo padre. Al terzo bicchiere di vino, l'uomo cominciava a biascicare e a trascinare le parole, ma la storia Anna l’aveva impressa bene nella mente:
"Quando ero giovane" raccontava Antonio con la voce impastata, ero innamorato di una ragazza che abitava a Montignolo. Una sera avevo fatto tardi e stavo tornando con la bicicletta. Il faro funzionava a malapena: un momento andava e un momento era buio pesto. Non vi dico che paura quando sono passato proprio vicino a casa di Rosetta. Continuava Antonio nei ricordi di Anna.  "Mancava qualche secondo a mezzanotte, perché subito dopo ha suonato il campanile della chiesa, e l’ho vista. Era in piedi sul balcone, con una gonna larga e nera, i capelli sciolti e una camicetta che le lasciava scoperte le spalle. Aveva qualcosa in mano che quasi brillava e se lo passava sul bordo della gonna, ripetendo a voce alta: “Strofina la stoffa, sprigiona la scintilla, l'ambra comanda, la scopa oscilla!”. E non ci crederete, ma la scopa di saggina accanto a lei—che all'inizio mica avevo capito cosa fosse, vedevo solo il manico—oscillava sul serio! Poi, di colpo, ci è salita sopra ed è volata via nella notte. 


Quella storia doveva aver spaventato molto Antonio, e anche il padre di Anna, perché quando era nervoso faceva sempre delle piccole risate tirate. Infatti, per mettere fine al racconto e non far proseguire l’amico, si era limitato a dire:
Ti piaceva molto il vino anche da giovane, eh Antò?
Adesso per Anna la paura era davvero tanta. Tra la leggenda di quella casa, il cimitero e la finestra illuminata di Siria, la ragazzina avrebbe avuto dubbi per tutta la vita; ma proprio in quel momento, distogliendo lo sguardo da casa Rosetta, vide la finestra di Siria aprirsi e qualcosa volare via nel buio.
Una voce dal profondo del cuore le diede un ordine perentorio: «Alt e dietrofront!»
Tornò di corsa verso casa sua, dove tutti sull’aia continuavano a chiacchierare di streghe e fantasmi. Per lei era decisamente troppo: scappò a letto e si coprì fin sopra la testa con il lenzuolo.
Alessandro dal vivo e Francesco dallo schermo guardarono nonna Ersilia, come a chiederle se la storia fosse finita lì. Sembravano quasi delusi dalla mancanza di forti emozioni, o almeno questo era quello che, da bambini ormai grandi, volevano far credere alla nonna.
La nonna, facendo finta di non notare i loro sguardi, proseguì il racconto:
"Di giorno le cose fanno meno paura", pensò Anna il mattino seguente. Corse incontro a Siria, che stranamente arrivò tutta agitata:
"Un grosso, enorme pipistrello è entrato nella mia camera!" raccontò Siria col fiatone. "La mamma me lo dice sempre di non accendere la luce grande, ma solo la lampadina piccola della sera. Ieri sera però quella piccola si era fulminata, così ho dovuto accendere il lampadario grande ed è entrato lui! Ti giuro, era enorme, con due ali che sbattevano sui libri e addosso all’armadio. Papà ci ha messo un sacco di tempo a farlo volare fuori dalla finestra!"
Anna respirò di sollievo: la sua amica non era una strega. Non che sarebbe cambiato qualcosa nel loro affetto, ma almeno avrebbe avuto meno paura a frequentarla.
Andiamo a giocare! — propose Siria. — La mamma mi ha insegnato una filastrocca che le aveva mostrato la bisnonna Rosetta, quella della casa diroccata. Se vuoi te la insegno.
E mentre lo diceva, tirò fuori dalla tasca un pezzetto di ambra gialla e cominciò a strofinarlo sulla gonna di lana, ripetendo ridendo:
«Strofina la stoffa, sprigiona la scintilla, l'ambra comanda, la scopa oscilla!»
Più tardi, nonna Ersilia raccontò in videochiamata tutta la scena alla sua amica Rosa, ridendosela di gusto:
...E sapessi come hanno fatto finta di niente mio nipote e il suo amico! Volevano fare i grandi, ma ogni tanto sbiancavano dalla paura! Meno male che sono solo storie inventate le mie... A proposito, Rosa, ma tu lo sapevi che l'ambra strofinata sulla lana fa fare le scintille e attira i fili della scopa come per magia?
 "Lo so io e lo sai tu,   ma i bambini no, hanno creduto a tutto. A proposito io la filastrocca la ricordo bene se porti l'ambra andiamo a fare un giro questa sera come quando eravamo bambine?"

"Datemi 4  parole e vi racconto un'altra storia! 
Mia nonna diceva: "Mai dare per scontato quello che si mormora al buio, alle volte è vero anche di giorno"!

"Storie create dalla mente dell'autrice, le immagini create con IA"

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