Nonna Marietta svela il mistero del Regolo

                                       4 immagini che descrivono le parole :porcospino, regolo, canestrino , rovo


Umberto e Paolina controllavano ogni giorno la loro altezza sul segno che la nonna aveva messo dietro la porta: uno ciascuno, contrassegnato con le iniziali dei loro nomi. Uno appoggiava la schiena e l’altro, tenendo un libro sulla testa, faceva un segno con la matita.

Sapere quanto fossero diventati grandi rispetto all’anno prima era fondamentale. Nessuno dei due aveva smesso di pensare alla frase detta dalla nonna il giorno della raccolta dei fiori per il solstizio d’estate, quando si era rifiutata di raccontare la leggenda perché erano troppo piccoli e non avrebbero dormito la notte: «E la storia del Regolo, il serpente a metà, ve la racconto un’altra volta». 
Erano passati mesi a pensarci e a misurarsi.
«Cavoli», disse Umberto, «sono cresciuto di cinque centimetri!»
«Principiante!» lo canzonò Paolina guardando il segno, «io ben sette!»
«Ora la nonna non può non raccontarci la storia che fa paura!» gridarono insieme. E come due razzi, via di corsa verso la casa della nonna: era giunto il tempo di sapere!
«Non abbiate fretta», disse la nonna. «Dovete scegliere. C’è una versione semplice e delicata che posso raccontarvi adesso, mentre ve ne state seduti davanti a un bel bicchiere freddo di latte con il mio ciambellone. Oppure, potete dormire qui da me: prepariamo un canestrino con tre panini e dell'acqua, e si parte al primo lucore della luce. Il primissimo raggio, quello che filtra fra le cime dei nostri monti, illumina tutto di bagliori e gioca con gli alberi e i prati».
Svegli come allodole prima ancora che sorgesse il sole, i due bambini erano già pronti. Non era mai successo in vita loro, ma stavolta non stavano più nella pelle per l’attesa.Capirono presto che la cosa si sarebbe fatta complicata. La strada la riconoscevano: era la stessa che avevano fatto mesi prima per andare a Fontana Cupa, solo che stavolta girarono un po’ prima, e respirarono di sollievo.
La nonna camminava veloce. «Dobbiamo muoverci! Dicono tutti che si vede alle prime luci del sole, e il sole a breve ci inonderà con i suoi raggi. Camminate svelti, che tra poco questa luce soffusa lascerà il posto al giorno pieno».
Mentre fra i monti i primi raggi dipingevano il cielo – come le pennellate di un pittore poco famoso che sapeva fare solo linee della larghezza del suo pennello – la nonna disse semplicemente: «Ci siamo».
Prese dal canestro una vecchia coperta militare. Le chiamavano così: coperte infeltrite e pesanti, perfette perché, una volta seduti, non facevano sentire eventuali sassolini o spini, e impedivano a qualche insetto di pungere.
Il cielo era un bagliore unico, un'emozione incredibile. I bambini non l’avevano mai visto dal vivo a quell’ora: di solito dormivano. Rimasero immobili, come se davanti ai loro occhi stesse scorrendo un bellissimo film.
Nonna Marietta disse che si trovavano abbastanza vicini per vedere, ma abbastanza lontani per scappare in sicurezza, se per caso il guardiano delle grotte non fosse stato di buon umore.
«Quale grotta, nonna? Io vedo solo un ammasso di rovi e qualche cespuglio, ma dov’è l’entrata?» chiese Umberto.
La nonna sorrise. «Proprio dietro ai rovi. Voi pensate che un vecchio serpente a metà arrabbiato abbia voglia di ricevere ospiti?»
«Ma come mai è diventato così arrabbiato?» volle sapere Paolina.
«La leggenda dice che un contadino trovò una grossa vipera sul muro vicino a casa», raccontò la nonna. «Aveva la zappa in mano e le sferrò un gran colpo, tanto da dividerla in due. La parte della coda rimase a contorcersi accanto al contadino, ma la parte della testa schizzò via fra l’erba e nessuno seppe che fine avesse fatto. Qualche tempo dopo, mesi forse, iniziò a girare la voce che fosse stata vista un'enorme "cosa". Sembrava un serpente grosso come un gatto, ma un gatto di quelli belli panciuti e di buona taglia, con due grandi e immensi occhi gialli. E di questa creatura non si vedeva mai la coda».
Le voci, però, restano solo voci, a meno che qualcuno non aggiunga altri particolari per rendere la storia davvero interessante.
«Va così dalla notte dei tempi», continuò la nonna, «per cui in poco tempo la povera vipera ottenne poteri enormi. Sembra che se la guardi negli occhi, quei grandi bulbi gialli inizino a girare come girandole. Tu resti immobile finché lei non toglie lo sguardo: puoi solo respirare, ma non riesci a scappare o a parlare».
La leggenda vuole che ami vivere nelle grotte e torturare con lo sguardo tutti gli uomini che passano. Di quel momento le persone ricordano solo pochi attimi: gli occhi gialli e poi il buio. Si vendica della cattiveria del contadino che la tagliò in due pezzi con chiunque le capiti a tiro, non solo persone ma anche animali. Ci riesce con tutti, tranne che con i galli: quando ne sente uno, si terrorizza e scappa. Ma queste sono solo altre voci arrivate dal passato.
Siccome non voleva spaventare i bambini, la nonna narrava con dolcezza, ma spiegò bene ogni dettaglio: «Pesa una ventina di chili, dicono sempre le voci, e ha squame dure come il ferro. Quando si muove, fa un rumore che sembra quello di una catena da bicicletta senza olio. E, soprattutto, a molti lo spavento ha fatto venire chiazze di capelli bianchi su teste che prima erano nere come la pece».
I biscotti non andavano né su né giù nella bocca dei cuginetti. La nonna, invece, mangiava e raccontava: «Tra le sue abitudini c'è quella di andare a bere a Fontana Cupa. Non l’ha mai vista nessuno lì, ma un contadino disse di aver sentito un rumore di catene trascinate sulla pietra della fontana».
Proprio in quel momento l’allodola che festeggiava il giorno – e che per la verità si era portata avanti con il lavoro, cantando già prima del lucore – si posò sul rovo. Il movimento improvviso fece cacciare un urlo a entrambi i bambini.
La nonna sorrise: «Tranquilli, non corriamo nessun pericolo, siamo distanti». Eppure, tirò fuori tre specchietti da borsetta. Per recuperarli e rendere la storia credibile ci aveva impiegato due ore, rovistando tra vecchie borse e scatole del cucito. «Se capita un altro rumore strano, prevenire è meglio che curare. Voi, invece di guardare gli occhi gialli, puntate lo specchietto davanti a voi: così non potrà ammaliarvi né paralizzarvi».
«Cavolo», disse Umberto, «come il Basilisco nel film di Harry Potter!»
«Bravo!» disse la nonna, «da chi credi che abbiano preso ispirazione gli sceneggiatori?»
Per quanto si fidassero della nonna, la paura si era ormai trasformata in goccioline fredde lungo la loro spina dorsale.
«Su, mangiate e bevete! Tanto il sole è arrivato, non l’abbiamo visto e non credo che lo vedremo, a questo punto tanto vale finire questi biscotti buonissimi». In realtà, la nonna li aveva finiti quasi tutti lei, presa com'era dal raccontare.
L’allodola continuava a cantare, e il cielo si dipingeva finalmente di colori tenui dell’alba piena. In quell’attimo magico di tempo sospeso, che sembrava quasi una magia, gli alberi erano sfumati dai raggi dorati del sole, le goccioline di rugiada attiravano la luce e ogni filo d’erba si trasformava in un piccolo arcobaleno.
All'improvviso, un tonfo forte nella grotta – come se un grosso sacco fosse caduto dall’alto – e un leggero tintinnare quasi metallico diedero il via al più grande urlo che due bambini potessero mai emettere.
«Perbaccolina!» pensò Musetto (come lo chiamava la nonna). «Mi sono superato a fare il serpente a metà, devo segnarmelo! Altri due spaventati che non torneranno a disturbare il mio sonno!»
Ci volle un bel po' alla nonna per spiegare che sì, la leggenda del Regolo era vera, ma che in realtà il suo scopo era far conoscere loro Musetto nel suo habitat naturale: l’istrice, infatti, adora il primo mattino. E poi, se non avesse inventato una storia così complicata, quando mai avrebbero avuto la voglia di svegliarsi così presto per vedere la rugiada fare gli arcobaleni con la prima luce del sole?
Le nonne sanno sempre come farti vedere quello che vogliono loro, facendoti pensare di stare a vedere quello che vuoi tu!
Datemi 4 parole e vi racconto un'altra storia !

Porco spino esce dalla tana,  bambini sorpresi, primo mattino luce sole alba

" La storia nasce dalla mente dell'autrice le illustrazioni create da IA"

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