Un giorno con due mattine e due sere



 «Nonna, hai saputo? Il 12 di agosto,  ci sarà un’eclisse di sole parziale, ma sarà visibile anche da noi?» disse Luca, arrivando trafelato dalla nonna che, in piedi in cucina, stava seguendo un servizio in TV su una vecchia eclisse, quella totale del '61.

«Ma allora lo sai, nonna! Vedo che ti stai già informando!»
«Non mi serve,» rispose la nonna «io c’ero il 15 febbraio del 1961, quando il giorno si fece notte buia.»
Luca schizzò sulla sedia, seduto come un soldatino pronto alla storia. Lo sapeva che stavolta non servivano le solite "datemi quattro parole": la nonna, quando raccontava la storia dal suo punto di vista, andava come un treno senza bisogno di nulla.
Luca aveva ragione, perché nonna Matilde si mise seduta dall’altro capo del tavolo, prese un bicchiere con un bel succo di frutta fresco, qualche fettina di pesca dal frigo e un piccolo ciambellone che aveva comprato al forno del paese, dato che faceva troppo caldo per accendere il forno in casa.
"Maratona solare" pensò Luca, "chissà quante cose avrò da raccontare agli amici il 12, quando andremo a casa di Stefano sul terrazzo per vedere bene l’evento!"
«Avevo quasi cinque anni il 15 febbraio del 1961,» esordì la nonna «ma ricordo tutto il prima e il dopo di quel Sole Nero. Ovviamente, con gli occhi di una bambina di quell'età.
Le notizie, ai miei tempi, non giungevano a noi con la facilità di oggi. La fonte sicura era la radio, che però non tutti avevano, o le prime rarissime televisioni in qualche bar. Da noi la TV era ancora una sconosciuta, quindi i giornali diventavano l’unico modo per sapere le cose.
Quella domenica andai in chiesa con mia madre. Mi piaceva tanto accompagnarla perché all’uscita mi comprava sempre un bigné pieno di crema alla pasticceria all’angolo. La proprietaria, la signora Pace – si chiamava proprio così – sfornava dei dolci semplici ma incredibilmente buoni, ricoperti di tantissimo zucchero a velo. All'epoca nessuno diceva che facevano ingrassare: si mangiava un dolce a settimana, se andava bene, quindi le calorie erano sconosciute... proprio come la televisione per me!»«Bei tempi!» disse Luca, a cui la madre aveva tolto le merendine.
«Non distrarmi che perdo il filo! Mica ho le mie quattro parole, qui avevo cinque anni e devo scavare a fondo nei ricordi,» lo rimbrottò nonna Matilde.
«All’uscita della messa trovammo la gente in piazza agitata. Questo è il mio ricordo più netto e preciso: sembravano preoccupati tutti, tanto i vecchi con il cappello in testa e il sigaro in bocca, quanto le donne. La mia mamma mi raccontò anni dopo, in una sera d’estate, che quel giorno ebbe paura pure lei. Aveva chiesto informazioni al giornalaio. Peppe era il postino del paese, uno che su una grossa Vespa chiara portava la posta nelle frazioni vicine o nei casolari sperduti; la domenica, però, insieme alla moglie, metteva un banchetto davanti al bar centrale per vendere i giornali. Lui sì che era informato, e soprattutto sapeva leggere bene!
Mamma mi spiegò poi che la gente era così agitata perché Peppe, il postino-giornalaio, leggeva ad alta voce i titoli dei quotidiani, che non erano affatto rassicuranti: parlavano di "Sole Nero" o dell’arrivo dell’"Eclissi del secolo", che avrebbe portato il buio in pieno mattino.
Ora tu vai a scuola, Luca, sai e conosci le cose. Ma prova a immaginare sessanta anni fa: in un piccolo paese, a parte qualche ragazzo che studiava, il medico, il farmacista, l’impiegato comunale e il sindaco, il resto era tutta gente che veniva da una storia antica, fatta di tempi atavici e di paure legate alla natura. L'eclissi era un terrore che si portavano dentro al DNA da millenni.
Per i popoli antichi, la scomparsa della luce in pieno giorno significava la morte certa per tutti. Quella paura se l'erano tramandata di generazione in generazione, esattamente come il timore del lupo, della peste o di una guerra. Se fai un giro sul web, oggi scopri che era una paura comune a tutti i popoli del mondo.
Mia mamma, però, fu bravissima. Mi disse solamente – e questo lo ricordo ancora molto bene – di andare a chiedere a zio Benito, perché lui leggeva bene e, soprattutto, comprava sempre il giornale. Insomma, era un muratore dotto! Era andato a lavorare in Svizzera e, al suo ritorno in paese, veniva considerato da tutti come uno che aveva girato il mondo. Insomma, era "uscito dal recinto del paese" e quindi ne sapeva più degli altri. Se lo zio diceva che non c’era problema, allora potevamo stare tranquilli e senza paura.»
«Io non ricordo lo zio che mi spiega qualcosa,» continuò nonna Matilde, «ma lo ricordo benissimo mentre rompeva i bottiglioni da due litri, quelli di vetro verde e spesso che oggi non esistono più. Da lì ne ricavava dei pezzi grandi da metterci davanti agli occhi per fare da filtro. Mi ricordo anche che mi ordinarono di tenere la testa bassa: dicevano che se avessi guardato il cielo a occhio nudo, sarei diventata cieca.
Ed è una notizia vera tuttora, Luca! Guardare un’eclissi o il sole senza uno strumento adatto porta gravi danni alla vista. Per favore, evita di farlo anche tu con i tuoi amici il 12 agosto.»
«Abbiamo comprato le lenti apposite su Internet, nonna, stai tranquilla! E poi ho letto sul web che un tempo bastava affumicare del vetro con una candela...»
«Meglio le lenti moderne,» lo interruppe la nonna, «e gira lo sguardo spesso, non restare comunque a fissare il sole: è tanto bello, ma acceca.
E così arrivammo al fatidico giorno. L'eclissi era prevista al mattino presto, almeno così diceva il giornale, e la notizia si era diffusa in un lampo. In paese non sapevano leggere, ma per far circolare le voci battevano l'Internet di oggi! Vennero tutti a casa di mia nonna, perché da lì si vedeva meglio nascere il sole: "Ce l’abbiamo diretto davanti a noi!", diceva sempre mio papà.
Quella mattina è scolpita nella mia memoria, secondo per secondo. Ricordo papà e lo zio in piedi che preparavano i pezzi di vetro verde; erano arrivati anche diversi vicini di casa. Rammento le galline sull’aia e, soprattutto, la tensione di mio padre e di mio zio: cercavano di tranquillizzare tutti, ma nessuno di loro aveva mai visto un buio totale in vita sua. Anni dopo, la sera sotto il portico davanti a un cielo stellato, avrebbero raccontato i timori reali di quella mattina.
Quell'evento divenne un vero e proprio "spartitempo" per il paese. La gente, per datare i fatti della vita, diceva: "Ti ricordi? È successo prima dell’eclissi del '61!", oppure "Tre o quattro anni dopo l’eclissi...". Questo ti fa capire che per tutti fu un momento da segnare tra quelli che, quando ci sei dentro, non potrai dimenticare mai più.
Eravamo tutti lì a guardare i monti, da dove il sole era levato alle 7:08. Con l'ora solare vera, mica come ora che non sai mai se parli di sole o di un'invenzione umana del tempo! Chi andava in fabbrica era già partito per la città, ma chi come i miei genitori lavorava la terra per vivere, quel giorno divenne uno spettatore del tempo.
Tutti avevano gli occhi puntati al cielo tranne io. Mamma continuava a ripetermi: "Tieni gli occhi bassi, non serve che guardi il sole, lo capirai da sola quando succede". Più che la paura, ricordo un senso profondo di stare vivendo qualcosa di straordinario. Anche se avevo solo cinque anni.»
«E poi, Luca, accadde.
Erano circa le otto e mezzo del mattino. All’improvviso la luce dorata del sole iniziò a sbiadire, diventando di un colore strano, grigio e violaceo, come se il cielo si fosse ammalato. Fu in quel momento che capii cosa intendeva la mamma.
La prima cosa che mi fece sobbalzare fu il silenzio della natura, seguito subito dopo da un gran movimento nell'aia. Le nostre galline, completamente confuse da quel tramonto improvviso arrivato dopo appena un'ora di veglia, smisero di razzolare. Cominciarono a chiocciare sottovoce, a dondolare sbalordite e, facendo dietrofront, si diressero tutte in fila indiana verso il pollaio per rimettersi a dormire!
Poi arrivò il buio vero, denso come se fosse notte fonda. In quel preciso istante, il silenzio della campagna fu rotto da un coro di urla che saliva dal paese giù a valle e dai casolari vicini. Erano grida di puro stupore, ma anche di autentico spavento. Qualcuno piangeva, qualcuno pregava ad alta voce sul ballatoio di casa. Sentivo i vicini agitarsi accanto a mio padre, e persino io, stringendo forte la gonna della mamma con gli occhi inchiodati a terra, sentii un brivido lungo la schiena.
Per due minuti e quaranta secondi rimanemmo sospesi in un tempo che sembrava non dover finire mai. A me, che avevo solo cinque anni, quel briciolo di tempo sembrò lungo come una giornata intera. Un film incredibile con tanto di effetti speciali e sonori.


Ma proprio quando la paura stava per farsi più forte, papà gridò: "Sta tornando! Guarda in terra, Matilde!".
Abbassai lo sguardo e vidi l'ombra della Luna sfilare via veloce sul terreno. Un raggio di sole fortissimo, accecante, buco' il buio. In un attimo la luce invase di nuovo la nostra vita. Le persone smisero di urlare e iniziarono a ridere e a festeggiare, sollevate. Nel pollaio si sentì un gallo cantare a squarciagola, seguito dalle galline che uscivano di nuovo all'aperto,  per cominciare la loro seconda mattina dello stesso giorno.
Il Sole aveva vinto la sua partita a nascondino. E io, Luca, avevo appena vissuto il giorno più magico della mia infanzia: l'unico giorno della mia vita  con due mattine e due sere nel giro di 2 minuti e 40, potere di madre natura che ti ricorda che sei sempre un ospite nel creato.»
Luca sorrise alla nonna e pensò che si che ne aveva da raccontare agli amici all'eclissi parziale del 12 agosto del 2026!





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