Valerio e il guardiano del campo


Quattro illustrazioni in stile carta antica con spaventapasseri, ruscello, uccellino fringuello e fiori di tagete vellutini.

 Nella grande stanza che il nonno Arturo chiamava "il mio caos" c’era, effettivamente, molto più caos del solito. Sul grande banco da lavoro riposavano due grandi canne, raccolte qualche mese prima al lago e lasciate asciugare per bene. Il nonno le stava tagliando prendendo le misure: un metro e ottanta per l'altezza. Una passata di seghetto elettrico – zuuuummmmmmmmmm – fatto! Poi diede una bella scheggiata alla base con una passata di frollino – vrumm – fatto anche questo.

Valerio aveva capito che il nonno era "a creare", come diceva sempre lui. Solo che non capiva. Proprio non capiva cosa c'entrassero la paglia e quei vecchi vestiti appoggiati su una sedia. “Beh”, si disse il bambino, “mi metto seduto e aspetto”. Di solito, quando il nonno creava, le cose nascevano in fretta.
Nonno Arturo, "classe 1946", come amava ripetere, aveva le idee chiarissime. Fece un rapido studio visivo delle proporzioni e procedette con il secondo taglio di canna. Ancora un bel – zuuuuuuuuuuuuuuzzzzzzzzzz – del seghetto elettrico ed ecco un pezzo da un metro e venti.
“Struttura portante finita!”, esclamò il nonno.
Illustrazione stile fumetto con nonno Arturo che taglia le canne con il seghetto elettrico e il nipote Valerio che lo guarda perplesso nel laboratorio.


Valerio non disse una parola, ma il suo pensiero era fin troppo chiaro: se la sua testa fosse stata un fumetto, sopra ci sarebbe stato un unico, enorme punto interrogativo.
“Passami quel rotolo di ferro, le tronchesi e le pinze”, chiese il nonno.
“Interessante”, pensò Valerio tra sé e sé, “vuoi vedere che mi sta costruendo un gioco? Sarebbe bellissimo!”.
“Serve il tuo aiuto”, disse il nonno, “tienilo incrociato bene e tienilo fermo sul tavolo, proprio dove ti indico io. Io passo prima il filo di cotone e poi faccio l’ultimo bloccaggio con il fil di ferro”.
Due giri sotto, due sopra, un incrocio. Due giri sopra, due sotto, un altro incrocio. Ogni volta il nonno stringeva forte con la pinza. Alla fine, mise in piedi la struttura.
“Ma nonno, si è rotta la croce al cimitero?” chiese Valerio. In piedi sul tavolo, quella struttura sembrava semplicemente una grande croce di canne.
“Abbi fede”, rispose il nonno, “e non mi distrarre, che sto cercando di ricordare come facevano mio nonno e mio padre a costruirli”.
“Costruire cosa, nonno? A me sembra che tu abbia già finito!”.
“Ma no!”, rispose ridendo, “questa è solo la struttura portante. Deve essere solida e rimanere fissa”.
Il nonno la infilò in un vecchio blocco di cemento con un foro profondo quaranta centimetri, preparato per l'occasione. “E ora vediamo quanto dondola... Perfetto, fermo e immobile!”. Le braccia della croce erano aperte e ben tese. “Ottimo lavoro”, si disse il nonno, soddisfatto.
“Adesso passami la paglia. Prendi i gomitoli di spago e taglia dei pezzi di circa mezzo metro con le forbici, preparane un po’. Io inizio dalla base e comincio a legare i primi fascetti”.
Paglia, spago, spago, taglia, paglia... Tutta la struttura iniziò a rivestirsi. Il nonno prese il centimetro da sarto e misurò il busto: centotrenta centimetri.
“Imbottisco ancora un altro po’”, mormorò il nonno tra sé, “è decisamente troppo magro”. Alla fine di tutto quel lavoro, più che una croce, quella sagoma sembrava proprio la forma di un uomo.
Nonno Arturo e il nipote Valerio nel laboratorio di falegnameria mentre costruiscono la struttura di legno e paglia dello spaventapasseri.

Valerio perse la pazienza: “Nonno, per Carnevale manca tantissimo e anche per Halloween! Che cosa stai preparando, si può sapere?”.
Il nonno si mise seduto, e Valerio capì che aver atteso ne era valsa la pena: ora avrebbe finalmente capito.
“Quando io ero piccolo come te,” raccontò il nonno, “tutto intorno a noi era un distesa di sterminati campi di grano e di orti. Madre natura, in cambio delle nostre fatiche, sembrava donarci ogni ben di Dio. Io ero affascinato da come mio nonno costruiva i guardiani dei campi.”
“E tu, nonno, stai costruendo un guardiano del campo? In che senso?” chiese Valerio, incuriosito.
“Il guardiano del campo era una figura che proteggeva i raccolti e gli orti. Noi lavoravamo la terra con tanta fatica, ma poi bastava che un fringuello o un passero avvertissero tutti gli altri per rovinare tutto. Magari avevi seminato con amore grano, avena o orzo, e in poche ore i semi scomparivano, tutti mangiati dagli uccelli. Oppure, negli orti, gli uccelli andavano a caccia di insetti e finivano per distruggere le piantine appena nate. Allora si costruivano i guardiani, il più possibile simili alla corporatura del proprietario del terreno. Gli uccelli riconoscevano quella sagoma familiare, pensavano che il guardiano di paglia fosse in carne e ossa e scappavano via.”
“Ingegnoso tuo nonno!” disse Valerio.
“Ma lo facevano tutti,” sorrise Arturo, “i guardiani esistono fin dall’antico Egitto. Non ci siamo inventati niente, abbiamo solo preso in prestito qualcosa dalla storia. Ora, siccome devo seminare nuovi ortaggi e ho visto lungo il ruscello stormi di fringuelli, passeri e anche qualche corvo, ho pensato che prevenire è meglio che curare. Quindi adesso lo vestiamo con dei miei vecchi abiti.”
“Ma la testa, nonno, non la fai?”
“Niente testa per ora, solo il tondo di paglia. Poi ci sarà la sorpresa finale!”
Il lungo impermeabile del nonno, che aveva decisamente vissuto stagioni migliori, venne infilato sul guardiano di paglia, con la cintura ben legata in vita.
In quel momento arrivò la nonna Lucia. Non si avvertì nemmeno il rumore dei suoi passi, ma un grande scampanellio, come se ci fossero tanti campanelli che suonavano tutti insieme.
“Nonna, ma partecipi anche tu alla costruzione?” chiese Valerio.
“Certamente! Io ho messo i tageti nell’orto,” rispose la nonna. “Anche se noi, in dialetto, li chiamiamo vellutini. Sono fiori robusti, li chiamano i 'medici dell’orto' perché proteggono il terreno e attirano gli insetti buoni. Non voglio proprio che i fringuelli o altri uccelli si mangino i semi.”
Così, anche la nonna si preparò insieme al nonno per rifinire il guardiano. Tirò fuori dalla sua "borsa sonante", come la chiamava sempre Valerio, alcune strisce di stoffa a cui erano attaccati specchietti e campanelli. Cominciò a cucirle sull'impermeabile, sotto le braccia, poi lungo la schiena e sul davanti. Alla fine il nonno diede un colpetto alla struttura, e quella suonava che era una meraviglia.
“Però, nonno, per la testa... gli uccelli non sono mica sciocchi! Lo capiscono che è senza testa, capiscono che non è un uomo.”
“Tranquillo,” lo rassicurò Arturo, “ci ha pensato la nonna.”
Il cappello di paglia della nonna, che a sua volta aveva visto tempi migliori, venne posizionato sopra la canna verticale. Due chiodi messi di traverso lo tennero ben fermo. Sotto la tesa si intravedeva ancora un po' di paglia, ma andava benissimo così. Ogni centimetro di quel cappello, infatti, era ricoperto di grandi elementi luccicanti.
“Se ci batte il sole, questo diventa un faro nel campo di giorno! Altro che luce laser!” si disse Valerio, sgranando gli occhi. La nonna aveva dato fondo alla sua "scatola delle chincaglierie", come la chiamava lei: paillettes, strass, ogni cosa che brillava, persino pezzetti di mosaico a specchio.
Una volta ricoperto il cappello, quando i raggi del sole lo avessero colpito, avrebbe brillato allontanando tutti gli uccelli.
“Questa sera al tramonto,” disse il nonno, “quando gli uccelli fanno cena, noi andremo nel grande orto lungo il ruscello e pianteremo lo spaventapasseri.”
“Ah, ecco! Uno spaventapasseri!” esclamò Valerio. “Ma se tu hai visto anche i fringuelli e i corvi, funziona lo stesso anche con gli altri uccelli?”
“Ma certo!” rispose il nonno. “Si chiama da sempre spaventapasseri, ma in realtà spaventa i volatili in generale.”
Al tramonto, in mezzo a un gran svolazzare di uccelli che si preparavano all’ultimo spuntino prima della notte, il palo venne infilato nel terreno per una trentina di centimetri. Il nonno lo fissò per bene a suon di martellate, che fecero scappare tutti gli uccelli all'intorno. Ed eccolo lì: il guardiano che brillava sotto gli ultimi riflessi del sole.
Nonni e bambino che costruiscono uno spaventapasseri di paglia decorato con campanelli nell'orto con fiori tagete.

Il nonno e la nonna chiesero a Valerio di dare un nome a quel guardiano, che da quel momento sarebbe diventato uno di famiglia, proteggendo il loro cibo. Il bambino andò un attimo in difficoltà. Poi, all'improvviso, si ricordò di un essere che era rimasto immobile nel bosco per tantissimo tempo, ricoperto dalla vegetazione; alla fine non poteva parlare, ma ripeteva sempre la stessa frase: “Io sono Vrod”. Anche il guardiano spaventapasseri non poteva parlare, quindi pensò che quello fosse proprio il nome giusto.
“Nome trovato!” gridò tutto felice ai nonni. “Lo chiamiamo Vrod, come un eroe dei videogiochi!”
Il nonno e la nonna si guardarono. Il loro pensiero fu unico: “Decisamente meglio dell’Uomo Nero o del Babau dei nostri tempi”. Al solo ricordo di quelle vecchie paure d'infanzia, ai due nonni venne quasi un brivido. Così si avviarono verso casa tenendo per mano Valerio, mentre gli ultimi raggi di sole illuminavano il guardiano del campo.
Sull'albero lì vicino, il corvo sul ramo di destra disse a quello sul ramo di sinistra: “E mo' questa novità cos'è? Ci possiamo fidare?”.
“Ma sì, dai,” rispose l'altro corvo, “è una delle solite pensate sciocche degli umani. Credono davvero di spaventarci!”.
Spaventapasseri parlante con cappello di paglia luccicante e campanelli che guarda due corvi su un albero al tramonto.


In quel preciso istante, senza che ci fosse un filo di vento, il guardiano si scrollò, come se prendesse vita all'improvviso. Si girò lentamente verso i corvi e sussurrò: “Io non direi che potete stare tanto tranquilli... Io sono Vrod, il guardiano del campo”.
Ma questa è un’altra storia, e ve la racconterò un’altra volta!

Datemi 4 parole e vi racconto un'altra storia
Spaventapasseri con campanelli e cappello luccicante in un campo di grano al tramonto con nonni, bambino e corvi.

"La storia frutto della mente dell'autrice, le immagini create con IA"

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