Francesco e la giostra senza nome
«Nonna, sono arrivati! Sono arrivati! Nonna, nonna, nonna!» «Nipote mio, ti ricordo che non sono sorda, sento le capinere cantare prima del gatto! Francè, ma chi è arrivato? Metti il soggetto nella frase, altrimenti, anche se ci sento bene, non capisco!» disse nonna Rinetta. Francesco si piegò sulle ginocchia per prendere fiato, e poi finalmente le parole uscirono comprensibili per la nonna: «Sono arrivate le giostre, nonna! Sai, c’è di tutto! Nonna, che gioia! Posso andare a divertirmi con gli amici se papà ci accompagna? Glielo chiedi tu?» «C’è anche la grande giostra dei calci sul sedere?» «Ma nonna! Non dire parolacce che poi lo sai che mamma si arrabbia e mi dice che non sei un buon esempio da seguire nell’esprimermi!» «Ma quale parolaccia?» «Quella che hai appena detto, non farmela ripetere!» La nonna, che era già partita con i ricordi della sua giovinezza, riavvolse il nastro dei pensieri e capì l’arcano a cui si riferiva il nipote: «Ops, amore, scusami! La nonna ha usato un mo...