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ORFEO e l'amico spaventapasseri

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Nonna Albertina di «ina» non aveva proprio niente, tranne la diminuzione nel nome! Con i suoi fieri chili, le sue «zampotte» – come chiamava affettuosamente le proprie gambe – e due braccia capaci di sollevare le cose pesanti come fossero fuscelli per lanciarle lontano, era il vero mito della famiglia. Lei si adorava così com'era. Usava la sua forza come un leone usa la zampa, certa di quello che poteva fare e di come farlo; e se qualcuno osava parlarle di diete, rispondeva fiera di essere una donna generosa, che non voleva certo far morire di fame gli insetti che un giorno avrebbero provveduto a renderla solo ossa. Quella mattina, con pantaloni, stivali e una giacchina di lana appoggiata sulle spalle a coprire il collo – che «hai visto mai un colpo d’aria potesse risvegliare la cervicale» e mettere fine alla sua voglia di ciliegie – era intenzionata a mettere seriamente all’opera la sua forza. Si era svegliata con un pensiero preciso in testa. Fece rapide le faccende, si occupò de...