Sandrino e il gallo cedrone
La grande panchina di pietra era appoggiata da tempo immemore al muro della casa, tanto che tutti dicevano che fosse lei a reggere la casa. Nonna Albezia ne era fiera: l’aveva scolpita suo nonno Almerico, e quei due galli cedroni di lato che facevano da reggiseduta le piacevano tanto.
Ogni volta che si sedeva lassù, le sembrava di ritrovarsi sulle ginocchia del nonno. Lui aveva combattuto nella prima guerra mondiale, nel nord del Paese, e raccontava sempre che i galli cedroni lo avevano aiutato a sopportare la morte e la distruzione. Riempivano le sue giornate anche solo guardandoli da lontano, da dentro la trincea. L’avevano chiamato alle armi che era poco più di un adolescente: a diciassette anni gli misero una divisa, un fucile in mano e lo mandarono a difendere la Patria. Era uno dei tanti ragazzi del '99 che, come recitava la filastrocca dell'epoca, "Il general Cadorna ha messo su le vacche perché quelli del ‘99 prendono ancora il latte". In guerra ci rimise un polmone, che lo uccise anni dopo, ma era vivo. Era tornato a casa e, quando tirò su le mura, scolpì quei due galli cedroni per ringraziarli. Da allora la panchina appartiene alla casa, o la casa alla panchina.
«Nonna, sei in casa?» chiese Sandro, arrivando calmo calmo, come chi non vuol perdersi niente di quello che lo circonda.
«Ohi, nipote!» disse la nonna. «Quale buon vento ti porta?»
«Ma sai, ero da queste parti per uno studio del territorio.»
«Immagino» sorrise la nonna «che a undici anni sarà uno studio profondo per qualche giornale!»
«Senz’altro, nonna! Ho iniziato un blog, faccio giornalismo in erba e ora sto scrivendo un articolo informativo per i miei tre lettori. Parlo del territorio, e pensavo di concentrarmi sulle stranezze.»
«Ottimo» rispose lei. Di blog e di lettori digitali non ne sapeva niente, ma sapeva che il suo "nipote saggio", come lo chiamava sempre, aveva le idee chiare. «E quali stranezze hai notato in giro?»
«Ecco, nonna, un articolo sul web, a parte il titolo, deve avere dei contenuti con immagini forti, dettagliate e precise. Ho preso la macchina fotografica della cresima e ho messo le scarpe vecchie da ginnastica. Cammino anche lentamente per non farmi sfuggire niente, eppure non trovo lo spunto. Quell'idea speciale che accenda la mia curiosità.»
«Vediamo» disse la nonna. «Sei stato verso Fontana Cupa? È recintata, e la grotta è quasi collassata. Verso il vecchio mulino? È recintato anche quello, e non ci vivono più nemmeno i barbagianni. Uhm... sei andato allora alle Murella, al vecchio lavatoio? Hai incontrato il lupo mannaro?»
«Nonna, dai! Che vado a fare alle Murella? A parte che si cammina male su quello stradello, mica esistono i lupi mannari!»
«Hai ragione anche tu» disse la nonna. «Al mausoleo ci sei stato? Dove dice la leggenda che c’è seppellito un tesoro...»
«L’hanno recintato. Ho chiesto al proprietario e mi ha mostrato solo un cumulo di rovi. Nonna, il mio blog muore ancora prima di nascere! Servono notizie fresche tutti i giorni, altrimenti l’algoritmo si incanta e non me lo fa girare in rete.»
"Miseria nera," pensò la nonna. "Questo ragazzino parla e io non capisco mezza parola. Devo essere proprio invecchiata (forse), e non so nemmeno come aiutarlo."
Le nonne, però, pensano anche mentre tirano fuori il cestino dei fichi. La nonna affettò il pane alla vecchia maniera: mise il filone appoggiato al petto e tagliò fette precise che sembravano fatte con l’affettatrice del salumiere. Una, due, tre fette... e Sandrino click, click, scattava foto tanto per non starsene con le mani in mano, mentre pensava a dove poter andare per il suo servizio giornalistico sul territorio. La nonna sbucciò qualche fico, Sandrino fece click. Lei li mise sul pane, Sandrino fece click, click, sentendo l’acquolina salirgli in bocca. I fichi raccolti dal grande albero dietro casa sapevano di fine estate, sapevano di casa. Avevano il profumo del sole che li aveva resi dolci e morbidi, non come quelli del supermercato, come diceva sempre la nonna.
«Buonissimo, nonna! Pane e fichi!»
«Eh, lo so» rispose lei. «E non sai che lotta devo fare con gli uccelli per salvarne qualcuno! Ma del resto io lo so che uccelli come i beccafichi, senza i fichi, non avrebbero le forze per arrivare in Africa a svernare. E quindi lascio fare. Amo di meno gli storni: quelli sono uccellacci, arrivano e beccano i fichi solo per il gusto di assaggiarli tutti.»
«Ma quando si vedono, nonna?»
«Se ti affacci dalla camera mia e guardi il grande fico, potrebbe essere proprio l’ora giusta per il loro spuntino.»
«Click, click, click, click!»
«Immortalati, nonna!» esclamò Sandrino. «Tanto non ho niente da scrivere, ma le foto potrebbero tornarmi comode per qualche reportage sugli uccelli per il blog, fra qualche tempo.»
«Andiamo sulla panchina fuori» disse la nonna. «Mi sembra sciocco restare in casa con una bella giornata di fine estate. Il calore ci ha rinchiuso fin troppo per non goderci un tramonto. E già che ci sei, fai una bella foto ai galli cedroni della panchina.»
«Sono uccelli anche loro? Ma dai, nonna! Pensavo fossero galli da cortile!»
«Se ti sente mio nonno da lassù, si arrabbia!» E così la nonna raccontò al nipote di come il nonno osservasse il gallo cedrone durante la guerra, di cosa mangiassero quei volatili e del canto dei maschi. Quegli animali avevano distratto la mente del nonno dalle brutture del fronte; aveva preso in dono dalla natura e dalle sue creature la forza per tornare a casa vivo e con la testa a posto.
Click, click... Sandrino cercava angolazioni diverse per fotografare i galli cedroni di pietra. Un’altra fetta di pane e fichi ci stava tutta, e nonna e nipote, vicini vicini, guardavano il sole scendere all’orizzonte.
Sandro fece un lungo sospiro: «Niente reportage, nonna. Mi perderò anche i miei tre lettori. Che poi sono amici miei, ed è anche peggio perché mi prenderanno in giro.»
«Non capisco» disse la nonna «perché ti dovrebbero "canzonare".»
«Perché ho annunciato il prossimo reportage sulle stranezze del nostro territorio e invece eccomi qui: foto di te che tagli il pane, i fichi sul pane, l'albero aggredito dagli uccelli per fame o per curiosità, e due galli cedroni del secolo scorso scolpiti per ricordare chi ha salvato una vita. Ma non ho una storia!»
Il cielo si scurì di botto per via di certe nuvole arrivate da est. Il gatto, che sentiva l’odore della pioggia, schizzò sotto la panchina al sicuro, pensando che se un fulmine fosse caduto avrebbe colpito prima gli umani; tanto, di umani ce n'erano tanti in giro, un altro da adottare lo avrebbe trovato. Zacchete! Altri lampi squarciarono il cielo e Sandrino continuò: click-flash, click-flash. Sulla macchinetta automatica, appena la luce scendeva, il flash si attivava da solo.
«Sarà meglio rientrare» disse la nonna «o rischiamo di prenderne uno, e non è piacevole essere colpiti da un fulmine! E poi vado a staccare gli elettrodomestici, non si sa mai.»
Al sicuro in casa, la nonna andò a bere un goccio d'acqua, perché il dolce dei fichi le aveva messo sete. Sandrino intanto continuava a fare click-flash, click-flash alla grandine che, grande come un piccolo uovo di quaglia, saltellava nel patio. Rimbalzava dura sui galli cedroni.
«Non è che si rompono, nonna, con tutte queste botte?»
«Ma no! Hanno superato di tutto in vita loro. Sono duri come le pietre di questa casa.»
Come era arrivata, tutto di botto la tempesta tornò alla quiete. Sandro doveva rientrare.
«Nonna, torno a casa da sconfitto. Niente storia, sono un fallimento.»
Un forte lampo, uno degli ultimi della coda del temporale, costrinse la nonna a dirgli di fermarsi ancora. E mentre aspettavano, alla nonna venne un guizzo, un’idea: ma dove sta scritto che uno deve per forza fare la storia come se l'era immaginata prima?
«Sandrino, amore di nonna tua» disse. «Chi ti ha detto che devi scrivere per forza la storia che avevi in mente? Il vero scrittore, come il vero giornalista, deve essere pronto ad accogliere le notizie che vogliono farsi raccontare. A me sembra che tu abbia tantissimo materiale per un bell’articolo sul territorio: gli uccelli e la fame prima della migrazione, le vecchie nonne che preparano pane e fichi, i fulmini, la grandine, due galli cedroni in pietra... Insomma, nipote mio, se vuoi scrivere devi lasciare che sia la storia a prenderti per mano e a portarti dove vuole lei! Non devi decidere il titolo prima, ma cercare quattro parole e usarle come bussola per scriverla. Nel nostro caso direi: panchina di pietra, gallo cedrone, cestino di fichi, temporale estivo. E se ci metti il cuore e lasci uscire le parole, vedrai che i tuoi amici, altro che canzonarti! Prima o poi i tuoi lettori diventeranno tantissimi.»
A Sandro si illuminò il viso, gli occhi, tutto un sorriso. Abbracciò forte la nonna e partì felice a scrivere il suo pezzo sulle stranezze del territorio. Erano diverse da come le immaginava, ma aveva imparato che sono le parole a dover prendere vita, come vogliono loro.
Nonna Albezia, rimasta sola, mise via i fichi e aprì la finestra per godersi l’ultima luce della sera. Poi accese il PC, aprì il suo blog e creò un nuovo post: Sandrino e il gallo cedrone. Mise le mani sulla tastiera e lasciò che le parole inventassero una storia.
"Datemi 4 parole e vi racconto un'altra storia!"
"Storia creata dalla mente dell'autrice, immagini create per la storia da IA"

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