Enzino va a cavare tartufi

Illustranioni in unica foto tartufo, cane nero, bosco, vanghetto

 «Nonno,» disse Enzino con un sorriso, «ha detto mamma se hai ancora due "baca" di tartufo di quelli di ieri. Dice che erano buonissimi. Lei lo dice perché io, nonno, non lo mangerò mai il tartufo, ha un odore tremendo!»

«Mai dire mai,» disse il nonno, «ogni sapore ha un tempo nella nostra vita e la tua è ancora lunghissima, farai in tempo a cambiare idea.»
«Non credo proprio, nonno, ma comunque li porto a mamma se me li dai.»
Il nonno Alfredo tirò fuori da un sacchetto di cotone grezzo le due famose "baca" – i tartufi piccoli, in dialetto – e chiese un po' a tradimento: «Ma tu sai, Enzino, come il nonno trova i tartufi? Non questi piccoli solamente, ma anche quelli belli grandi?»
«No, nonno, e sinceramente non mi interessa visto che non li mangerò mai.»
«E non ti interessa nemmeno una proposta di andare io, te e Zena in montagna, uno dei prossimi giorni prima che inizi il freddo, a cavare due tartufi tanto per capire come si fa?»
Enzino era combattuto: un giorno con il nonno da soli e il suo cane, oppure era meglio evitare di sentire quell'odore che proprio non gli piaceva?
Un guizzo nero, Zena, era arrivata come sempre a mordicchiargli le scarpe, segno di: «Gioca con me dai, ora, non farmi aspettare!»
«Va bene nonno, vengo. Ma ci dobbiamo svegliare presto?»
«Eh sì,» disse il nonno, «all'alba.»
«Ma dai, nonno, mica c'è la fila per raccogliere i tartufi!»
«A parte che sì, c'è la fila, nel senso che ogni cavatore ha il suo posto segreto. Quindi si muove molto presto per non far capire agli altri dove ha la sua riserva segreta di tartufi, che noi chiamiamo pasture.»
«Come quella che dò con papà ai pesci?»
«Non proprio. Io non tiro cibo ai tartufi, ma osservo dove gli altri animali vanno a mangiare e li cercano per primi: cinghiali, tassi, piccoli roditori. È così che alla fine scopri un posto dove ne nascono tanti, e badi bene che nessuno lo scopra.»
"Certo che ho ragione io, se i tartufi li cercano gli animali non sono un granché," pensava Enzino tra sé. Poi disse ad alta voce: «Quindi va bene, vengo. Ma dormo da te, perché altrimenti mamma mi deve accompagnare all'alba e brontola che tu sei troppo vecchio e hai tempo da perdere, e io troppo piccolo per dirti di no.»
Il nonno sorrise: «Dormi da me, ma portati una felpa bella pesante, che siamo a fine estate e il bosco di mattina sa di fresca rugiada che ti entra nella pelle.»
Qualche giorno dopo, alba. Il sole non era ancora nato. Enzino era davanti a una tazza di latte e cioccolata e a una fetta di ciambellone della nonna, con gli occhi che non volevano saperne di aprirsi tanto era assonnato.
«Non preoccuparti di niente,» disse il nonno, «ho preparato tutto io, anche una buona colazione di metà mattina.»
«Beh nonno, non serve, ho appena mangiato!»
«Fidati, servirà eccome.»
«Nonno, scusa, ma come ti sei vestito? Che strano gilet che porti, sembri un cacciatore! Ti manca solo il fucile.»
«Il mio gilet è come quello dei cacciatori semplicemente perché ha grandi tasche dove posso mettere i tartufi.»
«E poi te lo lavi da solo, immagino! La nonna, poverina, ci sviene se te lo lava con l’odore dei tartufi!»
Il nonno sorrise, pensando che più tardi gli avrebbe spiegato il vero valore di quell’odore.
La macchina venne lasciata dietro un muro, ben nascosta, e si avviarono a piedi nel bosco.
«Scusa nonno, potevamo arrivare molto più avanti in macchina, ci risparmiavamo un sacco di strada a piedi!»
«Hai ragione,» rispose il nonno, «ma se io lascio la macchina più avanti, faccio scoprire agli altri cavatori da che parte del bosco sto andando.»
"Furbo il nonno," pensò Enzino, "deve essere tutto molto serio anche se non capisco perché. Con quell’odore la gente dovrebbe darsela a gambe, e invece si nasconde per non far vedere dove va... Mah, io i grandi non li capisco!"
Come nelle favole: cammina, cammina... "Speriamo che non esca il lupo, ma comincio ad essere stanco," pensava Enzino.
Zena e il nonno camminavano piano, vicini. Di solito Zena voleva sempre giocare con lui, ma questa volta, con il naso a terra, camminava lentamente accanto al nonno senza degnare il bambino di uno sguardo.
Il nonno capì che Enzino era confuso e spiegò che Zena era un cane addestrato fin da piccolo a trovare i tartufi. Ora era al lavoro: «Perché all'alba, quando l'allodola canta come ora, il bosco si risveglia. Si crea un effluvio di odori che noi umani non possiamo sentire, tranne Zena. Lei, con il naso a terra, segue gli odori che la terra manda. Svaniranno fra qualche ora con il sole alto, per questo dobbiamo muoverci adesso, per sfruttare gli odori e il fiuto del cane.»
«Mi sembra, nonno, tanto complicato per una cosa che possiamo comprare al supermercato in vasetto!»
Il cane si era bloccato sotto una "cerquetta" – una piccola quercia – e iniziò con le zampe davanti a raspare il terreno.
Nonno e nipote nel bosco guardano il cane Zena raspare il terreno per segnalare il tartufo

«Ohi,» disse il nonno, «ma brava!» E intanto accarezzava il cane, tirandolo delicatamente indietro.
«Passami il vanghetto dalla "catana",» disse il nonno.
«Il... che devo prendere? E da cosa?» rispose Enzino. Era andato in totale confusione con la richiesta del nonno.
Il nonno dava per scontato i termini tecnici, dimenticando che per il nipote erano solo parole sconosciute: «Dalla borsa di cuoio con la rete, passami quell’attrezzo che sembra una piccola pala. E prepara il sacchetto di cotone che trovi insieme, cominciamo a riempirlo!»
Finalmente, chiarito cosa doveva fare, si rese disponibile. Passò il vanghetto al nonno, che prima scavò con la mano, allargando il punto in cui Zena aveva grattato il terreno, poi piano piano con l’attrezzo allargò il buco e diede un «Ohhh!» di meraviglia.
«Nonno, non vedo!» disse Enzino. «Ma l’hai trovato il tartufo?»
«Mica uno solo,» disse il nonno, «sono tre! Due belli grandi e uno piccolino. Un "baco", come lo chiama tua madre.»
L’odore arrivò al naso di Enzino, ma non era forte come nella dispensa della mamma.
«È la terra che lo ricopre,» spiegò il nonno, «trattiene gli odori.» E mise i due tartufi grandi nella sacca.
«Ma il "baco" per mamma?» chiese Enzino.
«Deve attendere la prossima cavata. Questo è il premio per Zena!»
«Beh nonno, scusa, perché al cane?»
«Perché è stata brava e va premiata. Tutti quelli che troveremo d'ora in poi saranno merito suo.»
Con molta delicatezza il nonno ricoprì la buca e schiacciò un po’ la terra.
«Scusami nonno, perché richiudi tutto bene con tanta attenzione?»
«Perché sotto terra ci sono le spore dei tartufi che ancora devono nascere. Se ricopro tutto come si deve, fra qualche tempo io so che qui ne troverò altri.»
«Oh, ora è tutto chiaro! Si aiuta il bosco a produrne di nuovi!»
«Esatto,» concluse il nonno, «ogni nostro gesto può aiutare il bosco a darci i suoi frutti o a impedirlo.»
Non era convinto Enzino di tanto trambusto per due tartufi, ma seguì il nonno di buon grado. L’odore tremendo di casa lì non c’era; in cambio volavano uccelli, il bosco profumava di buono e arrivarono finalmente nel terreno segreto del nonno. Lì Zena si trasformò in una grattugia elettrica: annusava e grattava, annusava e grattava, e il nonno raccoglieva. In poco tempo il sacchetto fu pieno.
«Ora,» disse il nonno, «che abbiamo finito il lavoro, è tempo di una bella colazione!»
Enzino ne fu felice: aveva una fame da lupo dopo tutta quella camminata. Seduti su due sassi, mangiarono un grosso panino al salame e bevvero da una bella bottiglia d’acqua, mentre Zena rincorreva qualcosa nella boscaglia, finalmente libera dal suo lavoro.
Il nonno chiese al nipote se fosse stato così brutto uscire a cavare tartufi.
«No,» rispose Enzino, «io avevo paura dell’odore, ma qui non è forte come in casa, anche se sono tanti quelli che hai raccolto. Solo che non capisco perché ci sia tutto questo mistero, il nascondersi, il non farsi vedere dagli altri.»
Il nonno allora gli chiese se la nuova bicicletta che gli aveva regalato funzionasse bene.
«Benissimo nonno, e ti ringrazio! So che costa molto denaro, me l’ha detto la mamma. Davvero, grazie.»
Il nonno tirò fuori due tartufi medi e, con un sorriso, disse: «L’ho pagata vendendo due tartufi come questi.»
Stupore, meraviglia. Enzino pensò all'inizio che il nonno lo prendesse in giro. Allora il nonno tirò fuori il cellulare: «Fai una ricerca, guarda quanto costano cento grammi di tartufo, anche se il prezzo cambia di giorno in giorno.»
«Ma nonno, non è possibile! Hanno un odore cattivo... Ma come è possibile che qualcuno li compri, e a questo prezzo?»
«Per mia fortuna,» disse il nonno, «quello che tu chiami puzza per altri è un magnifico odore culinario. E ti assicuro che quando tua nonna li cucina li apprezzo molto anche io. Ma te lo confesso: nemmeno a me piace l’odore da crudi!»
Poi aggiunse: «È un lavoro difficile. Se ne trovano pochi di tartufi, devi camminare tanto per cercarli. Oggi è stato un giorno particolarmente buono, ma se piove troppo o ci sono periodi di siccità, il tartufo, che è un fungo, non nasce e si cammina inutilmente.»
«Il tartufo è un fungo, nonno?»
«Sì, un fungo che nasce sotto terra. Si fa amico delle piante: loro lo proteggono e lui le aiuta dando sali minerali e altre sostanze. Ma credimi, costano tanto solo perché se ne trovano pochi, anche se molti paesi nel mondo stanno creando delle tartufaie. I nostri, però, sono pregiati e naturali, ovvero nascono spontanei e per questo sono molto ricercati. Non è un vero e proprio lavoro quello del cavatore, anche se serve un patentino e l’assegnazione di una zona di bosco. È passione, è amore per il territorio. È un rischio, ma se è una buona annata rientri delle spese e compri anche una bicicletta a tuo nipote!»
Alessandro guardò il nonno pensieroso e disse: «Beh, sai che c’è? Se facciamo a metà, vengo a cavare tartufi con te! Vorrà dire che mi metterò la molletta della piscina al naso!»
Nel bosco riecheggiò la grande e forte risata del nonno che, finalmente contento, era riuscito a far capire al nipote il valore di quello che faceva.

Datemi 4 parole e vi racconto un'altra storia!

Nonno e nipote parlano seduti nel bosco mentre il cane Zena gioca felice dopo la raccolta dei tartufi

"Storia creata dalla mente dell'autrice, immagini create con IA"

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