Marzio e il segreto dell'acqua scomparsa
«Meno male che abbiamo il pozzo per l’acqua!» disse il nonno. «Con questo caldo e le falde acquifere che si abbassano non avrà più tutta l’acqua di una volta, ma almeno l'abbiamo in casa e stiamo sereni. Mi raccomando, lo ripeto: usatela con attenzione, non ne va sprecata una goccia!»
"Chi vive in città," pensò nonna Almira, "beati loro! Aprono il rubinetto e vai di acqua a volontà. Da noi, invece, ci vuole la speranza che non si asciughi la falda e che l'acqua esca per davvero."
«Nonni, sono arrivato! Eccomi qua in tutto il mio splendore, siete contenti?»
«Ma che è successo, Marzio? Che hai fatto al braccio?»
«Nonna mia, non mi ci far pensare! Ero lì che sperimentavo come andare in bicicletta senza mani, ma l’albero del parco mi è venuto addosso!»
«In che senso?»
«Eh, niente... Io pedalavo senza mani sul viottolo, volevo capire quanto potevo contare sul mio equilibrio, quando l’albero si è spostato di botto e abbiamo fatto boom!»
La nonna stava al gioco del nipote, che non voleva farla agitare, e gli chiese: «Ma l’albero come sta? Avete chiamato subito il giardiniere?»
«Questo, nonna, non lo so! Io ero in ambulanza verso il pronto soccorso... E alla fine eccomi qui. Dice mamma che posso rimanere qualche giorno con voi. Con un braccio solo ho un po' di difficoltà nei movimenti e sono un po’ impedito, ma i medici dicono che passerà presto.»
«Bene,» disse la nonna, facendo segno alla figlia di portare il borsone di Marzio nella cameretta, «allora vorrà dire che quello che facevo con due braccia, da domani posso farlo con tre! Meno male che mi stanco facilmente.»
«Nonna, ma mica penserai che nel mio stato di bambino ferito possa darti una mano nelle faccende?»
«Beh, hai immobile una mano sola, mica due! Che vuoi fare, piangere sull’albero che si è spostato?»
Marzio scoppiò a ridere e salutò la mamma che tornava in città. Sapeva che, data la grande fortuna di avere il braccio destro immobilizzato, per qualche giorno nessuno gli avrebbe chiesto di fare i compiti. Non tutte le disgrazie vengono solo per far male... Ma cavolo, quanto dava fastidio quel gesso!
Il giorno dopo, però, la nonna ebbe una gran brutta sorpresa appena sveglia. Proprio nell’attimo migliore della sua mattina, quello della preparazione del caffè, dal rubinetto non uscì nessun suono. Nemmeno una goccia d’acqua.
«Oh no!» disse la nonna, «è successo di nuovo!»
Vedere il rubinetto a secco e gridare il nome del nonno con "voce delicata" fu un tutt’uno: «Pieroooooooooo! Pieroooooooo!»
Il nonno, che era nel magazzino alle prese con il manico di una zappa da sistemare sul suo banco di lavoro, rispose che gli servivano ancora dieci minuti. La nonna, "delicatissima" nel rinnovare l’appello, gridò così forte che persino le galline smisero di fare le uova e il gallo rimase sulla staccionata con mezzo «chicchirichì!» bloccato in gola.
Marzio si vestì alla meno peggio – che con una mano sola è tutto complicato – e corse dalla nonna.
«Siamo senz’acqua! E ora che faccio? Come lavo, pulisco, cucino, eh?» E poi, sempre con movenze "delicate", tipo una sirena di una nave che lascia il porto e saluta, diede un’altra gran voce al nonno. Il nonno allora mollò il manico della zappa sul banco e accorse. Le nonne, con delicatezza, ottengono sempre il massimo dell’attenzione!
«Che è successo da urlare tanto?» chiese il nonno arrivando trafelato.
«Siamo senz’acqua! Ora come facciamo?»
«Ma non può essere così di botto... Di solito il flusso si affievolisce. Vuoi vedere che c’è un danno al pozzo di pietra, più che al cassone di raccolta dell’acqua sul tetto?»
«Non importa dove sta il guasto, ma trovalo!» Le nonne sanno sempre prendere decisioni e sanno dare ordini precisi.
"Il nonno Piero di pazienza ne ha tanta," pensava Marzio tra sé, "ma anche la nonna ha ragione. Non c'è acqua, se non qualche bottiglia di minerale per bere."
«Prima o poi dovremo collegarci alla rete idrica del paese... Se non fosse che, tra fare la domanda, i sopralluoghi e i soldi da spendere, va a finire che l'acqua arriva quando siamo finiti noi!» ripeteva il nonno, incamminandosi verso il fondo del campo, dove sorgeva il vecchio pozzo che lui e i suoi fratelli avevano scavato a mano con l’aiuto di un esperto, quando erano poco più che ragazzi.
Fra le querce, vicino al fosso, in mezzo a muschi freschi e a qualche erbaccia, c’era il vecchio pozzo in pietra, protetto da un enorme coperchio in ferro con tanto di lucchetto nuovo nuovo che il nonno cambiava spesso.
«Resta al sicuro lì,» disse il nonno a Marzio, a cui non sembrava vero di vivere quel momento al pozzo, dove i nonni gli dicevano sempre di non andare perché "non si sa mai".
«Nonno, ma da quanto prendi l’acqua dal pozzo?»
«Dal ventinove settembre del 1962!»
«Ma non erano nati nemmeno la mamma e il papà!» disse meravigliato Marzio.
«Eravamo in quattro fratelli, decisi a fare lo scavo da soli perché avevamo pochi soldi in famiglia. Ci servivano solo due persone, una più importante dell’altra.» Marzio attese in silenzio di sapere chi fossero quelle due persone così importanti per scavare un pozzo.
«Il primo che chiamammo fu un signore che conoscevano dei parenti di un paese vicino. Lui aveva un dono: con la sua bacchetta di nocciolo, tagliata da un ramo a forma di Y e tenuta stretta in mano mentre camminava, era in grado di "sentire" l’acqua che scorreva nelle profondità.»
«Nonno, dai! Ho quasi undici anni, le favolette come quando ero piccolo mi sembrano eccessive! Va beh che mi ha investito un albero che si è spostato, ma quello lo dicevo per far ridere la nonna, così non mi sgridava!»
«Non ti sto raccontando favole. Si chiama rabdomante: l’uomo che cerca l’acqua.»
«Ma come fa un uomo a sentire l’acqua che magari scorre a tanti metri sotto i suoi piedi con una bacchetta di nocciolo?»
«È una bacchetta speciale. L’uomo dell’acqua la taglia a primavera, dopo una ricerca nei monti qui intorno alla ricerca di noccioli selvatici. Quando ha trovato il ramo a Y, lo taglia all’alba, quando la linfa è più attiva.»
«Ma perché un altro albero non va bene, nonno?»
«Sembra di no. Pare che il nocciolo abbia una connessione profonda con la terra, almeno così dicono i vecchi. È un legno vivo e, pensa, il rabdomante chiede persino il permesso al nocciolo prima di tagliare il ramo, e gli spiega a cosa è destinato il legno che prenderà.»
«E qui come l’ha trovata l’acqua, nonno? Te lo ricordi?»
«E certo che me lo ricordo! È una di quelle cose che ti ricordi per tutta la vita. Arrivò e si tolse le scarpe per essere in un contatto migliore con la terra.»
«Volevo vederlo d’inverno!» disse Marzio scettico.
«D’inverno mi spiegò che metteva solo i calzini di cotone.»
«Ah ecco, almeno non si ammalava cercando l’acqua!»
«Non divaghiamo,» disse il nonno, «che se io non faccio presto sentiremo di nuovo il canto della sirena... Quella di tua nonna che urla! Prima del caffè è molto nervosa. Oramai l’avrà fatto con l’acqua minerale, ma non scherziamoci sopra, altrimenti oggi non si pranza!»
«L’uomo dell’acqua prendeva la bacchetta a Y e la teneva con i palmi rivolti verso l’alto e con la punta in avanti.»
«Io avrei fatto il contrario,» disse Marzio.
«Ma se ci pensi, lui creava una specie di sonar o di radar! Teneva le due biforcazioni del ramo e il pezzo dritto si connetteva alla terra. Uomo e bacchetta diventavano una cosa sola, silenziosi. Camminava lento, ci volevano anche ore... Finché non accadeva.»
«Cosa accadeva, nonno, di preciso?»
«La punta del ramo, quella che cercava l’acqua, di colpo si piegava in avanti! E quello era il punto preciso in cui scavare: non cinque metri a destra o a sinistra, ma in quel punto esatto! E così abbiamo fatto. Poi abbiamo chiamato il secondo uomo: il maestro di pozzo. Lui sapeva consigliare a noi ragazzi – che avevamo solo vanghe, secchi e braccia – come togliere la terra e come rinforzare le pareti con le pietre.»
«Ma nonno, un lavoro incredibile! Quanto è profondo il pozzo?»
«Dodici metri. Vedi, è scritto su una delle pietre: l’ha scolpita mio fratello grande a fine lavori. Quindi tu ora vedi solo il recinto del buco, il pozzo vero è sotto terra!»
«Esatto,» disse il nonno. «Il rabdomante sbagliò di poco. Ci disse che per lui l’acqua era nel punto ideale, non troppo profonda e non troppo in alto, intorno ai dieci metri; ce ne vollero due in più. Io non l’ho vista uscire l’acqua nel pozzo, era di turno uno dei miei fratelli sotto, ma si fece una gran festa! Mia madre finalmente ebbe l’acqua in casa e le regalammo anche la fontanella in giardino, così non doveva più lavare i panni in ginocchio su una pietra nel ruscello dietro casa.»
«Oh nonno, che tempi duri per tutti!»
«Sì, ma erano i tempi normali per noi. Quindi era tutto nella norma, si faceva e basta, senza lamentarsi. A mamma serviva l’acqua? E noi abbiamo scavato.»
«E ora, nonno, che si fa?»
«Spero che dipenda dalla pompa, che magari sia saltato qualche fusibile. Devo aprire lo sportello di lato. Devo controllare la presa di corrente che viene da casa... Ma è tutto a posto. Povero me, devo chiamare l’idraulico per far sollevare la pompa! Ci vorranno un po’ di soldi... Ogni volta che chiami Adamo è come chiamare un esperto della NASA, per capirci!»
«Pierooooooooo! Pierrrrrrrooo!»
«La sirena! Tua nonna... Chissà che vuole, ha anche messo un tono mielato questa volta! Qui per oggi non posso fare niente. Chiamiamo Adamo al telefono e sentiamo il da farsi. La nonna si dovrà arrangiare per qualche giorno: compreremo più bottiglie o andrò con un paio di taniche alla sorgente.»
«Quale sorgente, nonno?»
«Quando andiamo a prendere l’acqua capirai. Ora andiamo, o quella sirena di tua nonna ammalia anche Ulisse legato alla prua della nave, e quello si butta in acqua pur di non sentirla!» disse il nonno.
Entrarono in casa e la nonna aveva messo a tavola un bel ciambellone, tre tazze per il latte, il caffè appena fatto, una bella macedonia, biscotti e fiocchi d’avena.
«Scusa moglie, a che serve tutto questo ben di Dio? Che ti devi far perdonare?» chiese il nonno, che conosceva bene i modi di fare della nonna.
«Ecco...» disse la nonna. «Ieri sera ho spostato delle cose dalla camera di Marzio, compresa l’asse da stiro. Credo che l’interruttore della pompa sia venuto a sbattere contro l'asse da stiro e abbia avuto la peggio, posizionandosi su OFF. Me ne sono accorta quando ti ho chiamato: volevo stirare, visto che non potevo fare altro, e ho notato il problema! Così, per scusarmi, ecco una mega colazione... E stasera, cena nel pergolato senza luce!»
«Ma perché, ora che è tornata l’acqua abbiamo un problema all’impianto elettrico?» chiese il nonno Piero, piuttosto agitato.
«Ma no! È che vorrei far cenare Marzio al "lume" delle lucciole, se accendo le lampadine sotto il pergolato scompare tutta la magia!»
Tornata la serenità in famiglia, mentre tutti facevano colazione, Marzio ebbe la conferma che non tutte le disgrazie finiscono male. Aveva un po' di dolore al braccio, sì, ma aveva scoperto tante cose incredibili, compreso il fatto che avrebbe fatto una cena a "lume" di lucciole, cosa che non capita certo a tutti! Chissà quante cose belle gli sarebbero potute accadere nei giorni successivi... E con questo pensiero felice addentò un bel pezzo di ciambellone, perché come lo faceva buono la nonna, non lo faceva nessuno!
Datemi 4 parole vi racconto un'altra storia
"Storia creata dalla mente dell'autrice, immagini create con IA"
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