Adalberto e il segreto del campanile

 


Barbagianni, campanile, cesto di noci , salamandre

Adalberto, mentre sollevava l’ala che aveva messo male per dormire, si chiese se non fosse il caso di convocare il comitato di campanile. «Qui non si dorme più con le campane che suonano ad ogni ora! Da quando il vecchio campanaro è andato in pensione, non deve aver legato bene le corde. E così... din, don, din, don, ogni volta che passa la tramontana! E qui fra i boschi passa spesso, che te lo dico a fare...» pensava Adalberto.

Bisogna prendere provvedimenti: il fatto che il campanile sia abbandonato non è un buon motivo per fare i propri comodi, si disse, piuttosto puntiglioso nei suoi diritti di uccello notturno con licenza di caccia ricevuta da madre natura.
«Io ho bisogno delle mie ore di sonno! Se la notte controllo il territorio e vado a caccia, di giorno deve essere rispettato il mio riposo.» I barbagianni, quando iniziano a lamentarsi, diventano davvero barbosi. «Comare Civetta, scusa tanto,» disse Adalberto, «ma tu dormi bene con i din, don, din, don delle campane?»
«Ma non farmici pensare! L’altra notte avevo occhiato un topo bello grosso dietro l'albero, quello sulla sinistra del campanile. Il furbetto pensava che non l’avessi visto... Tzé! Ho aperto le ali, pronta a prenderlo, quando... le campane! Un soffio di vento e hanno fatto un tale concerto che il topo è scappato e a me è servita minimo mezz’ora di tempo umano per riprendermi.»
«Pensavo infatti di convocare il comitato di campanile. Sentiamo gli altri come vivono la situazione. Eventualmente potremmo pensare a un trasloco.»
«Non ci penso proprio!» disse comare Civetta. «Scherzi? Non c’è un solo umano nei dintorni, abbiamo uno stagno di acqua sorgiva e cibo in abbondanza! Non ci vengono nemmeno i cacciatori, per via della storia che ci sono i fantasmi nella torre, nata dopo che hai fatto cadere la vecchia tenda del secondo piano che col vento ha volato su e giù con la tramontana per minimo venti minuti umani! Sfruttiamolo, amico mio, questo posto! Però capisco che le due campane assordano quando si mettono in movimento... Concordo, mi attivo: convoco il comitato di campanile!»
Sulla cima del campanile, un lungo volo avvitato tutto intorno alla struttura: tutti i piani vengono visitati dal richiamo. Da ogni anfratto non possono non sentire l'invito a partecipare al comitato del campanile: «Kwiìì... ku-witt! Kwiìì... ku-witt!»
Il comitato di campanile mica è come un’assemblea di condominio umano! Il comitato deve avere una motivazione che riguardi un pericolo per tutti, altrimenti qualche abitante si innervosisce. Di solito, in quei casi, le proteste finiscono con piume, peli e aculei che volano da tutte le parti, lasciando molti feriti sul campo.
Al primo piano abitano – ma saltuariamente, passando dalla porta aperta che il campanaro non aveva chiuso con il chiavistello – sora Istrice e sor Tasso. Avevano trovato due tane comode che, quando pioveva o tirava vento forte, tra le vecchie balle di corde li facevano stare da re. Entrambi, un po’ confusi, si allertarono. Al secondo piano, tra gli anfratti dei muri rivestiti ben bene con il muschio, abita lo "scriattolo" – come gli altri abitanti chiamano compare Scoiattolo per via del suono «scrisc, scrisc» che fa quando rompe noci e nocciole.
Alla civetta venne un dubbio e corse a riferirlo ad Adalberto: «Scusa, che faccio? Invito anche le salamandre dello stagno o quelle non fanno parte del campanile? Forse le campane fanno troppo baccano anche per loro.»
«Bisogna ponderare la cosa,» disse Adalberto. «Se ci andiamo noi, pensano che vogliamo mangiarle!»
«Hai ragione,» disse comare Civetta, «serve un intermediario che non le spaventi, che riferisca il messaggio e scopra se sono interessate. E chi mandiamo? Se mandiamo un uccello, pensano al peggio. Se mandiamo lo scoiattolo, scappano. Tasso e istrice lasciamoli stare... Chi si può mandare?»
«Fai un salto a sentire compare Pettirosso. Di solito ho visto quei due chiacchierare insieme a lungo, vicino sullo stagno.»
«Se ci vado io,» disse la civetta, «è un problema ancora maggiore! Serve un altro intermediario fra me e il pettirosso... Ma scusa, non facciamo prima a non dire niente alla salamandra? Non l’abbiamo mai invitata, non la invitiamo nemmeno questa volta, mica se la prende a male! Lasciamo stare, altrimenti può nascere una situazione brutta per il bosco.»
«Concordo, non le invitiamo.»
«A che ora hai dato l’appuntamento, e quando?»
«Ma perché, dovevo anche dare l’appuntamento? Ma non mi hai dato disposizioni, Adalberto!»
«Facciamo domani alle diciotto, nella stanza delle riunioni dietro il campanile, fra i lecci.»
«Vado, mi attivo!» Grande giravolta e volo a spirale intorno al campanile per essere chiara con tutti: «Chit! Chit! Chit!... Kiùùùùù!» «Chit! Chit! Chit!... Kiùùùùù!»
«Tutto fatto,» disse comare Civetta con un filo di voce afona.
«Per oggi basta, o ti viene la civettite come l’altra volta!» (Civettite = faringite umana).
Il giorno dopo, alle diciotto, nella radura fra i lecci, ognuno ben distante dall’altro, sollevarono il problema. Era comune, era fastidioso, era assordante: insomma, bisognava far tacere quelle campane!
Voto all’unanimità, ma soluzioni zero. «Ohibò!» disse compar Tasso. «Non è che siamo proprio esperti di nodi alle corde... Servirebbe far intervenire le fate dei lecci, anche loro ogni tanto vengono a ripararsi qui quando c'è brutto tempo.»
Adalberto, come capo autoproclamato perché viveva proprio sul tetto del campanile, propose di portare ognuno una specialità gastronomica e di lasciarla nella radura in omaggio alle fate: forse così avrebbero aiutato a legare le campane. Soluzione trovata! Il cibo venne recuperato da tutti, chi andò a raccorcialo e chi se lo tolse direttamente di bocca. Adalberto mise nel piatto un bel topino di campagna, bello succulento, anche se gli piangeva il cuore a doverlo dare via.
Alla fine crearono un magnifico cesto regalo. Il cesto era stato offerto gentilmente dal vecchio campanaro, che lo aveva lasciato fra le corde e il tasso ci dormiva pure comodo, ma per la causa lo offrì volentieri. Lo riempirono con nocciole, noci, topi e perfino una piccola rana dello stagno freschissima di giornata, poi attesero il buon cuore delle fate. Tutti sapevano che esistevano, ma nessuno le aveva mai viste.

Adalberto, comare ciovetta sull'albero gli altri a terra che controllano il cesto di doni per le fate dei lecci

La mattina dopo il cesto era vuoto. Gli animali si illuminarono di speranza e corsero nella sala delle corde: erano state legate benissimo! Finalmente, anche se fosse passata la tramontana, la quiete e la pace sarebbero tornate.
«Sono passate! Non le abbiamo viste, ma solo loro potevano aver lasciato una piccolissima impronta sul pavimento polveroso!» disse comare Civetta, che in fatto di vista non aveva davvero problemi.
Il comitato di campanile venne così sciolto e la quiete tornò per qualche giorno. Adalberto sorrideva senza motivo, felice dei suoi lunghi sonni diurni.
Giù allo stagno, però, c’era un’assemblea permanente da qualche giorno. «Allora,» disse Samantha, la salamandra più anziana, «siamo pronte? Come l’altra volta, non ci considerano! Pensano che siamo sciocche, che non l’abbiamo capito che per loro non siamo degne di far parte del comitato del campanile... Anche se abitiamo qui davanti e anche se li lasciamo bere la nostra acqua! Sorelle, pronte: appena il punto di rugiada è alto e la nostra pelle non corre rischi, si entra! Si sciolgono i nodi delle campane. Ci vorrà tutta la notte, sarà un duro lavoro, ma ce la faremo di nuovo!»
L’urlo di Adalberto arrivò proprio all’ora di pranzo: un misto fra un «chiù» e un «come è possibile?!». Le campane suonavano a festa senza ritegno, mentre la tramontana le muoveva come non mai!
Allo stagno, le salamandre si godevano un bel bagno ristoratore, con la promessa di farsi trovare pronte al prossimo scioglimento. Tanto quelli non capiranno mai chi scioglie le corde... «A noi il baccano non dà fastidio, e com'è dolce la vendetta!» pensò Samantha mentre raccontava tutto nei minimi particolari al pettirosso. Le spiegò di come tutte in fila erano salite fino alle corde, avevano inumidito i nodi con la loro pelle e poi la squadra dei topi volontari – stanchi di essere mangiati dal barbagianni e dalla civetta – ci aveva messo pochissimo a rosicchiare tutto quanto, liberando le campane al vento.
«Mai sottovalutare le salamandre... Non è velenosa solo la loro pelle!» pensò il pettirosso tra sé. «Meglio averle come amiche che come nemiche!»

"Datemi 4 parole vi racconto un'altra storia!"

Le salamandre contente raccontano al pettirosso su un ramo come hanno sciolto le campane


"Storia creata dalla mente dell'autrice, immagini create con IA"

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