Angelo e il fango magico
Quando il sole ti entra dritto negli occhi, o ti alzi o vai a tirare la tenda e ti rimetti a letto. Angelo, invece, che il sole lo aveva non solo svegliato ma anche fatto alzare pimpante, era contento: si andava con mamma e papà a fare una strana gita insieme. Si doveva passare prima dalla nonna raffreddata, che aveva bisogno di alcune medicine, e poi via verso quella destinazione sconosciuta di cui tanto parlavano i genitori.
Nonna Angelina era di buon umore, fra un etciù e un altro relativo colpo di tosse con soffiata di naso. Era contenta che il nipote potesse visitare un posto che lei aveva visto appena scoperto, solo qualche settimana dopo l'apertura: una vera emozione solo a ricordarlo.
« Nonna, come stai? » chiese Angelo.
« Non tanto male. Solo che non pensavo che starnutire fosse così faticoso! Ma chi ti ha buttato fuori dal letto? »
« Un raggio di sole, nonna. »
« Ah, anche tu hai incontrato la chiave d’oro? »
« In che senso? » chiese Angelo.
« Nel senso » rispose la nonna « che si dice che il primo raggio di sole, se ti sveglia, ti fornisca una chiave dorata per vivere la giornata con un sacco di sorprese. »
« Speriamo, nonna, perché oggi mi portano in un posto e non hanno voluto dirmi dove sia. Mamma si è fatta scappare solo che è un posto dove c'è del fango magico, ma servono comunque gli stivaletti perché ha piovuto da poco. »
« A saperlo, io ai miei tempi non mi sarei rovinata le scarpe nuove... »
« In che senso, nonna? Ma tu ci sei stata? E quando? Abbiamo dovuto prenotare per andarci, ha detto mamma. »
« Se hai dieci minuti, mi stai un po' lontano e andiamo fuori — così non rischi che ti passi i microbi del mio... etciù, etciù... raffreddore! — ti racconto la mia esperienza magica di quando hanno appena scoperto il posto dove andrai. Sono costretta a rivelartelo, d'accordo con i tuoi genitori, ovviamente! »
Ad Angelo non sembrava vero di stare per scoprire dove sarebbe andato e a cosa servissero gli stivaletti nuovi di gomma. Diventò elettrizzato all'idea di scoprirlo in anteprima con una storia della nonna. Di solito i suoi racconti lo lasciavano sempre così incuriosito da spingerlo ad andare in rete a cercare maggiori informazioni: la nonna era bravissima a raccontare e ti costringeva, se volevi saperne di più, a leggere e fare ricerche. «Furbizie da nonna», le chiamava lei.
« Raffreddore e starnuti permettendo... » disse la nonna, sedendosi sulla panchina sotto l’olmo in giardino, con un grande scialle fatto ai ferri sulle spalle, caldo e morbido, e una grossa quantità di fazzoletti pronti all’etciù.
« Angelo, chiudi gli occhi. Devi immaginare quello che sto per descriverti, serve molta fantasia: ti porto indietro di tre milioni di anni. »
« Ma nonna, noi abbiamo comprato un biglietto d’ingresso, non un biglietto per un viaggio nel tempo! »
« Tranquillo, per il mio racconto basta solo la tua fantasia e io che ti porto indietro con le parole. Siamo nel posto in cui andrai, ma non era per niente uguale a oggi. Al posto dei campi che attraverserai, allora c’era un immenso lago... che tu andrai a cercare come si chiamava, perché io non lo ricordo. »
(Prima furbizia da nonna, pensò Angelo).
« Ma era enorme, almeno così dicono gli esperti » continuò lei. « E insieme al lago esisteva questa foresta di alberi grandissimi, altissimi, anche come un palazzo di quindici piani. »
Angelo faticò un po’ a immaginare quell'altezza, ma si consolò pensando che in fondo si trattava di un piccolo grattacielo.
« I tronchi erano enormi, di quattro o cinque metri, tanto che ci volevano quattro persone per circondarli con le braccia. Affondavano le radici nella terra del lago; non era facile reggersi belli dritti, ma si erano adattati e il lago forniva il nutrimento necessario. »
« Ma non c’erano animali, nonna? »
« Oh, dicono gli esperti — sono andata a leggere dopo la mia visita — che c’erano ippopotami enormi che sguazzavano felici nell’acqua, castori che creavano grandi dighe ed elefanti preistorici che lasciavano le loro impronte nel fango. Ti devi immaginare un lago immenso, non uno di quelli a cui siamo abituati! E poi uccelli ancestrali in volo... insomma, il lago era pieno di vita: dalle lumache giganti alle vongole, fino a enormi granchi. E nel fango sguazzavano felici tanti tipi di uccelli acquatici. Se fai una piccola ricerca quando torni a casa, scoprirai tutto quello che quel lago animava con le sue acque. »
(Furbizia da nonna numero due, si disse Angelo).
« Ma poi, nonna, che successe? »
« Successe che la Terra è viva, non sta mai ferma. Madre Natura, poi, tre milioni di anni fa era giovane e lavorava da sera a mattina: tirava, sollevava la terra, qualche volta la faceva sprofondare... E così, in centinaia e centinaia di anni, gli alberi crescevano, ma la terra si abbassava e il fango saliva. Piano piano, senza fretta, tanto che nemmeno se ne accorgevano. Il fango continuava a salire e a coprire i tronchi e, quando arrivò a sommergerli fino a otto metri d'altezza, praticamente li mummificò. »
« Ohhhh! » disse Angelo. « Ma allora sono morti soffocati? Non esistono più? Allora è scomparso tutto? Ma se andiamo a vedere qualcosa, cosa è rimasto di allora? Cosa vado a vedere, nonna? »
« Etciù, etciù... uuuuuuu! » La nonna ebbe un attimo poco piacevole, si soffiò il naso e riprese: « Quel fango che sembrava mortale tre milioni di anni fa, avvolgendo gli alberi, in realtà fece una magia: impedì all’aria di corrodere i tronchi. E sono proprio quelli che vai a vedere oggi: cinquanta enormi tronchi sopravvissuti per milioni di anni, protetti dal fango. »
« Ohhhhhhh! » esclamò Angelo di nuovo. « Ma come li hanno scoperti? »
« Sul finire degli anni Settanta, o inizi degli anni Ottanta, non ricordo bene l'anno... Ma tutti parlavano del fatto che, durante gli scavi per estrarre l'argilla per fare i mattoni, avevano trovato questo primo, enorme tronco. Intatto, come vedrai! Il tronco è fatto di cellulosa proprio come un albero di oggi, non si è pietrificato. Poi, man mano che scavavano, ne uscirono altri. Io e tuo nonno, un giorno, siamo andati a curiosare con degli amici che abitavano lì vicino, mentre ancora c'era tutto quel vociare sulla scoperta. Ma non era ancora diventato il sito organizzato che ho visto in foto oggi. »
La nonna sorrise, persa nei ricordi.
« Dopo una lunga camminata fra i prati, finalmente li abbiamo visti. Sembravano giganti immobili addormentati. Non sono riuscita nemmeno a toccarli, avevo paura che mi si sbriciolassero tra le mani! Sono rimasta a bocca aperta e con i piedi nel fango. Le mie scarpe nuove si erano letteralmente incollate a terra. Aveva piovuto da poco ed eravamo in una cava di argilla, quindi era logico che il fango facesse alle mie scarpe quello che aveva fatto ai tronchi! Ma non hai idea di quale miriade di emozioni e pensieri mi passasse per la mente: ero ferma accanto a giganti addormentati di tre milioni di anni prima. Io non riuscivo a immaginare nemmeno la vita di qualche secolo prima, e ora potevo vedere qualcosa di così poderosamente antico... Il cuore mi batteva forte. »
La nonna si interruppe per un attimo, stringendosi nello scialle.
« Al rientro le scarpe pesavano tantissimo. Ho tentato di pulirle, ma poi mi sono detta che l’emozione che avevo provato — vedere la storia della Terra racchiusa in un solo momento — valeva bene il sacrificio di un paio di scarpe. Un unico rimpianto: non averle conservate con tutto quel fango! Oggi te le avrei potute far vedere... Etciù!
« Come si chiama il posto, nonna? Ha un nome? »
« Certo che ha un nome! Anche se oggi è iper-protetto e tu non potrai avvicinarti ai tronchi come è stato possibile per me. Ti basterà digitare "foresta fossile"... »
(Furbizia da nonna numero tre, pensò ancora Angelo).
« ...non è che ce ne siano molte altre! Ma prima goditi la giornata, poi farai le ricerche. Vai come ci sono andata io, che davvero non sapevo cosa mi attendeva! Etciù, etciù, ù, ù! »
« Grazie nonna, io vado! Cercherò di non restare incollato al fango, ma sono davvero tanto curioso. »
« Non guardarli solo come sono ora » concluse la nonna. « Immagina quei giganteschi alberi vivi e vitali. Immagina tutto quello che vuoi, trasformati in un osservatore di un tempo di cui nessuno sa realmente cosa succedesse. Possiamo ipotizzare, ma non avere certezze assolute. Quindi goditi la giornata e poi mi dirai cosa hai provato. »
Angelo salì in macchina, mentre la nonna rientrava in casa. Lei aveva la certezza di aver vissuto, anni prima, un momento davvero magico. Magari al nipote non avrebbe suscitato le stesse identiche emozioni, perché a lei era stato concesso il privilegio di respirare accanto ai tronchi e di vedere ancora il fango di tre milioni di anni prima.
« Eh sì » si disse tra un etciù e l’altro, « valeva proprio la pena di rovinare un paio di scarpe nuove!
"Datemi 4 parole vi racconto un'altra storia!"
"Storia creata dalla mente dell'autrice, immagini create con IA"
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