Claretta e la sinfonia magica
Claretta era letteralmente fissata con la musica. Niente melodie dolci, niente che si potesse definire un "suono" secondo i canoni di nonna Ernestina.
La ragazzina amava solo tutto ciò che faceva rumore, un frastuono continuo che nelle sue orecchie faceva più o meno così: Frrr-CIANG-SBANG-TUM-TUM! A lungo andare la nonna, che invece adorava la musica vera, si chiedeva come farle capire che oltre le distorsioni di una chitarra elettrica, i beat di una tastiera o i video rumorosi dei social, c’era un intero universo da scoprire. « Non si può vivere di sola musica assordante a undici anni » pensava spesso la nonna tra sé e sé, guardando la nipote con le cuffie stampate in testa. « Dove saranno i suoi pensieri? Cosa si starà immaginando mentre quei suoni micidiali le trapanano il cervello? »
Era l’eterno dramma generazionale: una musica che accompagna i giovani e che i vecchi non riescono proprio a comprendere. Nonna Ernestina, però, non era tipo da arrendersi. Voleva trovare un modo per farle spalancare gli occhi e le orecchie, portandola verso nuovi orizzonti senza per questo costringerla a rinunciare ai suoi brani preferiti. Voleva solo arricchirla. In fondo, tutta la vita è musica. Ogni passo che facciamo crea un ritmo. Il piano era semplice: organizzare un'immersione sonora totale che somigliasse, per potenza, a quella che Claretta ascoltava ogni giorno.
Nonna Ernestina era una donna spiccia. Presa una decisione, si passava subito all’attacco.
« Mustafà, spostati che devo pensare! Non dormire sempre sulla mia poltrona preferita! » esclamò, rivolgendosi al grosso gatto di casa.
« E che cavolo... » sembrò rispondere Mustafà stiracchiandosi. « Mi ero appena appisolato! Non senti che musica infernale arriva dal soggiorno? L’hai invitata tu tua nipote, mica io! E ora che c'è un attimo di pace mi svegli pure? »
Naturalmente, per chi non parla il gattese come lingua madre, Mustafà si era limitato a fare: « Snifff, mao, mao, snifsnif... », ma le nonne, si sa, sanno tradurre benissimo i loro animali.
E infatti Ernestina rispose a tono: « Ci sto lavorando, gatto pigro! Per questo mi serve la poltrona. Devo guardare il cielo, rilassarmi e aspettare l’illuminazione. Altrimenti, Mustafà mio, qui non si dorme più. Né tu, né io! »
Mustafà capì la gravità del momento. Si calò agilmente a terra e andò a sistemarsi proprio sotto la poltrona: se ci fosse stato bisogno del suo aiuto felino sarebbe intervenuto, ma nel frattempo meglio riprendere il sonno interrotto.
La nonna iniziò a pensare intensamente. Così intensamente che... si addormentò pure lei! Per l'esattezza, in quel momento nonna e gatto iniziarono a parlare la stessa identica lingua: il ronfate. Cominciarono a russare all’unisono, e lo facevano così forte che persino Claretta, nel soggiorno, dovette alzare il volume del telefono perché le sue maxi-cuffie non riuscivano a filtrare quel potentissimo ronf-ronf a due voci.
Il sonno, si sa, concilia il pensiero. All'improvviso la nonna balzò in piedi, dritta come un fuso, e urlò: « Ho trovato! Ho trovato! »
Mustafà, svegliato di soprassalto, la guardò con un occhio solo, pensando tra sé che forse, finalmente, si sarebbe tornati a una vita tranquilla.
Mentre Claretta in soggiorno continuava ad ascoltare la sua traccia preferita a pieno volume — « BUM-BUM-TCHAK! Fiiiiii... ZAP! Unz-unz-unz-unz... CIANG! » — la nonna elaborò nei minimi dettagli il piano d'attacco per il giorno successivo. Alzò gli occhi al cielo un'ultima volta, mentre Mustafà, finalmente libero di muoversi, filò dritto al parco per incontrare i suoi amici gatti. Ormai la strategia aveva preso forma nella mente della nonna, disperata per quel frastuono continuo.
La mattina dopo, a colazione, Claretta guardò la nonna con un gran sorriso: « Oggi che facciamo di bello? »
« Oggi ti porto ad ascoltare una sinfonia! » rispose pronta la nonna.
Claretta quasi strozzò con il latte. « Nonna, stai parlando seriamente? Quelle cose le puoi ascoltare tu alla tua età! Io vivo di suoni che spaccano! »
« Me ne sono accorta... » sussurrò la nonna. Nei giorni in cui badava a Claretta, Ernestina arrivava a rimpiangere di non essere come la sua amica Luisa, che non ci sentiva quasi per niente. Giusto per rendere l'idea della sua disperazione. Poi, riprendendo il tono fiero, aggiunse: « Io ti porto a un concerto dal vivo, mica dal cellulare. Noi ci entreremo proprio dentro, nella sinfonia! Metti scarpe comode, perché si preannuncia uno spettacolo faticoso. »
« Ma nonna, ai concerti veri non fanno le sinfonie, fanno la musica moderna! » protestò la nipote.
« Oh, ma quella che andremo ad ascoltare noi è musica senza tempo » ribatté la nonna con un occhiolino.
« In che senso, nonna? » chiese Claretta, sempre più perplessa.
« Nel senso che è una musica che cambia costantemente. Non c'è mai una nota uguale all'altra, eppure ti trascina magicamente dentro i suoi suoni. »
« Beh, lo fa anche il mio cellulare! » rispose Claretta, incrociando le braccia. « Basta che cambio traccia e cambia tutto. Non capisco perché la tua debba essere diversa, e soprattutto perché devo mettere le scarpe comode quando potrei stare comoda in poltrona e, sfiorando lo schermo con un dito, trovare tutto quello che mi piace! »
La nonna non si fece scalfire. « Tu metti le scarpe, chiama Mustafà e andiamo. Prendo le chiavi della Campagnola così facciamo prima. E via verso la sinfonia! »
« Ma dai, nonna, mi stai prendendo in giro! » esclamò Claretta, scendendo dall'auto. « Siamo arrivate nel bosco, mica fanno i concerti qui! Ora controllo in rete, ma al massimo ci faranno dei rave... anche se tu non sai nemmeno cosa siano! »
« Fidati di tua nonna. Se ti dico che andiamo a sentire una sinfonia, ti assicuro che è vero » rispose Ernestina con un sorriso misterioso.
Mustafà, che non ci stava capendo niente, pensò solamente che qualunque cosa era meglio che sopportare quel tormento di tum-dum-scanch per altri giorni, e trotterellò dietro di loro.
« Il bosco ha un profumo tutto suo a seconda delle stagioni » spiegò la nonna, respirando a fondo. « Peccato che non sia piovuto, ma va bene così. Ora, per favore, spegni il cellulare. »
« No, il cellulare no, nonna! Te lo scordi, non lo spengo! » protestò la ragazzina, stringendo lo smartphone al petto. « Pensavo di camminare ascoltando la mia musica preferita! »
« Oggi si ascolta la mia di musica preferita » tagliò corto la nonna. « Al ritorno deciderai tu quale sia la migliore. Se non ascolti mai nient'altro, penserai che possa piacerti solo quello che l’algoritmo del cellulare ti consiglia. Io, invece, oggi ti regalo un'alternativa. »
Claretta sbuffò, ma premette il tasto pausa. Dopo ore di tum-dam-spong a tutto volume, il silenzio improvviso del bosco arrivò alle sue orecchie in modo quasi violento, come una specie di vuoto fastidioso.
« Nonna, mi fanno male le orecchie! » si lamentò la nipote, massaggiandosi la testa. « Non sento assolutamente niente! »
« Transitorio! » rispose tranquilla la nonna. « È normale. Qualche attimo per abituarti e poi vedrai che parte la sinfonia. »
Nonna, nipote e gatto ripresero a camminare lentamente sul sentiero di terra battuta. Poi, all'improvviso, il bosco sembrò quasi risvegliarsi, animandosi di colpo.
« Ascolta » sussurrò la nonna, fermandosi. « Ma ascolta sul serio, altrimenti non sentirai i suoni. Non partire prevenuta: fermati e apri le orecchie. »
Un ritmo secco e potentissimo riempì l'aria: « Tock-tock-tock-tock-tock-tock! »
« Nonna! » esclamò Claretta, sgranando gli occhi. « Sembra un batterista punk! »
« No, è solo il picchio che batte sul tronco dell'albero per trovare gli insetti per il suo pranzo. Ma ascolta ancora meglio, spostiamoci un po' più a destra... »
Fecero pochi passi ed ecco che un altro suono, profondo e avvolgente, salì dalla vallata: « Fruuu-sciuuu-sciaaa... SBLASH! Gluglugluglu... WROOOSH! »
« Oh, nonna, un basso elettrico! »
« Ma no,amore ! È il torrente che scorre veloce e gorgoglia tra i sassi del fondo! »
Claretta era sinceramente stupita. Quell'intreccio di rumori naturali cominciava a piacerle davvero. « Manca solo il cantante rock, nonna, poi sarebbe un concerto perfetto! »
« E invece ce l'abbiamo, diamole solo il tempo... » profetizzò la nonna.
Qualche istante dopo, dall'alto di un ramo, si levò uno sgraziato e potentissimo grido: « CRAAA-CRAAA! GRAAAK! »
Claretta scoppiò a ridere a crepapelle. « Ma dai, nonna, è fantastico! Sembra un cantante Heavy Metal, non lo avrei mai detto! »
« Pensa che abbiamo anche la presentatrice ufficiale del concerto! » aggiunse la nonna, fiera del successo del suo piano.
« Ma davvero, nonna? E chi lo presenta? La signora del piano di sopra? » chiese Claretta, divertita.
« La signora Ghiandaia! » ridacchiò la nonna. « A lei non sfugge un solo movimento o rumore. Sa persino imitare gli altri animali! Vedrai che a breve annuncerà a tutta la foresta che Claretta, la nonna e il gatto Mustafà stanno ascoltando la sinfonia, e che non siamo affatto pericolosi. »
« Davvero, nonna? Non avrei mai immaginato che nel bosco si creasse una musica così potente! »
Proprio in quel momento, l’aria si riempì di un unico, formidabile grido: « KSHAAAARK! KSHAAAARK! MIAO-MIAO! »
« Che ti dicevo? » esclamò la nonna trionfante. « La signora Ghiandaia ha appena comunicato a tutti la nostra presenza! »
Mustafà, tutto inorgoglito, si stiracchiò e sorrise sotto i baffi. Era la prima volta in vita sua che la sua voce felina veniva imitata da un uccello! Stava già pregustando la pazzesca storia che avrebbe raccontato ai suoi amici al bar del parco quella sera stessa. Per Mustafà, quella era emozione pura.
« Grazie, nonna! È un concerto fantastico! » disse Claretta, stringendole la mano.
« E mica è finito! » rispose la nonna. « Loro sono aperti con musiche sempre diverse, ventiquattr'ore su ventiquattro. Se tornassimo qui questa sera, la sinfonia sarebbe completamente differente. I gufi riempirebbero l’aria con i loro UUUH... uuuh... UUUH... uuuh... »
« Il suono dei sintetizzatori sub-woofer! » interruppe Claretta entusiasta.
« Io non conosco i nomi di questi tuoi strumenti moderni, ma di sicuro animano la notte insieme al vento » sorrise la nonna. « Per non parlare delle stille di rugiada che fanno una musica lieve, come un plin-plin argentino, o delle foglie grandi che strusciano tra i rami e regalano allegria a tutta la sinfonia. »
Claretta rimase un attimo in silenzio, riflettendo. « Non lo avrei mai sentito, nonna, se non me lo avessi mostrato tu. Hai proprio ragione: ci sono musiche che qualcuno ti deve far conoscere, altrimenti non potrai mai apprezzarle. »
« Ora » concluse la nonna con dolcezza, « puoi sempre scegliere. Quando prendi in mano il cellulare, puoi cercare i suoni del bosco, i versi degli animali o far partire la tua musica preferita. Il tuo Frrr-CIANG-SBANG-TUM-TUM e la natura coesistono benissimo insieme, anche perché i musicisti veri prendono i suoni da Madre Natura e li trasformano in note. Ma da oggi sarai libera, a seconda di come ti senti, di ascoltare quello che vuoi. Ora sai come si fa. »
Mustafà, da sotto la poltrona, sperava con tutto il cuore che la nonna aggiungesse: « E ti prego, quando vieni a trovarmi, sii gentile: ascolta solo l'acqua che scorre, le foglie al vento e le rapide cascatelle che finiscono nello stagno! »
Ma la nonna non disse nulla del genere. Perché la musica parla direttamente allo spirito, e lo spirito è diverso per ognuno di noi, specialmente a seconda dei momenti.
Quella sera, una volta tornata a casa, Claretta accese il cellulare. Era rimasta così colpita dal ritmo del picchio che cercò e si guardò tutti i video possibili su di lui, affascinata da quel batterista con le piume.
In cucina, intanto, la nonna stava preparando la cena. Mentre faceva rosolare il pollo con i peperoni, l'aglio, il pomodoro, il rosmarino e una profumatissima buccetta di limone, strizzò l'occhio a Mustafà. Il gatto ricambiò lo sguardo, comprendendo al volo il messaggio silenzioso: « Le nostre orecchie sono salve. Missione compiuta! »
"Datemi 4 parole e vi racconto un'altra storia!"
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