Costantino e l'avventura al vecchio mulino

 

mulino, fiori di canne, barbagianni  , la campagnola

La nonna era piuttosto innervosita con il nonno che, secondo lei, guidava sempre peggio. Lui, che ai suoi tempi era stato un vero campione e uno dei primi in paese a comprarsi un'auto sportiva con cui si pavoneggiava a ogni ora, adesso sembrava quasi non conoscere la vecchia Campagnola.

«Se la mia guida è troppo poco per te, guido io!» sbottò nonna Luisa.
«Ma no, che dici! È che... capisci a me, andare in giro con questa macchina mi fa sentire vecchio» rispose il nonno.
«Oh, notizia del giorno, se per caso ti fosse sfuggita: tu sei vecchio! E hai ben sei mesi più di me. Dai, insieme facciamo un secolo e mezzo, siamo vecchi sul serio!»
A quelle parole scoppiarono entrambi in una grande risata. Il baccano svegliò di soprassalto Costantino, che stava dormendo sul sedile posteriore. Tanto lo sapeva: uscire con i nonni era di una noia mortale; o litigavano o ricordavano i vecchi tempi. Meglio dormire.
La strada sterrata che da Montignolo portava in paese, nel corso degli anni, si era trasformata: i vecchi casali contadini avevano lasciato il posto a ville con piscina. Ci abitavano persino attori famosi, tanto che, a leggere i nomi sui citofoni, sembrava di stare davanti alla TV o al cinema.
La nonna chiese di fermarsi un attimo, incuriosita da una di quelle ville che aveva conservato le pietre antiche, ma che ora era piena di ultra-mega comodità moderne.
«Ci crederesti che questo una volta era un vecchio mulino?» chiese il nonno al nipote, indicando la proprietà. «Quella mega villa con piscina, eh sì... l'acqua non gli manca di certo, c’è una splendida sorgente proprio dietro la casa.»
«Ti ricordi...» disse la nonna rivolta al marito.
"Ecco, ci risiamo," pensò Costantino tra sé e sé, "povero me, sono ripartiti con i ricordi. Ora sì che mi devo fare un lungo sonnellino!"
«...quanta paura avevamo quando venivamo al vecchio mulino?» continuò la nonna.
«Eh no!» ribatté il nonno. «Tu avevi paura, io no!»
«Ma dai, non scherziamo! A chi venne il singhiozzo per lo spavento?»
«Non era paura! Avevo solo ingoiato troppa aria dopo la corsa.»
«Sì, certo! Ma la corsa l'avevi fatta per scappare via dal barbagianni, che voleva farti il nido in testa dopo che l’avevi svegliato!»
Le voci dei nonni si accalorarono, presi a rivivere quel momento di decenni prima come se ci si trovassero ancora dentro. Costantino sorrise. "È tempo che li calmi," pensò, "o mi toccherà sorbirmi la solita storiella per neonati."
«Nonna, nonno, scusate...» si intromise allora il ragazzino. «Se mi fate partecipare, forse ci capisco qualcosa anche io. Vi ricordate di me? Sono vostro nipote, quello seduto sul sedile – decisamente scomodo – della vostra auto!»
«Hai ragione anche tu» disse il nonno. «È che tua nonna sono quasi cinquant'anni che mi fa disperare! Si ricorda le cose sempre a modo suo.»
La nonna, piccata sul vivo, decise di astenersi dal parlare. «Beh, visto che ricordi tutto tu – speriamo meglio di come guidi – racconta tu le nostre visite al mulino!»
«Posso fare di molto meglio!» ribatté il nonno. «Visto che siamo sulla  Campagnola, proviamo a vedere se è veramente di campagna.»
Quello che aveva in mente andava illustrato chiaramente, se voleva evitare ulteriori litigi con la sua consorte, come amava chiamare la nonna in pubblico. Fermò la macchina ed espose il piano: «Ora vi faccio vedere io chi sono alla guida. Si va sullo sterrato della collina, si scende per il viale dei cipressi, si gira a destra, si prende la strada sterrata e si va proprio dietro a questa villa. Lì sorgeva l’accorda del mulino (la vasca di raccolta delle acque) e ci sono ancora tracce nette del fabbricato. Tutti d’accordo?»
La nonna scelse la via del religioso silenzio, come solo le donne sanno fare quando lasciano al maschio quelle scelte che, ovviamente, gli faranno pagare care in seguito. Si mise il foulard in testa e non disse una parola. Costantino, dal sedile dietro, commentò solo: «Andiamo di Camel Trophy!»
«Approvato! Tenetevi forti che si parte!»
Il nonno era proprio entrato nel personaggio. Ingranò la prima da fermo e... serrrrrrnch! Il cambio grattò che era un piacere. La nonna ebbe una gran voglia di ridere, ma le donne in silenzio preferiscono soffiarsi il naso, così da nascondere la risata.
Plengu, plandutum, prummgutu! Insomma, immaginate la scena: la Campagnola, con i suoi sedili spartani, su una strada tutta dossi e sassi. Che allegria per i viaggiatori!
Arrivati al viale di cipressi, il peggio era ormai passato. Ora la strada scendeva dritta e senza buche, e il nonno si montò la testa: seconda, terza, quarta... per un attimo si vide Fittipaldi al gran premio.
La nonna allora ruppe il silenzio: «Guarda che le marce sono finite. Ti mancano solo le ridotte e il freno a mano, vuoi provarle tutte oggi?»
Il nonno tolse subito il piede dall'acceleratore e pensò che la pace era già finita: la consorte parlava di nuovo, e senza bisogno di chiedere un miracolo.
Costantino intanto guardava fuori, stupito. Dopo il viale, girando a destra, sembrava di essere entrati in un altro tempo, in un mondo in rovina. Sembrava proprio uno dei suoi videogiochi.
Come spettatori di un’epoca passata in visita guidata, il nonno – grande estimatore dei luoghi che appartengono al vissuto di un posto – iniziò a descrivere come doveva essere il mulino. Anche ai suoi tempi, alla fine degli anni '60, era già malridotto e abbandonato a causa dell’arrivo della corrente elettrica, ma in seguito lui si era informato bene.
«Ed era accompagnato da un’orribile vasca nera piena d’acqua...» aggiunse la nonna, il cui ricordo la terrorizzava ancora.
«Nonno,» chiese Costantino, «ma a cosa serviva un mulino, scusami? Parlate come se io lo sapessi, ma io sono nato nel 2015!»
«Ops!» disse la nonna. «Abbiamo corso troppo nei ricordi, ma non vogliamo mica farti una lezione sull’uso dei mulini ad acqua della nostra terra.»
«Credo invece che sia necessario, nonna» insistette il ragazzino. «Altrimenti non ci capisco niente e mi tocca andare a fare una ricerca in rete. E non è la stessa cosa.»
Quando a un uomo si dà il modo di sfoggiare quello che sa, in due minuti da nonno si trasforma in un professore di Oxford salito in cattedra. Il nonno si schiarì la voce: «Prima di tutto, il mulino aveva la funzione di frantumare i chicchi, fossero di grano o di altre granaglie. E questo mulino, in particolare, apparteneva alla Chiesa di Santa Maria, quella bella chiesa sulla strada che...»«...quella bella chiesa sulla strada che porta alla stazione, dove dici sempre che prima o poi ci entrerà dentro una macchina! Quel posto lavorava anche l’olio, ovvero era un mulino doppio ed era, come tutti i mulini della nostra regione, a forma di torre medievale, con due o più piani e con il tetto in cima. I mulini avevano bisogno di acqua per muovere le macine, grandi pietre che frantumavano e schiacciavano le semenze o le olive. Quelli in collina, come questo, avevano bisogno che l’acqua cadesse dall’alto con grande energia: l’acqua della sorgente vicina veniva incanalata sfruttando le pendenze e accumulata nella grande vasca di raccolta che tanto terrorizzò tua nonna, di solito costruita nella parte alta dell’edificio. Più era alto il salto, maggiore era l’energia per spingere le macine e lavorare.»
Seduti su un muretto con il mulino alle spalle, il nonno spiega il funzionamento di un mulino senza ruota esterna

«Certo nonno,» disse Costantino guardandosi intorno, «da quei pochi pezzi di muro rimasti è difficile capire come lavorasse un mulino. Tu lo sai come era in origine?»
«Mi sono informato. Perché quando noi eravamo ragazzi come te era già stato abbandonato, ma ho studiato e posso dirti che al piano seminterrato, quello sotto terra, c’era una stanza buia e umida dove l’acqua entrava e faceva girare una grande ruota...»
«Ma nonno, no, che dici!» lo interruppe Costantino. «Questo lo so anche io. I mulini nelle immagini hanno una grande ruota in legno all'esterno, e la fa girare l’acqua del ruscello. Tu vedi forse ruscelli o cascate qui intorno? No.»
«Appunto!» trionfò il nonno. «In questo caso si tratta di un tipico mulino a ritrecine!» Il nonno-professore declinò con calma la parola per far notare la sua cultura in merito. «L’acqua entrava dalla vasca e faceva girare questa ruota orizzontale interna con rumori spaventosi. Poi, al primo piano, c’era la macina vera e propria con il mugnaio che lavorava. Quella stanza era collegata direttamente alla casa del mugnaio e ai magazzini. La villa dove ci siamo fermati prima, in realtà, era proprio la casa del mugnaio.»
«Oh...» disse Costantino, «comincio a capire. Ma mi resta un dubbio: perché l’acqua della vasca la nonna la vedeva nera e ha ancora paura?»
«L’ho scoperto anni dopo. Quando il mulino fu abbandonato l’acqua della sorgente venne deviata, quindi nella vasca restava solo quella piovana. L’acqua era stagnante, e il mix di foglie, pioggia e piccoli animali morti l’aveva resa scura e misteriosa.»
«Ora, signor professore con specializzazione in Camel Trophy e Formula Uno,» intervenne la nonna, «possiamo andare via? Io ho una gran paura lo stesso, anche se la vasca non c'è più!»
«Ma di preciso dove si trovava?» chiese Costantino. Capire se quella vasca esistesse ancora o meno profumava di mistero, e lui voleva assolutamente controllare.
La nonna, con modi spicci, raggiunse la Campagnola e si mise seduta sul sedile. «Se volete andare, andate, ma state attenti. Io vi aspetto qui.»
Il nonno, a dire il vero, non era troppo convinto. La zona era abbandonata da anni e qualunque animale poteva nascondersi nei paraggi, serpenti compresi. Ebbe un attimo di esitazione, poi disse al nipote: «Facciamo così: il posto è pericoloso e la nonna ha paura. Prendiamo solo dei fiori di canna che lei ama tanto e ne facciamo un mazzo. Le faremo credere che la grande vasca non esiste più – come penso io – ma che in cambio ha creato questi fiori bellissimi. Vedrai come staranno bene nel vaso all’ingresso... almeno finché non scoppiano!»«Scoppiano?» chiese Costantino.
«Eh sì, i fiori di canna dopo qualche settimana in vaso scoppiano e in casa sembra che abbia nevicato!» rispose il nonno. «Ma allora la nonna si arrabbia. Anche se lei sa come fare: ha sempre della lacca forte per i suoi capelli e basta spruzzarla sul fiore; si aprirà lo stesso, ma almeno non nevicherà nella stanza.» 
Il nonno tagliò i fiori di canna più belli e sodi, ne fece un gran mazzo e li portò alla nonna seduta in macchina. Il sole ormai era al tramonto e la zona intorno al mulino sembrava pronta per una notte di paura. Nonno e nipote si diressero via di corsa verso la macchina, ma non abbastanza in fretta da evitare il barbagianni, che sbucò all'improvviso dall'alto e tentò quasi di prendere il nonno per i capelli!
La risata della nonna riempì l’aria della sera. Forse la grande vasca nera non c’era più, ma il barbagianni sì!
Tornarono verso casa allegramente a bordo della Campagnola, con la bellissima sensazione di aver passato qualche ora in un tempo scomparso. Ed è proprio quello che succede quando i luoghi abbandonati attendono sommessamente il passare dei giorni per capire che fine faranno; nel frattempo, restano lì, a ricordare all’uomo come cambiano le cose grazie alle sue scoperte.



La nonna sulla campagnola, nonno porta fiori di canne, mentre il barbagianni tenta di prendergli i capelli



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