Leo e l'avventura a sorpresa


4 pannelli con le parole,  soffitta, Muschio, salice piangente, acqua sorgiva,

 "Quando ci decideremo a svuotare un po’ di oggetti dalla soffitta sarà un bel giorno" disse il nonno alla famiglia. "Fidatevi, meglio farlo ora, un po’ alla volta, che un giorno tutto insieme."

In una soffitta, così come in una cantina, lo spazio si transformsa Specialmente nei casolari di campagna, diventa una specie di supermercato del tempo; solo che le cose non sono ben ordinate sugli scaffali, ma si mischiano e si intrecciano tra loro.
Nonna Perla era d’accordo con il nonno: non entrava più nemmeno uno spillo in quella stanza. Liberarsi degli oggetti del passato, però, non è facile se non sei davvero pronto a farlo.
Proprio in quel momento arrivò Leonardo, detto Leo. Era un po’ mogio mogio: spalle leggermente curve e il passo tipico di chi non ha voglia di andare avanti, ma solo di prendersi un momento di calma.
"Che hai fatto? Che ti è successo?" gli chiese la nonna, mentre stendeva i panni sul lungo filo.
"Oggi la maestra ci ha chiesto di raccontare un’avventura che ci ha lasciato particolarmente emozionati. Dobbiamo descrivere tutte le sensazioni: la paura, la gioia... insomma, un compito difficilissimo! Io non ho mai vissuto avventure emozionanti come quelle che vedo in TV. La mia vita è solo scuola, casa, compiti, il nuoto e venire qui da te ad aspettare i miei genitori che tornano dal lavoro. Nonna, ma perché io non ho mai un’avventura da raccontare? Domani a scuola mi prenderanno tutti in giro."
"Tutti i giorni sono un'avventura", pensò la nonna tra sé. "Devo farglielo scoprire, o penserà di essere vecchio anche se è ancora un bambino". Poi, ad alta voce, gli disse:
"Cambia le scarpe, Leo. Metti quelle vecchie che usiamo sempre per andare nell'orto."
Poi aggiunse:
"Dobbiamo camminare un po’. Ti porto a vedere un posto strano, molto strano. Però prima devo fare una telefonata a Cecchino, un conoscente. Ci serve il permesso per entrare nei suoi campi. Per sicurezza ha recintato la zona dove voglio portarti."
A quelle parole Leo si calmò. Sentì che la nonna stava preparando per lui un'avventura vera.
"Non è un posto qualsiasi" continuò la nonna. "È un piccolo dono di Madre Natura. Qualcosa che, quando ero bambina, mi faceva sognare ad occhi aperti e mi permetteva di vedere cose che non esistevano in nessun altro luogo. Speriamo solo che sia rimasto come nei miei ricordi."
"Dobbiamo camminare tanto, nonna, per arrivarci?"
"No, non è lontano. Solo che, se non sai che c’è, non lo immagini nemmeno. Quindi, animo! Scarpe ai piedi, bastone in mano per me – che il terreno non è proprio pianeggiante e mi serve un appoggio – e si va."
La nonna aveva ragione, ma Leo non si aspettava di certo che, a pochi metri dietro casa, lei spostasse dei rovi con il bastone per mostrare un piccolo sentiero quasi nascosto.
"Te l’avevo detto, Leo: se non sai che c’è, non lo vedi."«Una volta questo sentiero lo usavamo per andare in paese camminando di meno. Ora, con le automobili, lo usano solo quelli che vanno nei campi; ma, come vedi, sta scomparendo. Le cose che non usi, prima o poi scompaiono nel tempo.»
«Che intendi per tempo, nonna?» chiese Leo.
«Il tempo è quella forma che noi diamo al passaggio delle ore e dei giorni. Muta ad ogni attimo: quello che prima era la normalità, poi diventa un nuovo tempo che si trasforma in nuova normalità, e poi muta di nuovo.»
«E perché cambia?»
«Per le nostre azioni e per i nostri pensieri. Spesso per necessità.»
Perplesso, Leo pensò che non aveva capito molto. «Nonna, ma c’è un cancello a sbarrarci la strada!»
«Tranquillo, nipote, che Cecchino ci ha lasciato la chiave sotto il sasso con il muschio.»
Leo pensò che era davvero strano che i sassi lì avessero il muschio: lui lo aveva visto sempre e solo nel bosco, dove gli alberi lo proteggevano dal sole.
«Il grande cancello arancione, un po’ arrugginito, non c’era ai miei tempi» continuò la nonna, mentre apriva la serratura. «Qui venivo a giocare con mio fratello ed era tutto un altro posto. Intorno a noi era pieno di persone che lavoravano i terreni. Comunque, era un luogo pericoloso anche allora per i nostri genitori; quindi stammi vicino e fa' quello che ti dico io quando saremo arrivati.»
La nonna apre il cancello per l'inizio dell'avventura, Leo fra i rovi pone attenzione dove mette i piedi

Leo sentì un leggero senso di euforia: la storia per la scuola cominciava a prendere forma. Aveva solo il tarlo del tempo: non aveva proprio capito cosa fosse questo tempo che passa e che cambia le cose e le persone. Ora, però, doveva stare attento a dove metteva i piedi: il terreno era pieno di rovi che si erano allungati sul prato, come a voler prendere il sole.
Nonna Perla non aveva considerato bene che le cose potessero essere cambiate, e di molto, nel corso degli anni. "Meno male che ho preso il bastone" pensò. E cominciò a spostare i rami spinosi. Se fosse stata in una giungla avrebbe usato il machete per farsi largo nella boscaglia; ma lì i rovi erano molto peggio. Se non li tagli, invadono i terreni creando nuove piante in continuazione: il ramo si allunga, tocca il terreno e... zacchete, ecco una nuova pianta! E lì di zacchete ne erano successi molti, pensò la nonna. Cecchino stava invecchiando come lei, e nessuno dei due aveva più le forze per curare i terreni come una volta.
Superato il percorso accidentato, mentre qualche uccellino volava via dai rami al loro passaggio, arrivarono finalmente a destinazione.
Leo, a dire il vero, non vedeva proprio niente di avventuroso. C'erano solo un prato e degli strani alberi con i rami che toccavano terra.
«Nonna, cosa sono quegli alberi con le chiome al contrario?»
«Salici piangenti» disse la nonna. «Sono alberi allegri, anche se tutti pensano che, avendo la chioma rivolta verso terra, siano tristi. Invece sono giocosi! Quando tira il vento si muovono come una giostra e se la ridono degli altri alberi, che tentano di piegare la cima per non farsi far male dalle raffiche. Loro, elastici e fluttuanti, giocano con il vento. E gli uccelli lo sanno: amano molto le loro chiome, e qualcuno, furbissimo, ha perspettiva trovato il modo di rendere invisibile il proprio nido... ma questa è un’altra storia. Ora andiamo, che l’avventura ha inizio!»

leo vuole informazioni sul salice piangente e la nonna spiega

Leo era sempre più perplesso. Quale avventura? Prati, rovi, un cancello chiuso, un salice... "Mah," pensò scoraggiato, "mi sa che il mio compito di avventuroso avrà poco o niente".
«Ohhhh!» disse Leo. Non poteva crederci.
Dopo tanti rovi, si trovarono davanti a uno strano posto: tre pozze d’acqua nel terreno, una grande e due piccoline poco distanti.
«Ma nonna, cosa sono? Come si sono create? Chi le ha costruite?»
«Le ha donate Madre Natura» rispose la nonna. «Poco lontano da qui c’è una sorgente che esce con due rigagnoli dalla collina. Qui l’acqua ha trovato un altro modo per esistere: non riesce a diventare un ruscello, perché non ne ha la forza, ma è diventata il sostegno dei campi. Si è creato un posto splendido e ricco. Un tempo gli orti qui intorno vivevano grazie a queste tre pozze, che allora erano di tutti. Mi ricordo ancora quando inventarono su una "pertica", un lungo bastone, l’innaffiatoio volante, come lo chiamava mio nonno. Ci misero nella parte alta un barattolo dei pomodori da cinque chili, legato stretto con il fil di ferro; con quello prendevano l’acqua dai fontanili, le pozze sorgive, e c’era acqua per tutti gli orti. Poi le cose cambiarono. Cecchino comprò il terreno e, poiché le nuove leggi consideravano troppo pericoloso lasciare la zona incustodita, il risultato è stato un cancello. Ha tolto l’acqua a tutti e gli orti, senza acqua, sono scomparsi. Questo è il tempo che cambia.»
Le 3 pozze attirano l'attenzione e la meraviglia di leo e la nonna spiega come funzionavano

«Comincio a capire...» disse Leo. «Possiamo vederle da vicino, nonna?»
«Ma certo, solo che devi fare attenzione, e tanta! Non sono profonde, ma non sappiamo se sotto il terreno sia solido o se ci si sprofondi dentro... fa un po' l'effetto delle sabbie mobili. Ecco perché i nostri genitori ci permettevano di stare qui solo se eravamo con loro.»
Fecero qualche passo. L’erba diventava sempre più verde e i salici piangenti muovevano dolcemente i loro rami. Sembrava un attimo senza tempo, interrotto all'improvviso da un guizzo. Poi da un altro. Le fosse, o fontanili come li chiamavano i vecchi, si erano animate.
«Che cosa ho visto, nonna? Cosa si muoveva?»
«Oh, ai miei tempi ci passavamo le ore a guardare le salamandre nere e gialle che prendevano il sole sui sassi, per poi tuffarsi con un guizzo nell’acqua. Oggi, però, forse è qualche rana verde che si è messa al sicuro. Noi per loro siamo i nemici che devono temere.»
«Ma io non gli farei del male, nonna! Mai!»
«Oh, lo so. È la rana che non lo sa, mica sono tutti come te. C'è chi le mangia, le rane, fra gli umani.»
«Oh mamma mia, nonna, che brutta cosa che mi stai dicendo! Mi prendi in giro?»
«No. Ai miei tempi andava di moda cucinare le coscette di rana, erano un piatto che io non ho voluto mai assaggiare, ma i contadini, che di proteine ne avevano poche, amavano cucinarle fritte.»
«Nonna, mi fa impressione solo a pensarlo! Meglio le lumachine... guarda quante ce ne sono!»
«Non arrabbiarti, ma i contadini cucinavano anche quelle.»
«Oh mamma, che brutta infanzia devi aver avuto, nonna!»
«Quando vivi in un tempo in cui le cose che oggi sembrano strane sono la normalità, non provi sensazioni forti come la tua. Ai miei tempi la fame non era un ricordo lontano: per molti anziani era passata da poco, e ogni cibo andava bene dopo la Grande Guerra. Ma niente malinconie, godiamoci il momento! Era solo per dirti come sia diversa la tua vita dalla mia alla tua età.»
«Un attimo ancora, nonna, fammelo mettere nei ricordi. Tanto, come hai detto tu, cambierà tutto presto. Foto per la mente!» disse Leo.
E cominciò a elencare ad alta voce: «Tre fontanili come dice la nonna, guizzi di salamandre, rane, salici piangenti, lumachine sui sassi, acqua dono di Madre Natura, uccelli e tantissimi rovi. Fatto, nonna! Ho scattato l’immagine.»
L'immagine mostra come leo immagini di fare una foto per la sua mente

«Bravo» disse la nonna. «Hai capito come funziona il tempo. Tutto quello che fermi nella tua mente come immagine, sensazione ed emozione, ricomparirà all’improvviso in altri momenti della tua vita. E potrai sfogliare quell'attimo proprio come un album di foto.»
Leo non aveva ancora del tutto chiaro il meccanismo del tempo, ma sentiva che, finalmente, cominciava a capire.
Viaggio di ritorno. A colpi di bastone dovettero liberare ancora la strada, ma Leo era proprio contento: la sua mente aveva iniziato a preparare il compito per la scuola. Nessuno nella sua classe avrebbe avuto un racconto su dei fontanili segreti; quel posto dopotutto esisteva solo per chi sapeva che c’era. Che fortuna avere Nonna Perla, che aveva un sacco di ricordi da regalare!
Arrivati a casa, però, trovarono una sorpresa.
«Ma che hai fatto?!» gridò la nonna al marito. «Ma come ti è venuto in mente di iniziare a ripulire la soffitta proprio oggi?»
«Prima o poi dovevamo farlo, per dare spazio a nuove cose o buttare quelle che non servono più...» si giustificò il nonno.
«Ho capito, ma c’era bisogno di riempirmi tutto il patio?»
La nonna, nervosa come un gatto che era stato accarezzato contro il suo parere, si rifugiò in casa brontolando. Leo si avvicinò timoroso al patio: c'era ogni tipo di oggetto, da giocattoli rotti a una pendola , fino a un cesto pieno di vecchi fumetti e giornali.
«Oh...» disse tra sé. «Qui il tempo è passato veramente.»
Prese in mano uno strano oggetto: era formato da tre piatti di ceramica infilati l'uno sopra l'altro lungo un'asta che un tempo doveva essere stata dorata, con una maniglia in cima.
«Questo è proprio strano, nonno. Ma a che serviva questo coso?»
«Chiedilo a tua nonna» rispose lui con un sorriso furbo.
Leo entrò in casa, stringendo l'oggetto tra le mani. «Nonna, scusa... visto il tempo che passa, posso sapere a che serviva questo coso?»
La nonna, che era bravissima a trasformare un piccolo bisticcio familiare in una nuova avventura, guardò l'oggetto, sorrise e disse: «Torna domani, Leo, che ti porto a spasso nel tempo usando proprio gli oggetti della soffitta!»
Leo adesso aveva la sua bellissima storia da raccontare a scuola, e la nonna era già pronta a sfogliare un altro album mentale dei ricordi. Era stata una giornata bellissima per entrambi. Ma, in fondo, chi lo dice che ogni giorno non possa essere un’avventura tutta nuova?
"Datemi 4 parole e vi racconto un'altra storia! "
Oggetti sul patio dalla soffitta, Leo e' attratto da un vechio porta frutta

"La storia creata dalla mente dell'autrice, le immagini create con IA"

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