Tommaso alla ricerca delle "monete" d'oro
Nonna Lella decise di partire presto quella mattina. Si era messa in testa di trovare i pizzagialli: aveva piovuto e poi era uscito un bel sole, insomma, le condizioni erano perfette. Preparò il cesto di vimini e il coltellino, ma soprattutto sapeva che le serviva un compagno d’avventura, perché le nonne, senza i nipoti, si annoiano a fare le cose.
«Mamma, c’è nonna al telefono!» urlò Tommaso. «Dice che i pizzagialli mi stanno aspettando e che sono sicuramente spuntati. Che le dico? Posso andare con lei, tanto oggi non ho scuola?»
«Ma sì, falla contenta, non vede l’ora di stare un po’ con te» rispose la mamma con un sorriso. «Però preparati, perché tua nonna per queste cose è capace di partire all’alba.»
Tommaso tornò alla cornetta: «Nonna, a che ora passi a prendermi?»
«Verso le otto» disse la nonna. «Prima no, che la rugiada ci farebbe il bagno. Metti un paio di scarpe chiuse, anzi, meglio gli stivaletti di gomma dell'Uomo Ragno che ti ho regalato per il compleanno.»
«Ecco a che servivano...» pensò Tommaso, trattenendo una risata. Lui che li aveva sempre considerati un regalo inutile! Furbetta la nonna.
«E mettiti comodo, una bella felpa calda che nel bosco comincia a fare fresco» raccomandò ancora lei prima di riagganciare.
«Bene» si disse nonna Lella, soddisfatta. «L'organizzazione è a posto. Ora faccio una telefonata a Pino il meccanico per sentire se ha sistemato la Campagnola, che non ho nessuna intenzione di andare nella macchia a piedi.»
Pino, dal canto suo, sapeva bene che quella macchina si reggeva in piedi per miracolo. Ogni volta che toccava una vite rischiava di scoperchiare un nido di vespe e far crollare tutto, ma alla fine il miracolo avveniva sempre: la Campagnola tornava a rombare come appena uscita dalla fabbrica. E solo allora lui ricominciava a respirare. Nonna Lella considerava quella macchina come una figlia, la curava con attenzione maniacale; se dall’officina fosse uscita priva di quel wrommm wroooommmmm che voleva sentire lei, la colpa sarebbe stata solo sua. Fu quindi un vero sollievo poterle dire: «Lella, vieni pure a prenderla, anche stavolta è uscita dall'officina in piena forma!»
«Ottimo» pensò la nonna. Il programma per l'indomani era perfetto: mattina a funghi e domenica tutti da lei per le tagliatelle al sugo finto con i pizzagialli.
Il giorno dopo, puntuale come un orologio svizzero, la nonna suonò il clacson: un doppio peee peee seguito da un colpetto secco finale, che per Tommaso significava una cosa sola: “Nipote muoviti, sono al cancello!”
«Su, svelto!» lo incalzò nonna Lella non appena il bambino aprì lo sportello. «Hai preso tutto? Hai messo la felpa? Li hai infilati gli stivaletti dell’Uomo Ragno?»
Tommaso salì stringendo un bastone di legno in mano: «Questo te lo manda la mamma. Dice che tu, per fare la ragazzina, di sicuro non l'hai preso, e finisce che poi ti si incrocca la schiena!»
«Non l’ho preso perché nel bosco di bastoni ne rimediamo di migliori, più comodi e quanti ne vogliamo!» ribatté la nonna. «Sali, nipote, che si parte! Pino stavolta ha fatto un miracolo, senti Carolina come canta!» Continuò, mentre ingranava la prima e la Campagnola (che lei chiamava affettuosamente Carolina ) scattava veloce sulla strada.
«Nonna, hai presente che per raccogliere i pizzagialli dobbiamo arrivarci vivi, vero?» protestò Tommaso, aggrappandosi al cruscotto. «Rallenta! Tanto i funghi non scappano, non ho mai sentito dire che se ne vanno in giro da soli.»
La nonna scoppiò a ridere: «Siccome Pino ad ogni controllo si mangia mezza pensione, volevo solo verificare se, come dico sempre io, ha attaccato i pezzi con lo scotch o se ha fatto davvero un buon lavoro!»
Poco dopo, la macchia dei Martani li accolse con raggi di luce soffusi. I campi intorno erano ricoperti di gocce di rugiada che brillavano al sole come piccoli arcobaleni.
«Mamma mia, che bello...» sussurrò Tommaso, incantato. «Sembra uno di quei paesaggi magici che si vedono nei film.»
«Quelli dei film li fanno al computer» rispose la nonna. «Qui invece è Madre Natura che pennella a modo suo. Sono pezzi unici che durano solo qualche minuto, perciò riempiti gli occhi! E piuttosto, sta' attento al risveglio degli uccelli: di solito, appena vedono passare una macchina, si divertono a riempirla di ricordini poco piacevoli. Tanto per ricordarci di chi è davvero il bosco.»
In quel momento, poco più in alto tra le fronde, un’allodola sveglia già prima di tutti per salutare il sole guardò giù. «Un’altra macchina! Anche oggi vengono nel bosco a vedere se sono nati i funghi...» cinguettò rivolta al vecchio gufo, che tentava faticosamente di chiudere gli occhi pronto oramai al meritato sonno, nel buco del tronco della quercia dove aveva il nido.
«Eh sì...» rispose il gufo, più che altro per educazione. «Meno male che noi non ne mangiamo.»
«Noi no, ma gli insetti e gli altri animali sì! Se li raccolgono tutti loro, noi rimarremo a bocca asciutta» insistette l'allodola, agitata. «Pensavo quasi di fondare un comitato di uccelli e animali pro-funghi, altrimenti qui ci deprederanno!»
«Ma no...» tagliò corto il gufo, che non ne poteva più e voleva solo dormire. «Grazie al cielo i funghi crescono di continuo quando è il loro tempo. Datti una calmata, che stai diventando più petulante di una ghiandaia!»
Piccata sul vivo da quel rimprovero, l’allodola volò via picchiando sopra la Campagnola, ma non prima di essersi tolta la soddisfazione di lasciare un bel ricordino proprio sul parabrezza.
La nonna azionò subito il tergicristallo, girandosi verso il nipote con un sorriso complice: «Che ti avevo detto, Tommaso? Il bosco è loro e lo so bene. Noi andiamo solo a prendere quello che ci serve per il sugo di domani, ma ne lasceremo in abbondanza per gli insetti e gli animali a cui piacciono. Prenderemo solo lo stretto necessario, perché il bosco non è certo una proprietà degli umani.»
Nella piccola radura, la nonna parcheggiò Carolina e decretò ufficialmente aperta la raccolta dei funghi.
«I pizzagialli» spiegò la nonna «adorano i terreni intorno ai lecci e ai castagni. Comincia a spostare le foglie quando le vedi belle umide. È facile che sotto ci trovi una bella macchia dorata, perché i pizzagialli amano la compagnia e nascono sempre in tanti nello stesso posto.»
Poi si fermò, inspirando profondamente: «Annusa l’aria, nipote! Vicino al terreno, i cercatori seri dicono che prima si sente l'odore e poi si vedono.»
«E che odore hanno, nonna? Ti ricordi che è la prima volta che mi porti con te a cercare funghi?» domandò Tommaso.
«L’odore è quello di un’albicocca molto matura. Ti entra nel naso, ma è dolcissimo e piacevole. Controlla bene, guarda sotto quel muschio! Sono come monete d’oro, non solo per il colore giallo acceso, ma perché li trovi tutti insieme dove meno te lo aspetti.»
Due rami secchi raccolti da terra si trasformarono subito nei loro bastoni cerca-funghi. Delicatamente, le foglie venivano sollevate e poi rimesse a posto. Tommaso, incuriosito, tentava con tutto se stesso di intercettare quel profumo di albicocca di cui parlava la nonna. Con calma, facendo attenzione a dove mettere i piedi, continuava la sua ricerca, scoprendo con sorpresa che sotto quella coltre marrone si nascondeva un intero universo.
«Nonna, ma è pieno di insetti!» esclamò il bambino a voce bassa. «Ogni foglia che sposto c’è qualcuno indaffarato.»
«Eh sì» sorrise la nonna, «è la vita in movimento. Lumachine, formiche dei boschi, e guarda lì... quei millepiedi che, se appena sfiori la foglia, si arrotolano su se stessi e sembrano una mini ciambellina.»
«È vero!» disse Tommaso, a occhi spalancati. «Sono strabiliato, nonna. Chi ci aveva mai pensato?»
«E pensa» aggiunse nonna Lella, «oltre a cibarsi e a portare le provviste nel nido come fanno le formiche, tutti quanti lavorano per rendere la terra fertile e far nascere i pizzagialli e gli altri funghi. Il bosco è vivo e vitale, e ogni singolo essere ha la sua funzione specifica.»
Tommaso si fece serio, riflettendo sulle parole della nonna: «Ma se troviamo i tuoi pizzagialli... non è che si rovina questo equilibrio? Stiamo per fare un danno al bosco?»
«Ma no! Quando li troveremo ti spiegherò il segreto per non fare danni» lo rassicurò lei.
Il tempo passava. Cominciavano a essere un po’ stanchi a forza di stare piegati e camminare tra i rovi che ogni tanto si impigliavano nei vestiti. La nonna raccomandava continuamente di non tirare per liberarsi, ma di staccare le spine una a una, altrimenti il buco nel tessuto sarebbe diventato enorme. Nonna Lella cominciava ormai a pensare di aver fatto un viaggio a vuoto e che i funghi non fossero ancora spuntati, quando un urlo improvviso di Tommaso la fece sobbalzare col cuore in gola.
Il bambino, tradito dagli stivaletti di gomma dell'Uomo Ragno su un cumulo di foglie bagnate, era andato a gambe all’aria. Per fortuna non si era fatto niente, ma la scivolata lo aveva scaraventato a pochissimi centimetri da un grosso “spinaio”, come lo chiamava la nonna: un fitto e intricato cespuglio di rovi selvatici. Bastava qualche millimetro più in là e ci avrebbe lasciato non solo i vestiti, ma anche un bel po' di pelle.
«Nonna corri! Svelta! Una caduta fortunata!» gridò Tommaso da terra, con la voce che tremava per l'eccitazione. «Ma non dovevano crescere sotto i lecci e i castagni? Corri, li ho trovati e sono tantissimi!»
La nonna si avvicinò di corsa e, non appena capì con uno sguardo che il nipote non si era fatto niente di male, scoppiò in una sonora risata: «Ah! Non riuscivamo a trovarli noi e così ci hanno trovati loro! Mi dispiace solo che sia servita la tua caduta... Senti tanto dolore?»
«Ma no, nonna, sono ferito solo nello spirito!» rispose Tommaso, massaggiandosi il sedere. «Sono caduto come un bambino piccolo.»
«Succede nel bosco, tranquillo. Le foglie umide fanno lo stesso effetto del sapone su un pavimento liscio» lo consolò lei, aiutandolo a rialzarsi.
Insieme, nonna e nipote cominciarono a sollevare il resto delle foglie umide. Sotto quel tappeto naturale c’erano decine di piccoli funghi gialli, lucidi e compatti, che sembravano attendere solo il loro arrivo.
«Passami il cestino di vimini» disse la nonna con gli occhi che brillavano. «Ora ti faccio vedere come si raccolgono, poi toccherà a te. Guarda bene: prendi i più grandicelli alla base e fai una leggera torsione con le dita, proprio come se girassi piano una chiave.»
Mentre parlava, la nonna mostrava il movimento al rallentatore per farsi seguire bene. Poi, tirato fuori il suo coltellino, raschiò con delicatezza la terra intorno al gambo, facendola cadere nello stesso identico punto da cui aveva staccato il fungo.
«Visto? Va girato e mai strappato» spiegò, rivelando il senso di quel rituale. «In questo modo le radici restano nel terreno e l'anno prossimo faranno nascere altri pizzagialli. E la terra che ripulisco e restituisco al bosco contiene le spore per le nuove nascite. Ecco la risposta alla domanda che mi facevi prima: non stiamo rubando ricchezza alla natura. Ne prendiamo solo una piccola parte. Il bosco è generoso e crea frutti anche per gli uomini; basta avere un po' di accortezza e potremo mantenere intatto questo dono per tanti anni ancora.»
«Capito!» esclamò Tommaso, entusiasta. «Sono pronto, posso iniziare a raccogliere io e tu li pulisci, nonna?»
«D'accordo, raccogli pure. Ma mi raccomando: fai attenzione, prendi solo quelli sani e più grandicelli.»
Tommaso si allungò verso la prima macchia dorata ma, proprio mentre stava per afferrare il gambo, un grosso ragno velocissimo gli passò sul dorso della mano. Il bambino cacciò un urlo, ritraendo il braccio di scatto.
«Tranquillo, tranquillo!» lo calmò subito la nonna. «È solo un ragnetto. Anzi, per la precisione è un ragno lupo. Lo chiamano così perché non tesse la ragnatela, ma caccia correndo a terra, sul pavimento del bosco. Fidati che si è spaventato molto più lui di te: a vedere la tua mano muoversi, gli sarà sembrata una roccia gigante che gli crollava addosso nel suo territorio di caccia. Chissà che spavento si è preso!»
Qualche metro più avanti, il ragno lupo, ancora scosso, cercava conforto parlando con un millepiedi che, vista la situazione, se l’era data a gambe levate pure lui.
«Che paura, compare mio!» si lamentò il ragno. «Ma hai visto quella cosa gigantesca? Mi stava per schiacciare proprio mentre ero a caccia di un po’ di sano cibo!»
«A chi lo dici!» lo confortò il millepiedi. «Altro che avvolgermi e fare la ciambellina... stavolta sono scappato da codardo! E poi erano pure armati di bastoni, fidati. Restiamo nascosti qui in mezzo ai rovi, che qui non ci vengono di sicuro.»
Quando la paura è comune, ci si dimentica persino di chi sia la preda e chi il predatore: così, vicini vicini, i due piccoli abitanti del sottobosco attesero sotto il tappeto di foglie che tutto tornasse alla normalità.
Intanto, alla radura, la nonna sollevò il carico: «Abbiamo un bel cestino di "monete" d’oro, nipote! Ora torniamo da Carolina e andiamo a casa. Lì li pulirò meglio: una bella spazzolata lungo le venature esterne per togliere ogni traccia di terra, una passata con una pezzetta umida per rifinire e poi subito all'aria fresca. Domani ci aspettano le tagliatelle fatte in casa con il sugo di pizzagialli per tutta la famiglia, e voglio che nel piatto si senta tutto il profumo del bosco!»
Poco più in alto, tra i rami, l’allodola continuava a osservare la scena e si rivolse a uno scoiattolo di passaggio: «Guarda quanti ne hanno presi! E vedrai che ne verranno altri a rubarci il cibo.»
«Ma quale cibo?» rispose lo scoiattolo, sgranocchiando qualcosa. «Tu mica li mangi i funghi! Io li ho assaggiati una volta per fame, ma grazie, preferisco di gran lunga le bacche e le nocciole. Su, via, non esagerare... e poi ultimamente sei diventata pignola e fastidiosa proprio come la ghiandaia!»
A sentire quelle parole l’allodola si innervosì, e non poco. Sentirsi paragonare a quell’impicciona della ghiandaia, a cui non sfuggiva mai un segreto, era un insulto inaccettabile per lei, la regina dell’alba e del primo sole! Era una vera mancanza di rispetto per chi cercava solo di difendere il bene comune. Così, sentendosi profondamente incompresa, volò via stizzita.
La nonna intanto mise in moto la Campagnola, che rispose con il suo consueto e vigoroso wroommmm, pronta a ripartire. Proprio in quel momento, però, dall’alto cadde qualcosa che colpì in pieno il parabrezza, allargandosi lentamente sul vetro.
«Quando non hai altri modi per sfogarti, qualcosa devi pur fare per dire la tua!» pensò l'allodola, allontanandosi fiera del suo tempismo.
Nonna Lella azionò il tergicristallo senza scomporsi. Poi mise la testa fuori dal finestrino e gridò un sincero «Grazie!» verso le fronde.
Rigirandosi verso Tommaso, gli sorrise: «Si ringrazia sempre, nipote, quando si riceve un dono. Madre Natura ama tutti e accoglie tutti, ma un pizzico di gentilezza che resta sospeso nell'aria la fa sempre un po' più contenta.»
"Datemi 4 parole vi racconto un'altra storia"
"Storia creata dall'autrice, immagini create con IA"
Commenti
Posta un commento