Nonna Sasina e il mistero del gomitolo rubato
«Pallino, tira fuori quel gomitolo!» gridò nonna Sasina.
«Nonna, dai, povero Pallino! Quante storie per un gomitolo... Ne hai a centinaia per fare i tuoi lavori all’uncinetto!» intervenne il nipote.
«Paolo, non intervenire. Questa è una questione tra me e quel gatto impertinente! Appena la sera mi alzo dalla poltrona, fa di tutto per rubarmi un gomitolo dal cesto. Ma questa volta, parola mia, seguirò il filo proprio come Teseo. Non credo che troverò facilmente l’uscita, ma se mi accompagni capirai. Non è il primo che mi ruba, anzi, diciamo che questo è il quinto! E sceglie sempre quelli di lana più morbida...»
La nonna continuò decisa: «Preparo una trappola. Al prossimo giro lo seguo. Non è che questa casa sia un castello o il giardino un parco nazionale americano!»
Nonna Sasina era sul piede di guerra, pensò Paolo. Capì che era meglio starle alla larga, ma la curiosità di scoprire come sarebbe finita lo convinse a restare a cena e a dormire da lei, pur di assistere al misterioso furto del gomitolo da parte di Pallino.
«Grazie nonna, la cena era ottima» disse Paolo a fine serata.
«Non preoccuparti» rispose lei con un sorriso furbo, «il dopocena sarà ancora migliore».
Mentre la televisione andava da sola e Paolo seguiva un gioco sul cellulare, la nonna studiava lo schema del disegno che stava realizzando all'uncinetto. Praticamente la TV serviva solo a riempire il silenzio, con il telecomando sempre a portata di mano: la nonna, infatti, non sopportava che si urlasse dentro casa sua, nemmeno dallo schermo.
Nel frattempo, Pallino non si era fatto vedere. Era indaffarato a fare avanti e indietro con il giardino. La sera adorava scambiare due chiacchiere con la civetta che si appollaiava sul grande pino ai margini della proprietà. Il gatto saliva silenzioso e si sistemava sul ramo vicino; la loro era una strana amicizia, eppure da qualche tempo era diventata irrinunciabile per entrambi.
«Ha capito qualcosa la vecchia signora?» chiese la civetta.
Pallino fece un leggero sospiro: «Se ne è accorta, ma non ha le prove che quei gomitoli li abbia presi davvero io».
«Beh» disse la civetta, «devi alzare la guardia. Se ti scopre sei nei guai. Però un altro paio di gomitoli ci farebbero comodo... Se ne nascono più di due, servirà più spazio morbido per farli stare comodi».
«Secondo te quando nasceranno? Quanto tempo ho?» domandò il gatto, preoccupato.
«Non sono un’esperta di nascite a quattro zampe» rispose la civetta, «ma un giorno ho sentito la vecchia signora dire una frase in proposito, una specie di racconto che faceva al nipote...»
«E cosa raccontava?» chiese Pallino, improvvisamente interessato.
«Fammi ricordare... Già capire gli umani è una faticata, dovrebbero darci un traduttore simultaneo, visto che non sono mai chiari! E poi la vecchia signora, quando attacca, fa sempre dei discorsi lunghissimi».
«Non dirlo a me, che me la devo sorbire ogni giorno!» sbuffò Pallino. «Però mi vuole bene e la sopporto. Dai, cerca di ricordare...»
«Se non ricordo male, mi sembra che abbia detto un paio di mesi» riferì la civetta.
«Oh, mamma gatta!» esclamò Pallino. «Allora ho davvero poco tempo!»
Nel frattempo, in casa, Paolo era a metà del suo gioco al cellulare e la nonna era arrivata al ventesimo giro del suo disegno all'uncinetto. La serata proseguiva tranquilla. Con mossa strategica, la nonna prese il gomitolo più morbido che aveva e lo appoggiò sul tavolino da caffè, proprio sull'angolo. Sembrava un normale gomitolo, soffice e molto lanoso, ma la vecchia signora ci aveva nascosto dentro un piccolo campanellino: sperava che, se anche avesse perso di vista Pallino, quel suono l’avrebbe guidata. Aveva preparato la trappola e ora attendeva che la serata volgesse al termine. Niente pantofole per lei quella sera, ma scarpe comode ai piedi e una torcia a portata di mano, pronta a seguire il gatto ovunque andasse.
La civetta lanciò un paio di «Uhh... uhhhh...» per avvisare che la notte era ormai fonda, che lei controllava dall'alto e per esortare il felino: «Pallino, devi andare! Vedo la finestra della camera della vecchia signora illuminata, si prepara ad andare a letto».
A Pallino bastò un secondo: agguantò il gomitolo, lo addentò con decisione e, con un balzo felino giù dalla finestra, scomparve nella notte.
La cosa fu così rapida che la nonna non ebbe nemmeno il tempo di dire «A!». Pallino era svanito, ma non il suono del campanellino: dlin, dlin, dlin...
In un attimo, nonna e nipote si fiondarono in giardino. Quei pochi dlin dlin rimasti nell'aria li guidarono verso la casetta degli attrezzi, dove la nonna teneva i vecchi vasi, il terriccio buono e il concime. «Chissà perché porta i gomitoli proprio là dentro...» si chiese la nonna, ma decise che avrebbe controllato l'indomani. Ormai faceva troppo buio e quel continuo «Uhh... uhhhh... u... u... u...» della civetta le metteva una certa angoscia; si ricordò di un vecchio detto secondo cui, se la senti cantare troppo vicina, c'è qualche disgrazia in arrivo. Le vecchie credenze popolari sono solo modi di dire, certo, ma meglio non sfidare la sorte.
Pallino respirò a fondo dal suo nascondiglio. Aveva corso un bel rischio. Uscì quatto quatto dal magazzino e corse dritto verso il bosco: era riuscito a depistare la nonna, ma il tempo stringeva e lui doveva darsi da fare.
Il mattino seguente, la nonna era già operativa: «Paolo, su, se vuoi venire con me dobbiamo cercare nel magazzino degli attrezzi!» disse al nipote, prontissima per la caccia al tesoro.
Dopo aver ribaltato la casetta, però, rimase delusa: «Niente, non c’è niente. Ho guardato ovunque, Pallino si è preso gioco di me! Chissà dove ha nascosto i miei gomitoli...».
In quel preciso momento, nel bosco, un vecchio tronco cavo accoglieva un altro soffice e caldo gomitolo. I grandi occhi di una gattina grigia, con un gran pancione, guardarono Pallino con infinito amore. Lillina era scappata dalla casa in cui viveva comoda e serena non appena aveva sentito i suoi padroni fare dei piani terribili: «Ci dobbiamo liberare di quel fagotto ingombrante e portare la gatta a sterilizzare, dovevamo farlo prima!». Gli umani stavano progettando la sua vita senza alcun rispetto per i suoi piccoli. Lillina, spaventata, era fuggita e per caso aveva incontrato Pallino in una sera in cui non sapeva dove andare, trovando in lui un vero amico.
Non era il massimo come sistemazione, quel vecchio albero cavo, ma i gomitoli di lana sistemati sopra un letto di foglie asciutte avrebbero creato il posto più accogliente del mondo per i cuccioli in arrivo.
Dall'alto, la ghiandaia, alla quale non sfuggiva mai nulla, avvertì gli altri animali del bosco che il nido era pronto. «Ottimo lavoro, gatto!» commentò la ghiandaia. «Comincio quasi a ricredermi su di voi felini. Non siete capaci solo di dormire e cacciare, incredibile, avete anche un cuore!»
Intanto, il bosco si svegliava: il picchio verde faceva colazione picchiando forte con il becco sul tronco, l’allodola volava alta salutando il nuovo giorno, la volpe iniziava la sua perlustrazione a caccia di cibo e la lepre correva nel prato, veloce come una scheggia. Tutto era finalmente pronto per accogliere i nuovi abitanti della foresta.
A casa, Pallino rientrò sornione. La nonna lo guardò dritto negli occhi: «Vorrei tanto sapere a cosa ti servono i miei gomitoli... Sei troppo furbo, tu! Ma sappi che quello che hai preso ieri era l’ultimo. Prima o poi scoprirò cosa ci hai fatto, parola mia!»
Poco dopo Paolo prese lo zaino e andò a scuola. Tutto faceva pensare a una normale giornata quotidiana e l'unico mistero irrisolto restava quello dei gomitoli scomparsi. Ma nel bosco, il mistero non era affatto tale.
La ghiandaia scese di qualche ramo. Aveva bisogno di vedere bene cosa stesse succedendo dentro il tronco cavo: mica poteva rischiare di dare la notizia in ritardo, ne andava del suo orgoglio personale!
Quando Pallino raggiunse di corsa il bosco, la ghiandaia volò verso di lui e sentenziò: «Secondo me ci siamo, stanno per nascere!».
Al gatto venne un'ansia tremenda. Aveva portato con sé un pezzetto di petto di pollo morbido, avanzato dalla preparazione del pranzo della nonna, per darlo alla sua amica, ma ora non sapeva più che fare. «Attendi qui» lo ammonì la ghiandaia, «e non mangiarti la carne! Alla tua amica servirà per riprendere le forze dopo il parto».
Pallino iniziò a fare avanti e indietro, indietro e avanti. «Meglio farsi le unghie sulla corteccia» pensò, in piena crisi ansiosa. «Forse così mi calmo». All'improvviso, dal tronco si levò uno strano rumore: un leggero miagolio, quasi impercettibile. Poi un altro. E poi un altro ancora.
La ghiandaia, trasformandosi in un vero e proprio megafono del bosco, spiegò le ali, cominciò a volare alta e a gridare a squarciagola: «Sono nati! Sono nati! Non ho ancora il numero preciso, ma sono nati!»
La civetta, svegliata di soprassalto da tutto quel baccano, tirò un profondo sospiro di sollievo.
Pallino sapeva bene che le mamme gatte non amano essere disturbate quando mettono al mondo i cuccioli. «Ma Lillina è sola...» si disse per farsi coraggio, e con delicatezza infilò la testa nell’albero cavo.
«Ohhh, che meraviglia di cuccioli! Lillina, sono bellissimi!» sussurrò. La giovane gattina, sfinita dalla fatica del parto, accettò con gratitudine il pezzetto di carne che il suo amico le aveva portato. Poi, si addormentò sfinita, tenendo i suoi piccoli al caldo in mezzo a quel morbido nido di gomitoli di lana.
Subito dopo, Pallino corse ai piedi del grande pino dalla civetta: «Serve un piano, e serve urgente! Dobbiamo aiutare Lillina e i suoi tre cuccioli. Non potranno restare a lungo nel bosco, sono in pericolo. E poi arriverà l’inverno, la pioggia... Io non posso portarle il cibo per sempre, e lei non può lasciare i piccoli da soli. L’albero cavo non è un gran nascondiglio, serve un posto più sicuro!»
La civetta rifletté un attimo, poi chiese: «Ma secondo te, la tua umana è affidabile? O anche lei odia i cuccioli?»
«Non credo proprio, è una brava umana» rispose pronto il gatto. «L’ho vista curare pulcini, conigli...»
«Bene!» sentenziò la civetta. «Allora ruba un altro gomitolo, ma stavolta fallo di giorno. Fatti seguire, vai piano e vedremo come reagirà alla vista della mamma e dei cuccioli. Poi decideremo il da farsi».
Nel frattempo, in casa, la nonna stava riordinando: «Paolo, per favore, tieni d’occhio Pallino mentre io lavo i piatti. Lo vedo strano da stamattina: gira per casa e fissa il cesto dei gomitoli con troppa insistenza...»
La nonna prese la caffettiera per prepararsi un caffè, ma non fece in tempo nemmeno a svitare la moka che Pallino, con un balzo, agguantò un bel gomitolo e filò via, dritto fuori dalla porta.
«E me lo sentivo!» esclamò la vecchia signora. Corse — si fa per dire — dietro al gatto, mentre Paolo lanciava il telefono sul divano e scattava all'inseguimento.
«Ma guarda te!» sbuffò la nonna, affannata. «Non va mica verso il magazzino... Sta tagliando il prato verso il bosco!»
Pallino correva, poi rallentava, poi ripartiva veloce: faceva di tutto per farsi seguire senza dare troppo a vedere che fosse un piano intenzionale. Dopo un gioco di sguardi e inseguimenti durato una decina di minuti, arrivarono finalmente a destinazione.
Nel tronco cavo, Lillina sonnecchiava mentre allattava i cuccioli. All'improvviso si trovò il muso di Pallino proprio accanto al suo. «Niente paura, amica mia» le sussurrò il gatto per tranquillizzarla. «Se io e la civetta abbiamo ragione, non avrai nulla da temere per i tuoi piccoli. Se invece mi sono sbagliato sarà un bel problema... Ma tu hai un disperato bisogno di un posto sicuro».
«Eccoti qui, mascalzone mio! Dove hai messo il mio gomi...» La nonna non riuscì a finire la parola, perché la scena che le si parò davanti agli occhi era semplicemente troppo tenera e meravigliosa per aggiungere altro.
«E io che ti credevo un gatto dispettoso... Invece hai messo su famiglia! Ma guarda te!» esclamò la nonna, commossa.
Lillina e Pallino attendevano immobili, con un briciolo di speranza ma anche con tanta paura per le decisioni che la vecchia signora avrebbe preso.
La nonna, però, non perse tempo: «Paolo, non stare lì impalato!» disse al nipote. «Dobbiamo prenderci cura di loro. Corri a casa, prendi un po’ di carne macinata dal frigorifero, un po’ di crocchette e una ciotola con dell’acqua!»
Poi si voltò verso il suo gatto e, accarezzandolo, gli sussurrò: «Pallino mio, per ora è meglio non spostare i cuccioli, sono ancora troppo piccoli. Tu bada a loro e tieni lontani i pericoli. Io verrò qui tutti i giorni a portare il cibo. Quando saranno più grandi, mamma gatta e i piccoli verranno a vivere nel mio giardino. Ma da oggi, per favore, smetti di rubarmi i gomitoli!» e scoppiò in una sonora risata piena di gioia.
Il vecchio detto secondo cui chi trova un vero amico non ha nulla da temere funziona sempre, sia tra gli umani che nel mondo degli animali.
"Datemi quattro parole e vi racconto un'altra storia!"
"Storia creata dalla mente dell'autrice, immagini create con IA"
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